• Juncker, passo d'addio:

Pochi concetti ma molto chiari. Jean Claude-Juncker, nell'ultimo discorso sullo stato dell'Unione alla Plenaria di Strasburgo, ha scelto la strada della sintesi.

Prima di 'sfiorare' il bilancio della sua gestione ("non farò una stima precisa di cosa abbiamo fatto in questi quattro anni"), il presidente della Commissione europea ha voluto scolpire nella pietra alcuni comandamenti: "Rispettiamo la Ue, non sporchiamo la sua immagine. Dobbiamo difenderla. Dobbiamo dire sì al patriottismo e no al nazionalismo che detesta gli altri e cerca di distruggerli", l'incipit di Juncker. E se è vero che la Commissione "è solo un episodio", vale a dire un momento nella "lunga storia della Ue", è altrettanto innegabile che il lavoro deve ancora continuare per renderla "più perfetta". E alcuni 'colpi' li ha dedicati (seppur non esplicitamente) anche all'Ungheria di Viktor Orban, su cui il Parlamento europeo ha dato il via libera alle sanzioni. "L'Europa deve restare un continente aperto e tollerante, non sarà mai una fortezza che volta le spalle al resto del mondo e alle zone in sofferenza. Deve restare un continente multilaterale, perchè appartiene a tutti e non soltanto a pochi". E le sanzioni? Assolutamente sì, "dove lo stato di diritto è in pericolo". Juncker, ormai al passo d'addio, ha voluto lasciare in eredità un inno alla speranza. Insomma, bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto: "Dopo 10 anni l'Europa ha saputo voltare pagina sulla crisi economica. Da 21 mesi la crescita è ininterrotta, abbiamo creato 12 milioni di posti di lavoro, gli investitori sono tornati da noi". Il punto, però, è che "l'Europa deve avere una sola voce per potersi imporre, compatta. Bisogna lavorare per avere un'Europa più unita e forte", il messaggio lasciato a chi raccoglierà il suo testimone.
Sep 12, 2018 23:20 Europe/Rome
Commenti