Sep 10, 2019 07:57 Europe/Rome
  • Ashura: la Via del Sacrificio (1a p.)

Parlare dell’Imam Husayn (AS) e del suo sacrificio eccelso sembrerebbe poter dar adito a due opposti inconvenienti: da un lato, il rischio di essere ripetitivi, banalizzando con frivoli artifici retorici la sostanza squisitamente spirituale della sua vicenda terrena;

e dall’altro canto, l’immensità stessa della sua figura potrebbe lasciare sbigottiti e senza parole, incapaci di trarne e darne alcunché a chicchessia.

Ma a ben vedere, non ci sembra che questi due rischi si possano inverare per chi si accosti con purità di cuore alla figura e alla vicenda dell’Imam: nessuna banalizzazione è possibile al cospetto di chi sfugge incondizionatamente ad ogni banalità; e nessun vuoto di parola, sia pur nell’insufficienza della parola stessa, nei confronti di chi, nella sua ampiezza ed esaltazione di Uomo Universale, può sempre offrire spunti molteplici e svariati, forieri delle più diverse e proficue applicazioni.

 

Dice un antico proverbio persiano, che al di là di Abadan non ci sono più villaggi, ma c’è solo il mare; ed al di là del mare non c’è che l’oceano. Al di là delle scienze formali vi è la scienza diretta ed intuitiva, la visione irfanica propria alle genti della conoscenza, agli iniziati ai segreti degli eletti di Dio, dei Suoi Inviati e dei Suoi Imam, ai loro seguaci per eccellenza e per antonomasia; ma questa conoscenza s’annichila e si estingue nell’oceano luminoso della conoscenza e della sostanza profetica ed imamica, che a sua volta s’estingue in quell’Essenza inattingibile di Dio di cui essa proclama la propria servitù assoluta: “Luce su luce” che “rifulge nelle case che Iddio ha permesso d’innalzare, in cui il Suo Nome…è glorificato da uomini che…nulla distrae dal Suo ricordo, dalla preghiera e dalla decima” (XXIV, 35-37), quelle stesse Genti della Casa di cui Iddio ha voluto la purità (XXXIII, 33), quegli stessi che pagano la decima prosternandosi, di cui Iddio ha voluto fare le guide degli uomini (V, 55). L’Imam Husayn (A) è dunque uno degli oceani che si estinguono nell’oceano degli oceani dell’Essenza Divina. Innumerevoli saranno dunque gli aspetti della sua luce vivida che rifulgono nella sua vicenda terrena e nella sua figura, esemplari come quelle di tutti gli Approssimati, di tutti gli Intimi di Dio.

Ora, almeno una volta il Sacro Corano è esplicito a proposito della sua persona. Non ci riferiamo qui alle possibilità dei sensi letterali concomitanti, a quello che gli esegeti hanno definito lo “scorrere” del Libro Sacro dal significato letterale più immediato, a prescindere dai sensi interiori, esoterici, ad essi sovraordinati, e dal suo “Tawil”, dalla sua interpretazione finale e superna che è presso Dio, il “Libro Nascosto” a cui hanno accesso solo i Puri (LVI, 78-79). Giacché è chiaro che in tal senso, come ci dicono le tradizioni delle Genti della Casa, “il Corano parla di noi”; intendiamo invece qui riferirci al senso e alla possibilità immediata del discorso. Per quel che riguarda la persona di Husayn (A), questo significato è ravvisabile in quell’espressione “i nostri figli” che compare nel celebre versetto della “mubahala”, dell’ordalia (III, 61). Hasan (As) ed Husayn (As) dunque, figli dello stesso Muhammad (Saw) in quanto figli di ‘Ali (As) e di Fatima (SA), figli di “noi stessi” e delle “nostre donne”, di quei medesimi che comparvero anch’essi attorno al Nobile Profeta a manifestare la Gloria di Dio.

Se dunque ‘Ali (Aa) e Fatima (SA) appartengono in un certo qual senso, immediatamente, come chiariscono alcuni Hadith, alla sostanza del Profeta, dato che ‘Ali (As) e Muhammad (S) sono stati creati dalla stessa luce, e che la donna primordiale è parte della sostanza dell’uomo archetipico, dell’Uomo Universale, il cui fulgore assume la figura di Muhammad (Saw), di ‘Ali (As), di Fatima (A) e dei loro discendenti della sequela imamica; sarà può vero che Hasan (As) ed Husayn (As) sono a questa stregua i primi due anelli dell’aurea catena che configura e determina ulteriormente il fulgore della luce muhammadica. Potremo anche dire, sempre appoggiandoci agli hadith sui nomi di Dio menzionati nel Sacro Corano, i quali attestano la loro identità con le Genti della Casa, che il Nome sintetico primordiale è nel contempo sintesi e dettaglio, e si sigilla nella persona di Muhammad (S), donde procede ad articolarsi in quelle di ‘Ali (A) e di Fatima (A): Gloria, Bellezza e Celsitudine, ovvero Maestà e Bellezza che procedono intimamente nella Gloria e dalla Gloria dell’Altissimo; da questo nome sintetico, procedono a loro volta i due nomi onnicomprensivi della Misericordia Divina, Nome di Dio Misericordioso che è Gloria di Dio Misericordioso, ar-rahmani ar-rahim, come recita l’inizio stesso della sura Aprente, la sura della Lode, al-Hamd: la Lode e la Gloria sono nomi onnicomprensivi, primordiali e sintetici di Dio al pari della Sua Misericordia, di quel Dio “il cui Nome è glorificato da uomini che nulla distrae dal Suo ricordo”; uomini che sono appunto la sua stessa Gloria e Misericordia, il Suo duplice Nome di Misericordioso, ar-rahmani, ar-rahim.

Fonte: http://islamshia.org/la-via-del-sacrificio-2/

 

 

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