• Incontro Trump e Erdogan, le relazioni non armoniche

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è atterrato ieri pomeriggio a Washington dove ha incontrato il presidente americano Donald Trump. Si tratta del primo faccia a faccia tra i due capi di stato. Un incontro che, in base a quanto dichiarato dallo stesso Erdogan, serviva "a mettere dei punti, e non delle virgole". Anche se i due paesi sono alleati nella Nato dal 1952, le relazioni tra loro non sono mai state completamente armoniche.

Al centro dei colloqui di ieri sono stati i rapporti bilaterali tra Ankara e Washington e la Siria. Un incontro tra due presidenti ‘forti’ che fino a qualche mese fa si riteneva che potessero trovare ottime convergenze, mentre ora il rapporto si fa sempre più complesso. Per altro, un incontro al quale i due Presidenti arrivano con una serie di difficoltà. Il Presidente turco si trova ad affrontare più di una situazione critica. Il suo Paese, spaccato in due dal referendum del 16 aprile, sembra sprofondare sempre di più nella crisi economicamente e nella dittatura –direzione per altro chiara fin dai giorni immediatamente successivi al golpe, quando ci fu addirittura chi pensò all’auto-golpe– con un rapporto con il resto dell’Europa sempre più difficile.

La Siria è il tema sul quale le distanze tra Turchia e USA sono più accentuate. La spaccatura si è consumata  dopo la decisione americana di fornire armi ai militanti delle Unità di protezione del popolo curdo (Ypg) per combattere l'Isis. Il Pentagono ritiene che le milizie curdo-siriane siano il partner locale migliore per espellere l’Isis dalla sua roccaforte Raqqa, mentre la Turchia considera l’Ypg un’organizzazione terroristica legata al Pkk, pericolosa tanto quanto l’ISIS.

Gli Stati Uniti hanno finora sempre protetto le truppe dell’YPG (l’Unità  di Protezione Popolare). I curdi sono stati recentemente colpiti da una serie di attacchi aerei di Ankara lanciati il 25 Aprile. Secondo le dichiarazioni dei turchi 90 persone sono morte sotto i bombardamenti. I curdi parlano di 20 militari che avrebbero perso la vita. Il Presidente Erdogan ha confermato che per Ankara la guerra continuerà «finchè l’ultimo terrorista sarà stato eliminato».

Tutto mentre questi due stati sono entrambi due facce della stessa medaglia. Da una parte pretendono di combattere il terrorismo e I terroristi e dall'altra forniscono armi e soldi a questi estremisti.

Per quanto attiene ai rapporti Ankara e Washington, al centro dell’incontro la richiesta turca di estradare  Fethullah Gulen, in esilio volontario in Pennsylvania dal 1999 e considerato dalla Turchia la mente del tentato golpe del 15 luglio 2016.

Gullen è stato un alleato sodale di Erdogan e dell’ AKP fino al 2013, ovvero fino a quando non ha denunciato lo scandaloso stato di corruzione che, secondo lui, affliggeva il partito dell’ allora premier. Il premier aveva risposto chiudendo molte delle strutture di insegnamento del dissidente presenti in Turchia. A seguito del golpe, Erdogan aveva richiesto agli USA l’ estradizione per Gulen, accusato di terrorismo e di cospirazione dalle autorità turche. Gli Stati Uniti, per parte loro, non hanno mai accettato la richiesta di estradizione, conseguendo, così, un peggioramento delle relazioni tra i due Paesi.

 

 

 

Maggio 17, 2017 09:16 Europe/Rome
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