Apr 24, 2019 12:05 Europe/Rome
  • Gli Usa di nuovo all'assalto a Cuba

- Una nuova disposizione della Casa Bianca in ordine alla famigerata legge Helms-Burton apre una nuova fase dello scontro dell’Amministrazione Trump con Cuba. Diversamente dai suoi predecessori, il Presidente Trump ha deciso di interrompere la reiterata deroga al capitolo 3 della legge, aprendo così un nuovo, gravissimo scontro con l’isola e con il resto della comunità internazionale.

Sì perché è proprio la comunità internazionale il cosiddetto “danno collaterale” della nuova escalation aggressiva della Casa Bianca. Il capitolo 3 della legge Helms-Burton, infatti, prevede che titolari o anche loro discendenti delle proprietà statunitensi a Cuba prima del 1 Gennaio del 1959, possano rivendicare con istanze presso i tribunali statunitensi una indennizzazione a carico di Cuba.

La legge Helms-Burton, giova ricordarlo, datata 1996, è l’ultima legge emanata dagli Stati Uniti contro Cuba. Nella sostanza rappresenta il definitivo peggioramento di altre leggi, come la legge Torricelli (1992), improntate al sostegno del blocco economico, finanziario, commerciale e diplomatico che da quasi 60 anni gli Stati Uniti impongono a Cuba.

La legge Helms-Burton amplia la sfera di riferimento delle precedenti disposizioni statunitensi contro Cuba coinvolgendo nella sua azione delittiva e anacronistica l’intera comunità internazionale. E’ un vero e proprio trattato di pirateria internazionale che prevede l’estensione sovranazionale della legislazione interna degli Stati Uniti.

 In sostanza, colpisce ogni soggetto, indipendentemente dalla sua natura giuridica, che mantenga relazioni con Cuba. Siano essi stati, istituti di credito, aziende, privati cittadini, possono essere sanzionati da Washington con misure che prevedono rivalse commerciali, multe, sequestro ed esproprio dei beni residenti negli USA, divieto di entrata negli Usa per i dirigenti e possono arrivare fino all’arresto dei legali rappresentanti delle società che intrattenessero rapporti con l’isola.

Quando la legge venne approvata, l’Unione Europea, il Canada e il Giappone impugnarono presso il WTO - che aprì un panel al riguardo - i suoi effetti minacciosi ed extraterritoriali, considerati giustamente una intollerabile aggressione alla libertà di commercio internazionale.

Gli Stati Uniti, coscienti di come l’eventuale ricorso avrebbe comportato una loro sicura condanna e di come la ritorsione dei paesi terzi avrebbe comportato danni enormi per il loro commercio, accettarono un compromesso che prevedeva la sospensione del capitolo 3 della legge (appunto quello riguardante gli effetti extraterritoriali) tramite una firma del Presidente USA che, a scadenza semestrale, avrebbe posto il veto presidenziale sull’applicazione della legge.

 

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