Feb 12, 2019 06:59 Europe/Rome
  • Thailandia: la principessa e i generali

La candidatura alla carica di primo ministro della principessa reale thailandese, Ubolratana Rajakanya, è durata lo spazio di pochi giorni dopo che l’attuale sovrano, Maha Vajiralongkorn, ha criticato pubblicamente la decisione senza precedenti della sorella maggiore di entrare nella competizione politica del paese del sud-est asiatico.

La sorte della 67enne esponente della casa reale thailandese era nelle mani della commissione elettorale che lunedì ha accolto un ricorso presentato contro la sua candidatura. Al di là dell’esito della vicenda, la controversia attorno alla candidatura della principessa Ubolratana, oltretutto per un partito considerato anti-monarchico, ha portato alla luce tutte le tensioni che pervadono la classe dirigente thailandese alla vigilia di un voto che dovrebbe ristabilire la formalità della democrazia dopo quasi cinque anni di dittatura militare.

Venerdì scorso, Ubolratana aveva annunciato la sua intenzione di presentarsi alle elezioni del 24 marzo prossimo come candidata a primo ministro per il partito Thai Raksa Chart, una delle compagini politiche che fanno riferimento all’ex premier in auto-esilio, l’imprenditore miliardario Thaksin Shinawatra. Quest’ultimo era stato deposto da un colpo di stato militare nel 2006, al culmine di uno scontro durissimo con le élites tradizionali thailandesi, vale a dire la base di potere della casa regnante.

In seguito, i partiti allineati a Thaksin avrebbero continuato a imporsi in tutte le competizioni elettorali, con i militari ripetutamente protagonisti di colpi di mano, fino a quello del 2014 che ha rovesciato il governo di Yingluck Shinawatra, sorella dell’ex premier, in un clima segnato da un accesissimo scontro politico e da crescenti manifestazioni di protesta nel paese. L’ascesa politica di Thaksin era stata possibile grazie all’appoggio ottenuto dal suo movimento tra le classe più disagiate, soprattutto nelle aree rurali del nord della Thailandia, tradizionalmente escluse dai meccanismi del potere, con l’introduzione di politiche populiste e talvolta moderatamente progressiste.

 

Il fatto che un membro della casa reale thailandese si potesse presentare nelle liste elettorali di un partito legato più o meno apertamente alla personalità politica che negli ultimi due decenni è stata la vera e propria nemesi degli ambienti tradizionali di potere, rappresenta dunque un evento eclatante. Tanto che molti osservatori avevano subito ipotizzato l’esistenza di un accordo tra la famiglia Shinawatra e la casa regnante, in previsione forse di un futuro governo in grado di superare le divisioni che hanno lacerato la Thailandia negli ultimi anni, spesso con conseguenze sanguinose.

La principessa Ubolratana era ritenuta d’altronde in buoni rapporti con il re Vajiralongkorn e, avendo rinunciato inoltre ad alcune prerogative reali nel 1972, quando aveva sposato un medico americano, avrebbe potuto partecipare alla campagna elettorale e all’attività politica del paese in maniera relativamente normale. Il suo feeling con Thaksin e la famiglia Shinawatra è poi noto da tempo ed era apparso evidente dalle immagini apparse sui social media nei mesi scorsi in occasione di incontri, ad esempio, a Londra e durante la coppa del mondo di calcio in Russia nell’estate del 2018.

Le speculazioni sulla candidatura della principessa Ubolratana sono state però stravolte quasi subito, perché sempre nella giornata di venerdì il sovrano Vajiralongkorn aveva in sostanza bocciato la decisione della sorella, definendola “inappropriata” e contraria alla Costituzione thailandese che impone alla monarchia di svolgere un ruolo neutrale rispetto alle dispute politiche. Come era ampiamente prevedibile, alla luce della presa di posizione del re, la commissione ha alla fine deliberato l’inammissibilità della candidatura della principessa.

Altri commentatori avevano poi già fatto notare come lo stesso Vajiralongkorn avesse di fatto appoggiato un altro candidato alla carica di primo ministro. In precedenza, infatti, il sovrano aveva tacitamente dato il via libera alla candidatura dell’attuale numero uno del regime al potere, generale Prayuth Chan-ocha, per il partito Palang Pracharat, ovvero lo strumento politico dei vertici militari, a cui la nuova Costituzione assegna un ruolo di primo piano indipendentemente dai risultati elettorali.

 

In seguito agli ultimi sviluppi, è emersa una ricostruzione piuttosto credibile degli eventi degli ultimi giorni in Thailandia. I rapporti tra la principessa Ubolratana e il fratello Vajiralongkorn si sarebbero cioè raffreddati dopo la morte nel 2016 del padre, re Bhumibol Adulyadej, a causa del rifiuto del nuovo sovrano di ristabilire le prerogative reali a cui la sorella aveva rinunciato. Quest’ultima avrebbe così deciso di concordare un suo ingresso in politica con Thaksin senza ottenere il consenso del fratello.

Thaksin, da parte sua, aveva sperato in una pacificazione tra Ubolratana e Vajiralongkorn che avrebbe portato alla creazione di un clima di riconciliazione nel paese, fino a una possibile riabilitazione e un ritorno in patria dell’ex premier, già condannato per corruzione in un processo a suo dire motivato politicamente.

Se ciò dovesse corrispondere al vero, la mossa di Thaksin si è risolta in un colossale fallimento. Non è da escludere comunque che Thaksin abbia preso un rischio calcolato, mettendo in preventivo una possibile bocciatura dell’accordo da parte del sovrano, così da usarla politicamente a suo vantaggio per mobilitare la sua base elettorale contro la persistente persecuzione portata avanti nei suoi confronti dall’apparato tradizionale di potere thailandese.

Il rischio concreto è ora che le polemiche scoppiate in questi giorni e una possibile escalation delle tensioni nel paese siano sfruttate dal regime militare per bloccare o boicottare il processo elettorale e il ritorno alla democrazia. Facendo leva sull’impopolarità di Thaksin tra la classe dirigente thailandese, i rivali dell’ex premier hanno infatti scatenato un’ondata di critiche nei suoi confronti, tanto che un’eventuale vittoria alle urne dei partiti anti-monarchici potrebbe provocare nuovamente il caos e offrire l’assist a un altro intervento diretto dei militari. Gli alti ufficiali protagonisti del golpe e che occupano molte posizioni di governo temono anche possibili ritorsioni legali da parte di un futuro gabinetto manovrato da Thaksin.

 

 

Commenti