•  Principi dell'arte islamica(2)

 L’idea stessa di arte islamica è stata accettata solo da pochi decenni. La ragione è che gli studiosi occidentali giudicavano il resto delle civiltà dal punto di vista della propria.

Fino alla fine del Medio Evo l’intera arte europea era arte cristiana, ma con il graduale indebolimento del Cristianesimo e l’aumento del laicismo, le frontiere nazionali iniziarono a segnare le caratteristiche distintive dell’arte. Così abbiamo visto la nascita di concetti come l’arte italiana del Rinascimento, l’arte francese del secolo XVIII, l’arte tedesca del periodo romantico, l’arte americana del secolo XX, ecc. 

Il principio, la verità della natura della Realtà che domina l’arte islamica e la filosofia della bellezza che la governa, proviene direttamente dal Corano e dagli ahadith. E’ indubbiamente troppo sottile per esser visto da fuori. Una delle ragioni è che non disponiamo di nessun libro islamico sulla filosofia della bellezza o la modalità di produrre opere architettoniche. Nessuno sa come vennero costruiti il Taj Mahal o le moschee di Badshahi e Isfahan, poiché si tratta di una tradizione trasmessa per via orale di generazione in generazione attraverso confraternite di artigiani e artisti, fratellanze connesse infine con la ṭarīqah o via esoterica. Quali sono questi principi che hanno dominato tutte le forme dell’arte islamica dal suo inizio?

Il primo e più importante è il tawhid, la dottrina dell’unità. Ogni arte islamica autentica deve riflettere l’Unità Divina. Ci sono conseguenze per questo. La prima è che vi deve sempre essere un’integrazione della forma. Vi è un centro. Un centro il quale si esprime nell’architettura, nella calligrafia, nelle miniature e nella tessitura dei tappeti – e che è un riflesso del tawhid. Possiamo estendere questo principio, essendo il più importante di tutti i principi dell’arte islamica. Questo significa escludere ogni forma di idolatria. Da un punto di vista teologico, l’idolatria significa fabbricare un idolo o una statua e affermare che ciò è Dio. Questa è comunque solo una definizione superficiale dell’idolatria. Per comprendere pienamente l’arte islamica è necessario conoscere anche il sufismo, una dottrina che pretende di trascendere le forme esterne per raggiungere l’essenza del tawhid e intendere così l’unità della creazione. Non è casuale che tutti i grandi calligrafi  provenienti dal mondo islamico abbiano qualche tipo di relazione con il sufismo. Ad ogni modo il tawhid agisce nell’arte islamica attraverso vari livelli;  integrazione; assenza di tensione tra le forme e elementi artistici; stato di concentrazione mentale; mancanza di dispersione da parte del testimone dell’opera d’arte, ecc. Tutte queste sono conseguenze del principio del tawhid.

Il secondo principio è quello del jamāl, la bellezza. Fino all’epoca attuale, ogni arte teneva in conto la bellezza. Comunque l’arte moderna ha sviluppato il culto della bruttezza, considerando la bellezza come qualcosa di triviale, superfluo e anche un lusso. I moderni teorici dell’arte considerano che questa debba reggersi su criteri di utilità, e non di bellezza. Da parte sua, la prospettiva islamica è stata riassunta in un hadith che definisce l’arte islamica nell’insieme della civiltà islamica: “Allāhu jamīlun iuḥibu ‘l-jamāl” (Dio è Bello e ama la bellezza). La bellezza è reale, e la bruttezza irreale. Vivere nella bruttezza è vivere nell’illusione, nell’irrealtà. La bellezza si oppone a gran parte dell’arte moderna, la quale mostra la bruttezza e il male, affermando che sono importanti, mentre la bontà e la bellezza non lo sono. Buona parte della letteratura moderna cerca di esporre quanto di più oscuro e sporco alberghi nel profondo dell’anima umana, considerandolo reale e importante, e lasciando in secondo piano la bellezza e la bontà. L’arte islamica in tutte le sue forme, dalla letteratura alla pittura, possiede un obiettivo comune: mettere in risalto la bellezza delle cose. Dio è il Creatore di tutte le cose ed esse sono il riflesso della jamal divina.

 

C’è un famoso detto che recita: “In tutte le cose esiste un segno che rende testimonianza della Sua Unità”. L’arte islamica cerca di accentuare questo aspetto, invece di nasconderlo. Al-jamāl è, dunque, una condizione assolutamente essenziale per la creazione di qualsiasi forma artistica che sia islamica. La prova di questo risiede nel fatto che, fino a soltanto un secolo e mezzo fa, tutte le città islamiche erano dotate di grande bellezza, e anche utensili di uso quotidiano come zappe, pettini, abiti o strumenti da cucina erano belli. Questa è una delle ragioni per le quali nell’Islam non esiste una categoria come le Belle Arti. L’esistenza delle Belle Arti suppone che il resto delle attività umane sia privo di qualità artistiche e di bellezza. Pitturiamo qualche quadro e lo mettiamo in un edificio dove poterlo contemplare per alcune ore, mentre il resto della vita si svolge senza arte. Nell’Islam questa distinzione non ha assolutamente alcun senso. In Occidente si è inoltre soliti distinguere tra arti maggiori e arti minori. La pittura di Michelangelo viene considerata come arte maggiore e, per esempio, il piatto dove hai la zuppa è arte minore. Comunque, quante volte contempliamo le pitture di Michelangelo e con che frequenza utilizziamo il piatto? Questo segna una grande differenza dal punto di vista dell’anima umana. L’Islam demolisce questo tipo di differenze affermando che l’arte che è più vicina all’anima è la più importante, e che qualsiasi tipo di arte deve avere il senso della bellezza.

In terzo luogo c’è il carattere ‘iconoclasta’ dell’arte islamica. In molte civiltà, la rappresentazione della Divinità è uno dei principali temi dell’arte. A questo riguardo si può citare l’arte cristiana o indù. L’intera arte cristiana è dominata dall’immagine di Cristo. Al contrario, un’arte ‘iconoclasta’ come quella islamica rifiuta di rappresentare il Divino in forma diretta, escludendo così le statue e le immagini che rappresentano la Divinità. La ragione di ciò è l’enfasi dell’Islam nel tawhid al suo più alto livello. Non è una religione basata nella manifestazione della Divinità, come nel caso degli avatara indù o di Cristo, che in un certo modo è un “avatar abramico”, giacché per i cristiani rappresenta la discesa e l’incarnazione della Divinità. L’Islam si colloca nella posizione della Divinità stessa, la pura Divinità, la Realtà Assoluta che non discende nel mondo delle forme, poiché facendolo cesserebbe di essere Assoluta. Non possiamo avere una forma o un’immagine diretta di Allah. E’ per questo che l’arte islamica si caratterizza per il suo tentativo di portare il Sacro nel mondo senza rappresentare direttamente la Divinità.

Quando entriamo in un tempio indù o in una chiesa, ciò che più attrae la nostra attenzione è una pittura, una statua o un’immagine la quale è la rappresentazione diretta della presenza divina. In contrasto, ciò che caratterizza la moschea è il vuoto, la mancanza di qualsiasi punto che possa esser preso come centro della presenza divina. Ogni elemento segnala in sé stesso la presenza divina, senza necessità di un oggetto, di una pietra, di una pittura o di un’immagine che rappresenti direttamente questa presenza. Questo semplice fatto produce una tipologia artistica completamente differente. La sua insistenza nell’Uno (al-Ahad) è il segreto della ricchezza dei disegni dei matematici nell’arte islamica. Questa natura iconoclasta dell’arte islamica inoltre è l’origine stessa dell’incredibile sviluppo della geometria e degli arabeschi; quindi, dalla prospettiva islamica, la forma geometrica è una rappresentazione del mondo celeste. Questa è la ragione per cui la filosofia islamica poté assimilare tanto facilmente l’idea pitagorica delle scienze matematiche. La geometria e le scienze matematiche rappresentano il mondo intellegibile, gli archetipi attraverso i quali Dio creò il mondo fisico nel quale viviamo. Dobbiamo insistere sul fatto che i disegni geometrici e i modelli matematici non avevano fini meramente decorativi, ma sono un mezzo per ricordare Dio, il centro che è sempre presente e che è una prova o una dimostrazione del famoso versetto coranico: “Ovunque vi voltate, lì è il Volto di Dio” (2: 115). Di fatto, l’arte islamica è l’applicazione di questo versetto, perché nella civiltà islamica tradizionale “ovunque ti volti, lì è il Volto di Dio”. Non puoi sfuggirne.

Il successivo principio dell’arte islamica è quello che potremmo definire come “realismo”, ma non nel senso datogli dall’empirismo britannico moderno. In questo caso utilizziamo il termine nel suo senso filosofico più tradizionale: “rimanere fedele alla natura della realtà”. La pittura islamica cerca di evitare di ingannare sé stessa e il suo pubblico, ovvero far apparire qualcosa ciò che non è, eludendo l’uso delle tre dimensioni. I matematici musulmani hanno sviluppato alla perfezione la possibilità di creare tre dimensioni nella pittura, ma mai l’hanno messa in pratica. Le tre grandi tradizioni miniaturistiche del mondo islamico – quella mongola, quella persiana e quella turca – hanno sempre utilizzato le due dimensioni, e appena comparirono in India le rappresentazioni tridimensionali attraverso i pittori olandesi, si produsse la decadenza della grande tradizione miniaturistica mongola (9).  Lo stesso accadde nel caso della Persia, sebbene più tardi. La carta possiede due dimensioni. Fare in modo che sembri che possieda tre dimensioni è ingannare noi stessi. Questo significa non essere fedeli alla natura del materiale con il quale stiamo lavorando. Lo stesso accade nel caso della pietra, del mattone, dello stucco o di qualsiasi materiale con il quale lavoriamo. Le cose devono essere quelle che sono e devono rispondere alla loro vera natura. Per esempio le grandi cattedrali gotiche dell’Europa sono alcuni dei migliori esempi di arte sacra. Quando entriamo in una grande cattedrale come quella della Notredame di Parigi, solleviamo la testa e alziamo lo sguardo, poiché l’intera costruzione ti spinge verso il cielo. Nel contesto islamico tradizionale, questo è andare contro la natura della pietra, perché la pietra è pesante. L’Islam non cerca di fare questo. Appena entriamo in una genuina moschea islamica, troviamo il centro proprio lì. Le pietre non cercano di volare. I contrafforti e le pietre che volano non hanno spazio nell’arte islamica.

L’arte islamica originale è sempre realista, poiché cerca di mantenersi fedele al tema di cui si occupa e pretende di comprendere la natura della materia con la quale lavora. Si tratta dello stesso principio che ha impedito all’arte islamica di sviluppare il naturalismo. Secondo la prospettiva islamica, il realismo è tutto il contrario del naturalismo. L’arte islamica ha evitato il naturalismo precisamente perché questo cerca di far apparire le cose per quello che non sono. L’arte naturalista disegna un cavallo che è esattamente uguale a un cavallo nella strada, ma che non è quel cavallo. L’arte naturalista si è introdotta nell’arte islamica come risultato dell’arte europea che distrugge questo legame. Se si disegna un cavallo che è simile ad un cavallo, cosa si aggiunge alla realtà? Questo è proibito nell’Islam. Non è la pittura in generale, ma quella naturalista che è proibita nell’hadith che parla sul castigo dei pittori nel Giorno del Giudizio Finale.

 

L’Islam non si oppone alla pittura, ma a all’immagine della Divinità; si oppone al naturalismo. Nelle più belle miniature persiane del periodo safavide, che rappresentano l’apice di questo ramo dell’arte islamica, i cavalli non sembravano cavalli nelle loro stalle. Quale è la funzione dell’artista in questo caso? Egli dipinge il mondo spirituale, il mondo paradisiaco; non dipinge il mondo della natura né aspira ad essere naturalista. L’unica volta che i pittori musulmani hanno dipinto in maniera naturalista fu per motivi scientifici: rappresentare una pietra particolare in un libro sull’argomento, riprodurre il corpo umano in libri sulla medicina e l’anatomia. Questo era permesso. A parte questo, si supponeva che gli artisti musulmani non fossero naturalisti, giacché l’arte naturalista cerca di svolgere il ruolo di Dio, e come è ben saputo, l’Islam non ha mai permesso all’essere umano di volere la natura divina per sé stesso.

L’aspetto titanico e prometeo dell’essere umano sorse in Europa dopo il Rinascimento. Il suo esempio può esser visto nella statua del David di Michelangelo. Non si tratta del David dei Salmi, ma di un David erculeo con un’enorme testa, in lotta contro il cielo. Questo tipo di uomo mai si sviluppò nell’Islam, e per tanto non vi fu necessità di essere esagerati e mostrare il proprio ego. Così i più grandi artisti furono capaci di produrre le loro incredibili opere nel contesto di ciò che significa essere uomo. Non essere un altro Dio, creando, ma mantenersi sempre umile davanti a Dio, per essere Suo servo. E’ questo tipo di uomo che è riflesso nell’arte islamica. Una volta che l’immagine di sé stesso cambia, cambia anche tutta l’arte e la società.

Un altro principio molto importante dell’arte islamica è il significato dell’irrilevanza del mondo. Questo principio si basa sul versetto coranico più importante e la prima shahādah (dichiarazione di fede): lā ilāh illa Allāh (non vi è altra divinità al di fuori di Dio). Questa dichiarazione di fede può essere compresa ad ogni livello, dall’interpretazione più antropomorfica e popolare fino ad una comprensione più profonda e metafisica la quale afferma  che non vi è realtà ad eccezione di Allah. Realtà significa Divinità. Artisticamente lā ilāh illa Allāh significa svuotare tutte le cose al di fuori di Dio della loro realtà relativa e ricondurre ogni realtà a Dio. E’ per questo che tale vuoto è pienezza per l’anima del musulmano. Ma perché è così importante per noi? Perché genera faqr, vale a dire povertà, nel senso spirituale della parola. Anche gli edifici più suntuosi del periodo safavide o mongolo, che sembrano essere così esuberanti – alcuni di essi con disegni d’oro, ecc. – non possiedono un lusso completamente mondano. La geometria, l’arabesco, i principi di intelligibilità e l’assenza del naturalismo controllano sempre questa esuberanza e lusso. La povertà è sempre preservata. Le prime moschee erano estremamente semplici ed è naturale che in misura della crescita di una civiltà, questa cresca dall’unità verso la molteplicità.

L’argomento superficiale che si utilizza solitamente a questo riguardo è che l’intera arte islamica si sarebbe allontanata dalla sua origine e che per questo non è necessaria. Ciò è inaccettabile.  Questa argomentazione non riesce a comprendere il fatto che la mentalità e la psiche della gente in una civiltà, con la crescita di quest’ultima e il suo distanziarsi dal messaggio originale del tawhid, necessità sempre maggiormente la rappresentazione del tawhid nella molteplicità. Questa è la ragione per la quale l’arte islamica tradizionale va dalle semplici bianche sale da bagno o semplici stanze dei primi secoli dell’Islam fino alle moschee dello Shah o di Wazir Khan, e altre grandi moschee che, comunque, sono tutti esempi di arte islamica di prim’ordine. Tutto ciò non va contro la povertà, nel senso di essere coscienti della nostra indigenza di fronte ad Allah ed al fatto che ogni ricchezza proviene da Dio. Comprendere questo è indispensabile per comprendere l’arte islamica.  

 

L’arte islamica è sempre stata non-individuale. Non vi è posto per esprimere l’individualismo. I principi trascendono gli individui e questo è ciò che trasforma l’artista. L’arte nel mondo islamico era anche una via di realizzazione spirituale. Molte delle persone che praticano la calligrafia, l’architettura, ecc., hanno aderito anche ad una disciplina spirituale. Si tratta di un’unione tra gilde artistiche e ordini sufi, nel mondo islamico, che ancora sopravvive. L’artista, come risultato della disciplina spirituale, non ha mai pretesto di proiettare semplicemente il proprio ego, né mostrare il suo individualismo per essere differente. Egli cerca di partecipare della realtà divina, e tutta la sua creatività proviene sempre da questo. Nell’Islam l’originalità ha sempre significato ritornare all’origine, non proiettare il proprio ego. Questa è anche la ragione per la quale non esiste nessuna divisione tra arte secolare e arte religiosa nell’Islam. C’è differenza tra arte tradizionale e arte sacra, che è al cuore della prima. C’è differenza anche tra la musica religiosa (come i canti degli ordini religiosi) e la musica secolare che veniva suonata ad esempio davanti a Jahangir, ma tutti i musicisti della sua corte erano sufi. Guardiamo anche la qualità di questa musica. Anche oggi , quando ascoltiamo Bismillah Khan, il famoso interprete di shahnā’ī, non possiamo non pensare a Dio. Questa non è musica secolare. L’intera divisione tra religioso e secolare è falsa. Se una persona opera per ravvivare le arti islamiche bisogna ricordare che la stessa parola “secolare” non esiste in arabo né in altre lingue islamiche. La parola dunyāwīnon significa secolare. Significa mondano, sebbene oggi tutti la usino in quel senso. La categoria stessa del secolare non ha senso all’interno della civiltà islamica tradizionale e non esiste nessuna parola per esprimere questa idea. Questo dimostra che la divisione tra arte religiosa e arte secolare è priva di senso nella tradizione islamica.

Lasciatemi dire qualcosa sulla gerarchia delle arti, ora. Abbiamo menzionato i principi. Cos’è, allora, la gerarchia delle arti? In altre civiltà esiste una gerarchia differente; nel Cristianesimo, per esempio, la pittura religiosa occupa un posto più elevato, mentre nell’Induismo sono molto importanti le statue delle divinità. Nel caso dell’Islam, al contrario, le arti più elevate sono relazionate con la Parola di Dio. La natura della rivelazione islamica è basata sulla manifestazione del Mondo Divino in forma di parola e non attraverso un oggetto o un essere umano, come in altre religioni. Quindi la più alta forma di arte è quella della recitazione del Corano, salmodiare il Corano. E’ un’arte orale. Vi sono due arti visive che sono particolarmente relazionate con l’arte coranica. La prima è la calligrafia, che è la scrittura visiva della Parola di Dio. Questa è l’arte suprema dell’Islam. Poi le altre forme di arte visiva, dalle costruzioni ornamentali ai piatti per la zuppa. Voi non potete camminare in una città islamica senza vedere scritta la parola di Dio ovunque. L’incredibile bellezza dell’arte della calligrafia nell’Islam è molto più sviluppata che in ogni altra civiltà del mondo, anche rispetto a quella cinese o a quella giapponese, per la sua varietà delle forme. Rappresenta l’apice delle arti visive perché è l’arte della Parola di Dio. Tutti gli altri scritti procedono da questa.

Dopo la calligrafia, che occupa una posizione eminente, e complementare ad essa, vi è l’architettura, la creazione di luoghi nei quali risuona la Parola di Dio. Nell’ultima storia islamica le due arti erano sorelle, e molto dell’arte islamica degli ultimi 700 anni è una notevole combinazione di entrambe. Non solo nelle moschee ma anche nei palazzi. Che sarebbe stato dell’Alhambra senza l’ornamento lā ghāliba illa Allāh (Non c’è vincitore se non Dio)!

Oltre a queste due grandi arti, l’Islam possiede una categoria molto ampia di rapporti con l’arte (cosa vuol dire questa frase? ndt). Il criterio per giudicare l’arte risiede nella sua vicinanza all’anima umana ed all’effetto che produce su di essa. I limiti di tempo non mi permettono di entrare nei dettagli della gerarchia che si viene a creare attraverso l’applicazione dei principi e criteri a cui abbiamo brevemente fatto accenno. La cosa più vicina alla nostra anima è il nostro corpo. Tutte le arti devono quindi avere a che fare con il corpo. Prima di tutto l’arte dell’abito. L’abito è la cosa più vicina a noi dopo il nostro corpo. Quello che indossiamo influenza ciò che proviamo all’interno. La civiltà islamica classica ha prodotto i più bei vestiti maschili e femminili. L’abito maschile era sempre molto mascolino e quello femminile sempre molto femminile. La filosofia dell’abito nell’Islam era di mostrare la bellezza maschile e femminile, quest’ultima non essendo comunque destinata al pubblico. L’abito maschile faceva emergere il carattere patriarcale dell’uomo. Facilitava inoltre le preghiere. L’idea che la bellezza nella forma esterna dell’adorazione non è importante – importante è soltanto pregare – è falsa. E’ negare totalmente l’aspetto della jamal Divina.

 

NOTE

(1) Traduzione di un articolo apparso sul “Journal of the Iqbal Academy Pakistan”, vol. 43, nº 2, aprile 2002. Fonte: http://www.allamaiqbal.com/publications/journals/review/apr02/. Conferenza tenuta dall’autore a Lahore (Pakistan), nel 1995. Testo in inglese trascritto da Muhammad Suheyl Umar.

(2) Seyyed Hosseyn Nasr (Teherán, Iran, 1933) è Professore nel Dipartimento di Studi Islamici dell’Università George Washington. Filosofo ed esperto delle varie forme tradizionali, di sufismo, filosofia della scienza e metafisica, ha scritto molti libri sull’Islam, alcuni dei quali tradotti in italiano. Diversi suoi articoli sono stati tradotti e pubblicati sul nostro sito.

 (3) Cfr. S.Umar, “Titus Burckhardt”, in Iqbal Review, Vol. 40, nos 3-4, 1999, pp. 123-146.

(4) Cfr., Birr , p.115; Bukhari , Isti’dhān, 1. L’hadith dice quanto segue: “khalaq Allāhu ’l-Ādama ‘alā ṣūratihī”, vale a dire, “Dio creó Adamo a Sua immagine”, che significa che l’essere umano è un riflesso dei Nomi e delle Qualità Divine. Ma l’aspetto fisico esterno degli esseri umani non è mai considerato simile a Dio. Questo è kufr [miscredenza] secondo l’Islam. Molti sapienti sostengono che il citato hadith possiede un significato simile al versetto coranico che dice “Dio insegnò ad Adamo i nomi di tutte le cose” (2:31). In effetti tutte le cose sono presenti nell’essere umano, giacché Dio gli insegnò i nomi e realtà di tutte esse.

Traduzione a cura di Islamshia.org

Dec 07, 2018 10:25 Europe/Rome
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