TEHERAN (PARSTODAY)- Stefano Fabei, docente dell'Istituto di istruzione superiore Giordano Bruno di Perugia e studioso storico italiano e' stato intervistato dalla nostra Redazione.

Con Fabei abbiamo parlato del nuovo libro scritto da lui e dal giornalista Fabio Polese sul Movimento di Resistenza Islamica libaneser Hezbollah.

Come definisce lei le politiche e i discorsi dell’imām Khamenei? Sprattutto per quanto riguarda la politica internazionale e il suo approccio con le cosiddette potenze mondiali?

 

Quando, subito dopo la morte dell’ayatollah Khomeini, nel giugno del 1989, il ruolo di Guida suprema della Repubblica islamica fu assunto da Khamenei, la scelta non fu casuale. Khamenei era una figura chiave nella Rivoluzione iraniana e un intimo consigliere dell’Imām, di cui da tempo era un fedele seguace. Membro del Consiglio della Rivoluzione, tra i fondatori del Partito della Repubblica Islamica, ricoprì importanti ruoli direttivi nella vita del nuovo Iran e all’interno delle sue strutture politico-religiose. Acquistò via via un crescente prestigio svolgendo compiti di rilievo nell’organizzazione dei Pasdaran e come Guida delle Preghiera del venerdì a Teheran. Nel giugno del 1981, Khamenei scampò miracolosamente a un attentato terroristico e fu gravemente ferito in modo permanente. Insieme ad altri meriti acquisiti durante la rivoluzione, questo drammatico evento giovò alla sua reputazione e fu ritenuto un «martire vivente». Nel 1981, dopo l’assassinio di Muhammad Ali Rajai, e durante la guerra Iran-Iraq, Khamenei fu eletto Presidente dell’Iran con la stragrande maggioranza dei voti alle Elezioni presidenziali iraniane dell'ottobre 1981 e divenne il primo religioso a ricoprire la carica. Fu rieletto per il secondo mandato nel 1985. La fedeltà al messaggio e ai programmi del fondatore della Repubblica islamica e gli incarichi ricoperti nei primi dieci anni di vita di quest’ultima, contribuirono a mio giudizio in modo determinante all’acquisizione del titolo di Guida suprema. In Occidente, nel corso degli anni, è stato dai mass-media rappresentato di volta in volta come un intransigente, un moderato, un conservatore o un riformista. Al di là di queste definizioni, spesso date senza una conoscenza profonda della realtà iraniana, e non di rado con faziosità, credo che il merito di Khamenei sia stato quello di difensore della repubblica fondata dal suo maestro, l’imām Khomeini, e un interprete fedele del principio del wilāyat-e faqīh, del governo del giurisperito. Ha svolto anche una costante opera di mediazione tra le correnti nell’interesse della Repubblica islamica iraniana. Tutto questo è continuamente emerso dal 1989 non soltanto nella sua attività, ma anche dai suoi discorsi, con i quali ha difeso e continua a difendere, l’Iran dai suoi nemici, dal terrorismo e dai complotti degli Stati Uniti e dei loro alleati, mediorientali e non solo.

La Rivoluzione islamica, al di là della sua specificità nazionale, iraniana, e islamica, sciita, ha fin dalle origini individuato quelli che erano i nemici, i due imperialismi dell’Oriente e dell’Occidente, il comunismo e il capitalismo, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica, oltre ai loro alleati ed agenti. La difesa degli oppressi e dei diseredati ha costituito un punto di primaria importanza nel pensiero di Khomeini e di Khamenei. Questo principio ideale si è tradotto in pratica politica ed è evidente nel sostegno alla lotta di liberazione dei popoli. L’Iran guidato da Khamenei combatte contro il terrorismo che ha distrutto e continua a distruggere Paesi come la Siria, che affligge Stati come lo Yemen e l’Iraq. Il sostegno a Hezbollah e alla Resistenza islamica in Libano è determinato, non solo dal fatto che il Partito di Dio è un partito sciita, ma anche e soprattutto dalla volontà di sradicare i terroristi utilizzati dalle potenze internazionali e regionali per realizzare i loro progetti volti a frammentare la regione e a eliminare il fronte della Resistenza cui guardano anche i palestinesi.

 

Qanto è conosciuta tra i popoli europei e in particolare i giovani la persona e le linee politiche della Guida suprema, ayatollah Khamenei?

 

Per quanto riguarda l’Italia, tra i giovani − e purtroppo non soltanto tra questi – l’ignoranza riguardo l’ayatollah Khamenei, così come la Repubblica islamica e il suo fondatore, Khomeini, è notevole. Spesso gli studenti sanno a malapena dare una definizione corretta di Islam. La colpa è da attribuirsi soprattutto a una cattiva informazione che, insieme a una certa islamofobia oggi dilagante in Occidente, pregiudica la conoscenza di una religione e di una civiltà, quella islamica, cui l’Europa deve molto sotto diversi profili. In Europa, a quanto mi risulta, le cose non stanno in modo diverso. In sintesi, ignoranza e pregiudizi contribuiscono a diffondere un’immagine falsa dell’Islam

 

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Mar 14, 2017 11:44 Europe/Rome
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