Al contrario di tutte le prospettive sugli esiti della consultazione di oggi, la Corte Costituzionale dopo quasi un’ora e mezza di udienza a porte chiuse, ha rifiutato la proposta di Cgil su un referendum sull’articolo 18.

La Confederazione generale Italiana del Lavoro aveva raccolto 3,3 milioni di firme per dare avvio a tre referendum abrogativi che riguardavano: le modifiche all’articolo 18 sui licenziamenti illegittimi contenute nel Jobs Act, le norme sui voucher e il lavoro accessorio e le limitazioni introdotte sulla responsabilità solidale in materia di appalti. Di questi tre quesiti, la Consulta ha dato il via libera solo agli ultimi due ed ha preferito tenere intatto le riforme all’articolo 18 regalateci dal governo Renzi.

La disposizione renziana contenuta nel Jobs Act rimarrà in vigore. La legge consiste sul diritto al reintegro del lavoratore esclusivamente con un'indennità di natura risarcitoria in caso del licenziamento illegittimo che si applica ai contratti di lavoro stipulati a partire dal 7 marzo 2015 e non riguarda gli statali. E il quesito tenutosi inammissibile, invece, puntava ad abrogare queste modifiche allo statuto dei lavoratori ed a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. In particolare, la Cgil chiedeva che fosse ripristinata e ampliata la “tutela reintegratoria nel posto di lavoro invece di licenziamento illegittimo”, estendendola a tutte le aziende con oltre 5 dipendenti, contro il tetto di 15 dipendenti del vecchio articolo 18.

Ora la Confederazione si concentra, più che altro, sui due referendum ammessi dalla Consulta e vara la campagna elettorale per ottenere i due sì dei cittadini sui voucher e sui appalti e ogni giorno chiederà al governo di fissare la data in cui si vota, lo riferisce Susanna Camusso, segretario generale della Cgil, in conferenza stampa. Sul tema dell'articolo 18 la Cgil farà ricorso alla Corte Europea, ha aggiunto il segretario Camusso.

La consultazione referendaria, secondo quanto prevede la legge, dovrà svolgersi tra il 15 aprile e il 15 giugno prossimi. Salvo, però, elezioni anticipate: in questo caso, la legge (articolo 34 della legge 352 del 1970, che regola l'iter referendario) prevede che i referendum abrogativi che hanno avuto il via libera dalla Cassazione e dalla Corte Costituzionale vengano 'congelati' fino all'anno successivo.

In merito ai voucher, invece, il presidente dell’Inps, Tito Boeri, conferma l’evidente abuso per le prestazioni temporanee e accessorie e ammette che i voucher siano stati utilizzati per finalità molto differenti da quelle che il legislatore si era proposto, ma lui non riesce a circoscrivere i loro principali utilizzatori che si sono aumentati del 27 mila percento. Il rappresentante dell’Inps rifiuta comunque la soluzione di cancellarli completamente: “serve qualche correttivo”. Mentre la Cgil insiste sempre sul rimuovere questo sistema di retribuzione che è stato sostituito ai contratti di lavoro a breve termine. “Uno strumento malato è uno strumento malato – commenta Camusso – bisogna avere il coraggio di azzerarlo”. Quindi ora dopo il sì della Corte al voto su voucher, il governo deve impegnarsi per un provvedimento che intervenga sulla normativa preesistente rispetto al fatto di far funzionare la tracciabilità formale che verifica la regolarità dell'utilizzo di voucher. inoltre c'è  anche le questioni rispetto all'importo che è stato elevato dal Jobs Act fino a 7.000 euro di utilizzo annuale e sull'estensione nei diversi settori compreso l'edilizia.

In fine è stato accettato il quesito del CGIL, sull'abrogazione delle norme della Legge Biagi che limitavano la responsabilità in solido di appaltante e appaltatore. Perciò il referendum proposto dovrebbe rendere più solidale il rapporto tra le due parti. 

 

Jan 11, 2017 17:36 Europe/Rome
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