Mar 14, 2019 09:43 Europe/Rome
  • Il caravanserraglio di Zineddin: una perla sulla via della seta

Sull’autostrada che conduce Yazd, città dell’Iran centrale, alle contrade dell’est che si avvicinano al confine col Pakistan, vi è un caravanserraglio che grazie ad un gruppo di nomadi beluci è stato riarredato e che oggi è una meta irresistibile per i tanti viaggiatori europei vogliono rivivere la magia della via della seta.

È uno dei 999 caravanserragli che la dinastia seicentesca dei Safavidi costruì in Iran; il monarca Scià Abbas I, firmò all’interno di esso un accordo di pace con il governatore del Kerman, Ganj Alì Khan agli inizi del diciassettesimo secolo.

Come decine di caravanserragli abbandonati, che oggi si vedono nel territorio iraniano e che non vengono valorizzati per evidente mancanza di fondi (il governo di Teheran è alle prese con una crisi economica innescata dalle sanzioni Trump), anche il caravanserraglio di Zineddin, fino a 14 anni fa, era abbandonato e sorgeva nel bel mezzo del deserto, ad una sessantina di chilometri da Yazd, circondato dal nulla.

Un gruppo di nomadi beluci di Zahedan, città dell’est dell’Iran, che si era spinta da queste parti, quando vide che il fantastico caravanserraglio veniva usato come ovile per le pecore dai pastori erranti, decise di rimetterlo a posto.

Secondo gli esperti, è il caravanserraglio più bello dell’Iran; la pianta è circolare, con delle torri alte, mura in mattoni che resistevano agli assalti dei briganti.

La magia inizia quando si entra dalla porta di legno, che ha dietro una chiusa dello stesso materiale, giunti al centro della costruzione, il Bar Andaz, ossia la piattaforma che serviva per caricare le merci sulle bestie. Tappeti rozzi ma dai fulgidi colori come il rosso ed il blu, appesi sulle pareti, lampade di terracotta, teste di volpe e corna di cervo sulle pareti.

Le camere, allestite oggi per il pernottamento dei visitatori, per lo più stranieri, presentano modesti materassini stesi sui tappeti; nella sala comune, la cena è il riso con le amarene (cibo tradizionale dei nomadi beluci), insieme al pollo, mentre al riso con lo zafferano si possono abbinare il sugo a base di zucchine e quello con pomodori e melanzane; il te’ si consuma con il gelso secco, o con le zollette di zucchero.

Non c’è tv, non c’è wifi e nemmeno campo per il cellulare; c’è solo il backgammon, il gioco inventato dai babilonesi, alcune signore osservano i vestiti da donna messi in vendita, ma la vera attrazione, che si osserva dal tetto del caravanserraglio è il tramonto.

Quando il disco rosso cosparge del colore dello zafferano il cielo e la distesa del deserto, alla sorgente che si vede dal tetto del caravanserraglio vengono a bere gli animali: cervi e gazzelle; alle dieci di notte le porte del caravanserraglio vengono chiuse e davanti ed intorno ad esso vengono liberati i cani; la zona è frequentata da caracal, iene, e persino ghepardi.

Sulle montagne dinanzi al caravanserraglio si vede la neve ed al calar della sera, dal tetto, inizia la festa degli astri; in ogni centimetro quadrato del cielo, una moltitudine di stelle che spinge fino ad esso gli astronomi, che con i loro telescopi e laser raccontano ai visitatori le leggende che greci, romani e persiani s’inventarono per giustificare le posizioni delle costellazioni.

Anche il cielo, come il caravanserraglio, è un’immagine del passato; la luce che si vede delle stelle, è partita centinaia di migliaia di anni fa.

Muhammad, il bambino di 5 anni di uno dei beluci, una volta ha inseguito un ghepardo col fucile del papà in mano, e si vede ancora nel volto del padre l’angoscia, quando racconta il fatto, visto che lui aveva assistito alla scena dal tetto del caravanserraglio; coraggioso lui come il padre, che ha restaurato e rimesso in sesto questa perla sulla via della seta.

Fonte: AGI

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