Sep 11, 2019 15:35 Europe/Rome
  • Cina, il progetto di sviluppo

- Il progetto di sviluppo verso cui si è orientata la dirigenza cinese, prevedeva un enorme incremento della potenzialità industriale, finalizzata alla produzione di merci a basso costo (spesso tenuto ancora più basso da diffuse pratiche di dumping), destinate essenzialmente ai mercati esteri.

Le risorse del sistema venivano così concentrate sull’esportazione, da cui provenivano grandi flussi di valuta, spesso pregiata, destinate a rifinanziare il ciclo economico e gli investimenti e il reperimento delle materie prime e dell’energia necessarie ad ampliarlo sempre di più. Per permettere la disponibilità degli immensi capitali necessari a sostenere questo programma, i consumi interni dovevano essere compressi, la circolazione monetaria interna rarefatta e destinata, appunto, essenzialmente agli investimenti e per la parte residua alla tesaurizzazione.

Tuttavia questo schema non poteva reggere all’infinito, da un canto per limiti strutturali all’incremento dell’offerta, in quanto è impossibile pensare di continuare ad incrementare a ritmi crescenti la produzione, la produttività, il reperimento di energia e materie prime a costi costanti o addirittura più bassi; dall’altro per sopraggiunti limiti anche congiunturali della domanda. Inoltre, il continuo stimolo all’economia  ne ha provocato un evidente “riscaldamento”, doppiamente pericoloso in un paese che si è sviluppato facendo pagare il conto a vasta parte del proprio popolo mantenendo salari e condizioni di lavoro inadeguati (e scusatemi per il pudico eufemismo), e comprimendo i consumi con la promessa di un futuro migliore.

Insomma, sotto l’attacco di una crisi globale, in presenza di una sempre maggiore concorrenza di altri Paesi con mano d’opera a costo anche più basso (vedi per esempio Vietnam e Bangladesh), e con il proliferare di crescenti rivendicazioni sia salariali che di condizioni di lavoro, bisogna alzare il piede dall’acceleratore, come sostengono sia il Presidente Xi Jinping che il Premier Li Leqiang assertori (meglio tardi che mai) di uno sviluppo sostenibile che contemperi sviluppo e occupazione nel rispetto dell’ambiente. 

segue 

Fonte: https://www.ilfarosulmondo.it/cina-e-se-si-rompesse-la-collana-del-dragone/

Commenti