• Brexit e le trattative infinite: ecco perché l’uscita unilaterale dall’Ue è l’unica opzione

LONDRA- La riapertura delle infinite discussioni in merito alla Brexit fra Londra e Bruxelles potrebbero rappresentare l’occasione per una riflessione di portata più ampia, che possa interessare anche agli italiani.

Sostanzialmente, il governo conservatore della May ha deciso di seguire alla lettera la procedura prevista dall’articolo 50 sul recesso concordato dall’Ue, che apre la strada ad un processo molto lungo e particolarmente complicato. Il paradiso del burocrate europeo, tanto per intenderci. Al di là della questione dibattuta spesso sui media di chi deve pagare quanto, in realtà il nodo gordiano da sciogliere è quello che ha esplicitamente ammesso la stessa premier britannica: con la Brexit, la giurisdizione europea a Londra deve finire.

In altre parole, la Corte di Giustizia Europea deve cessare di influenzare il diritto britannico, in particolare per quanto riguarda le controversie commerciali e finanziarie fra le banche della City e l’Ue. Pochi in effetti si rendono conto di cosa sia la Corte nei fatti. Avete presente l’aberrante principio dell’indipendenza della magistratura dal governo, esattamente speculare a quello della parallela indipendenza della Banca centrale?

Ecco, se la Bce rappresenta l’apoteosi dell’indipendenza (ovvero del predominio) del potere monetario, la Corte di Giustizia lo è per quanto riguarda la giustizia. Un mostro tecnocratico come sempre politicamente del tutto irresponsabile che si arroga il diritto di interferire nei processi legislativi dei singoli Stati membri. Tanto per dirne una fra le tante, è quell’organismo che pretende di imporre a Stati sovrani di accettare immigrati clandestini e non desiderati. Che poi, per ora, l’Ungheria e gli altri Stati del gruppo di Visegrad abbiano resistito è un altro discorso, che ci porta al punto fondamentale: come il Regno Unito, questi Stati hanno la propria moneta, indi non possono essere direttamente ricattati dalla Bce con il trucchetto dello spread, contrariamente all’Italia, perché ci pensano le rispettive Banche centrali a calmierare il rendimento dei titoli di Stato ed a finanziare in ultima istanza il rispettivo sistema bancario.

Essendo nella stessa situazione, e per di più in una posizione di forza, la May ha scelto, contro lo spirito del referendum pro Brexit, di percorrere la via negoziale, esponendosi al contempo alle pugnalate alle spalle del fronte interno europeista, in particolare da parte di quel labour che ha tradito oramai definitivamente la propria vocazione socialista per abbracciare la causa del “più Europa”.

Questo ci deve far riflettere, perché anche noi abbiamo la necessità vitale di recedere dall’Ue, ma siamo ingabbiati nell’eurozona, quindi siamo decisamente esposti sul fronte della stabilità delle finanze pubbliche.

La lezione che dobbiamo imparare è la seguente: il recesso dall’Ue deve essere nel nostro caso necessariamente unilaterale, ed accompagnato da un susseguente piano industriale di sviluppo fortemente dirigista, ed in un primo momento quasi autarchico.

Oggi gli italiani si recano alle urne a scegliere chi mandare in Parlamento per i prossimi 5 anni. Sarebbe il caso di scegliere anche pensando a chi ha chiaro il nemico principale e l’obiettivo prioritario di combatterlo con tutti gli strumenti propri di uno Stato nazionale sovrano, e chi è disposto a cedere sempre più competenze al mostro di Bruxelles.

Di Matteo Rovatti

Per Giustizia

 

 

 

 

Mar 06, 2018 12:09 Europe/Rome
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