• Nicaragua tra terroristi e fake news

- La Conferenza Episcopale del Nicaragua ha annunciato l’inizio del dialogo convocando una prima riunione il prossimo 16 maggio e questo rappresenta un concreto passo avanti nella direzione di una soluzione politica per la crisi che vive il Nicaragua.

E' anche un successo della strategia di conciliazione voluta dal governo di Daniel Ortega, che nelle scorse ore ha dato via libera alla Commissione Interamericana per i Diritti Umani affinché possa recarsi in Nicaragua e svolgere una sua inchiesta per determinare violazioni dei diritti umani ed eventuali responsabilità. Una scelta coraggiosa, che dimostra come il governo abbia poco e niente da temere sul piano delle responsabilità per il clima esistente.

Il Nicaragua, infatti, continua a subire gli effetti di una attività terroristica diffusa in alcune aree del paese da bande organizzate dal MRS e finanziate dagli Stati Uniti, che operano al riparo di alcune ONG insediatesi nel Paese proprio allo scopo di destabilizzarne il clima politico. E’ l’applicazione in Nicaragua del progetto di Golpe Suave, ovvero di colpo di stato blando, che da diversi anni rappresenta il modus operandi degli Stati Uniti per sovvertire l’ordine costituzionale nei paesi avversari nei distinti scenari: Europa dell’Est, Medio Oriente, Aia minore, America Latina.

Divenuti controproducenti sul piano dell’immagine internazionale dell’impero, i colpi di stato vecchia maniera, con sbarco di truppe e di aziende USA, sono stati sostituiti dalla sovversione permanente, internamente a suon di esplosivi ed esternamente con embarghi finanziari, commerciali e guerre diplomatiche. L’influenza assoluta che gli Stati Uniti hanno nei confronti del blocco occidentale, fa sì che siano gli organismi regionali e internazionali ad adoperarsi: Washington agisce dietro le quinte fin quando il piano, superata la fase organizzativa, passa a quella realizzativa. Portare il paese al collasso, nel progetto golpista, è già aver raggiunto l’obiettivo della strategia di destabilizzazione destinata al cambio di regime.

Si inizia con la delegittimazione politica. I risultati elettorali vengono disconosciuti, il governo e le istituzioni vengono definiti abusivi ed illegali. Non importa che sia falso, importa che si diffonda il dubbio sulla legittimità costituzionale di un governo. Per farlo si dice che le elezioni che lo hanno insediato sono state irregolari. (Nel caso del Venezuela addirittura lo si afferma prima ancora che si svolgano).

Il secondo passaggio prevede proteste violente a sostegno della delegittimazione e una strategia di comunicazione che le amplifichi. L’organizzazione degli incidenti è assegnata a piccole squadre, mentre l’apertura di migliaia di utenze sui social media servono a dimostrare come gli avvenimenti non siano esempi di delinquenza minoritaria ma abbiano invece le caratteristiche di una rivolta popolare. L’obiettivo è rovesciare ciò che avviene con il racconto di ciò che si deve credere che avvenga. E’ lo spostamento dal reale al surreale.

Ovviamente la violenza e il sangue sono due elementi necessari ad accompagnare le invettive politiche che, ovunque nel mondo, sostengono come dalla parte degli USA ci siano i democratici e contro gli USA vi siano le dittature. Costruire questa fandonia e trasformarla in verità accettabile, secondo il ben noto insegnamento di Goebbels, padre della propaganda nazista, ha però bisogno di una operazione capillare di disinformazione per fornire una immagine artefatta del teatro delle operazioni. Ed ecco che si racconta una realtà rovesciata, si trasformano i terroristi in vittime e la polizia in repressori; si prova a cambiare persino la logica e il senso comune attraverso un vero e proprio bombardamento di fake news distillato sempre con l’aureola finta di “informazione indipendente”.

Maggio 15, 2018 07:36 Europe/Rome
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