• Iran: dove tutti si chiamano

di Davood Abbasi

Mohammad Taha Eghdami, e' il nome del bambino di quattro anni che sabato scorso, ha perso la vita ad Ahvaz, nel sud-ovest dell'Iran, colpito dalle pallottole sparate da un gruppo di terroristi, che ha aperto il fuoco sulla folla che stava assistendo alla parata militare.

Negli anni '80, quando un ragazzo iraniano, Hossein Fahmide', si getto' sotto un carro armato iracheno con una granata, per impedire l'avanzata nemica, l'ayatollah Khomeini dichiaro' che il leader e la guida di tutti gli iraniani era proprio quel ragazzo, che aveva dato la vita, per difendere la patria.

Taha ha raggiunto il martirio a 4 anni; e' un martire, perche' ha perso la vita celebrando il suo paese, la sua nazione, l'indipendenza del suo popolo.

E' incredibile la similitudine tra la storia di Hossein, Taha e tanti altri giovani e bambini iraniani da una parte e un personaggio come la piccola Vedetta Lombarda, descritta ad arte dal De Amicis.  

La storia di oggi dell'Iran, che questo febbraio ricordera' il 40esimo anniversario della sua liberazione dalla monarchia e di fatto dalla colonizzazione straniera, e' una storia che gli italiani possono sicuramente comprendere.

Nel 1979, gli eredi dell'antica Persia, decisero di creare una Repubblica basata sulla loro tradizione, la loro cultura, la loro fede; una Repubblica che non temeva ne l'URSS e nemmeno gli USA, che nel '79 condanno' l'occupazione sovietica dell'Afghanistan, e pochi mesi dopo occupo' l'ambasciata statunitense perche' essa stava progettando un golpe contro lo Stato.

Da quel giorno, questo paese potente, forte di una cultura millenaria, ricco di risorse, sia per quanto riguarda il sottosuolo, sia in termini di forze umane, ha cercato la sua via di mezzo tra il progresso e la tradizione.

Oggi l'Iran e' il paese islamico piu' progredito, la 14esima potenza scientifica mondiale, la 18esima economia mondiale, un produttore di tutto, un paese che desidera ed ama la scienza ed il progresso e che pero' non vuole sacrificare la sua cultura nazionale e la sua indipendenza.

Dal 1979 le potenze mondiali, hanno cercato di fermare il corso di questa nazione; tanti Taha sono morti negli anni '80 per respingere l'attacco folle di Saddam, che non era un attacco "iracheno" contro l'Iran, ma per lo piu' l'aggressione di un fantoccio delle potenze contro Teheran. Anche dopo la guerra due generazioni di iraniani hanno sofferto ed hanno sempre dovuto subire discriminazioni disumane, per vie delle sanzioni statunitensi.

Sanzioni che non permettono nel paese l'arrivo di pezzi di ricambio per gli aerei, che fanno mancare le medicine ai malati, che hanno fatto si che ai mondiali di calcio di Russia 2018, i giocatori dell'Iran avessero problemi anche a procurarsi le scarpe.

Nonostante cio', l'arte, la cultura, l'amore per la scienza, e un'interpretazione moderata e progressista dell'Islam, hanno resto sempre piu' influente l'Iran nella sua regione.

Oggi le frontiere culturali dell'Iran sono ben al di la' dei suoi confini geografici; in Libano, Siria, Yemen, Bahrain, Iraq e persino paesi a maggioranza sunnita come il Qatar, la Turchia o l'Oman, e persino in nazioni cristiane come l'Armenia, l'Iran e' sempre piu' amato e rispettato, proprio per aver dimostrato la sua volonta' di diffondere pace, stabilita' e benessere economico per tutti.

Una prova inconfutabile di civilta', l'Iran, l'ha data nel 2015, quando ha risolto con un accordo internazionalmente riconosciuto ed ammirato, il contenzioso creato pretestuosamente da certe nazioni attorno al suo programma nucleare.

In questi mesi un presidente che il mondo conosce ormai molto bene, ha stabilito contro l'Iran le sanzioni piu' dure della storia. Nonostante il rispetto delle leggi da parte dell'Iran, si ostina nel colpire questo paese, e secondo le prove trovate dall'intelligence iraniana, ha persino finanziato azioni terroristiche contro il popolo iraniano.

L'errore di questo signore e di coloro che lo seguono, e' che credono di poter sconfiggere un popolo intero, una nazione che vive felice, che non ha perso la gioia della vita, che e' brillante nel cinema, nello sport, nella scienza, nella musica e che costituisce una parte della civilta' mondiale che non puo' essere cancellata o ignorata in nessun modo.

Taha aveva 4 anni ed ha dato la sua vita per il suo paese.

Se qualcuno, dall'altra parte dell'Oceano Atlantico o dall'altra parte del Golfo Persico, credeva che con la sua morte gli iraniani si sarebbero fatti intimidire, deve essersi sbagliato; in questo autunno, in Iran, tutti si chiamano Taha.

E tutti, sono consapevoli, che il buon senso vincera' ancora una volta e che il futuro, per l'Iran, sara' ancor piu' luminoso di oggi.  

 

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Sep 25, 2018 14:00 Europe/Rome
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