Jan 12, 2019 05:59 Europe/Rome
  • Usa, il muro e la costituzione

- La stallo politico negli Stati Uniti sul bilancio federale e il finanziamento del muro anti-migranti rischia seriamente di trasformarsi in una crisi costituzionale ancora più grave, nel caso il presidente Trump dovesse dare seguito alla minaccia di dichiarare lo stato di emergenza nel paese per sbloccare i fondi da destinare alla costruzione di una barriera al confine con il Messico.

Questa opzione era stata confermata da Trump in un intervento televisivo in prima serata martedì e poi ribadita durante una visita in Texas mercoledì. L’ipotesi era circolata in precedenza nei corridoi della Casa Bianca e aveva incontrato comprensibilmente l’opposizione pressoché totale dei nemici del presidente, ma anche il profondo scetticismo di molti nello stesso Partito Repubblicano.

D’altra parte, l’idea di Trump è palesemente incostituzionale, dal momento che l’articolo 1 della Carta americana assegna in maniera inequivocabile solo al Congresso, e non al presidente, il potere di stanziare fondi. Quest’ultimo può solo in casi molto limitati e, soprattutto, in presenza di reali emergenze indirizzare altrove fondi già destinati a capitoli di spesa definiti dal Congresso.

Proprio su questa eccezione si baserebbe il presupposto pseudo-legale della possibile iniziativa di Trump, il quale intende dichiarare lo stato di emergenza a causa dell’afflusso di migranti negli Stati Uniti, in modo da utilizzare poco meno di sei miliardi di dollari del bilancio del dipartimento della Difesa per far costruire ai militari un muro di confine lungo quasi duemila miglia.

Questa manovra si renderebbe necessaria a causa dell’impossibilità di raggiungere un accordo tra Congresso e Casa Bianca sulla riapertura di uffici e agenzie federali, chiusi ormai da una ventina di giorni. Trump, appunto, chiede il denaro necessario a costruire il muro in cambio dell’approvazione del bilancio federale, mentre i leader del Partito Democratico si rifiutano di concedere quanto richiesto dal presidente e intendono approvare uno stanziamento di fondi che riapra il governo, separando da esso la questione della lotta all’immigrazione.

In una situazione di muro contro muro, sia pure più apparente che sostanziale, viso l’interesse anche dei democratici a implementare iniziative per la “sicurezza” delle frontiere, giornali e commentatori americani hanno iniziato a vedere la dichiarazione dello stato di emergenza non più o non solo come un nuovo grave attacco alla democrazia e alla Costituzione americana, ma anche come una, se non l’unica, via d’uscita dall’impasse.

Il ragionamento sarebbe in sostanza il seguente. Proclamando lo stato di emergenza, Trump potrebbe ordinare la costruzione del muro senza l’autorizzazione del Congresso. Ciò innescherebbe immediatamente una valanga di azioni legali che, con ogni probabilità, ritarderebbero come minimo l’inizio dei lavori anche per anni.

Tuttavia, la decisione permetterebbe al presidente di presentarsi davanti alla sua base elettorale di estrema destra sostenendo di avere fatto ogni cosa in suo potere per costruire il muro, com’è noto tra le principali promesse della sua campagna del 2016. In parallelo, la questione verrebbe stralciata dalla trattativa sul bilancio, in modo da consentire un accordo bipartisan al Congresso e riaprire gli uffici governativi chiusi dal 21 dicembre scorso.

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