Nel mirino di Trump e dei Repubblicani, oltre alla soppressione della riforma sanitaria del 2010, c’è in particolare la normativa sul settore bancario e finanziario, approvata nello stesso anno e conosciuta con il nome dei suoi due sponsor (“Dodd-Frank Act”).

Questa legge ha fatto poco o nulla per limitare le minacce alla stabilità del sistema provocate dalle pratiche dell’industria finanziaria americana dopo la crisi finanziaria esplosa nel 2008, ma anche le esili misure in essa contenute sono viste da Wall Street come un ostacolo da eliminare.

Per entrambe le leggi la revoca potrebbe procedere spedita. I Repubblicani intendono infatti ricorrere a un espediente procedurale che, al Senato, renderebbe nulla la regola che richiede almeno 60 voti per licenziare un determinato provvedimento (“filibuster”). Nella camera alta del Congresso i Repubblicani dispongono di 52 seggi.Tuttavia, se le leggi in discussione hanno in qualche modo a che fare con questioni di bilancio è possibile invocare una norma chiamata “budget reconciliation” che limita la durata del dibattito in aula e consente l’approvazione con una maggioranza semplice di 51 voti. Questo meccanismo era stato adottato dagli stessi leader Democratici per approvare “Obamacare” nel 2010 di fronte alla ferma opposizione Repubblicana.

Identico processo per superare l’eventuale ostruzionismo Democratico potrebbe essere riservato anche alla riforma del fisco, che Trump e i suoi colleghi al Congresso vogliono sempre più piegare a favore dei redditi più alti, per i quali è in previsione una riduzione delle aliquote a discapito del bilancio federale.Come previsto negli Stati Uniti, entro certi limiti i presidenti hanno la facoltà di emettere direttive in vari ambiti con forza di legge anche senza l’approvazione del Congresso.

Su queste misure sembrano volere lavorare da subito i Repubblicani, sfruttando una legge raramente utilizzata (“Congressional Review Act”) che consente al Congresso di annullare le direttive adottate dalla Casa Bianca e dalle agenzie federali entro i primi 60 giorni del nuovo calendario legislativo.

Visti i limiti di tempo, l’attenzione Repubblicana sarà rivolta alle iniziative maggiormente contestate dalla destra e dal business americano, a cominciare dalle regolamentazioni in materia ambientale che dovrebbero gravare su molte aziende private e dal recepimento dell’accordo sul clima di Parigi del dicembre 2015.La maggioranza Repubblicana potrà inoltre approvare senza troppi intoppi anche le nomine di Trump relative a incarichi di natura amministrativa e giudiziaria. Quest’ultimo ambito è particolarmente rilevante, poiché i giudici federali che saranno scelti dalla nuova amministrazione minacciano di rimodellare in senso ultra-conservatore il panorama giudiziario negli Stati Uniti.

La conferma dei nuovi giudici, ad eccezione di quelli della Corte Suprema, necessita di appena 51 voti al Senato, dopo che proprio la maggioranza Democratica nella camera alta del Congresso, per velocizzare un processo di nomina spesso rallentato da manovre ostruzionistiche, aveva cancellato la necessità dei 60 voti. 

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Jan 05, 2017 16:57 Europe/Rome
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