• Fiabe persiane (87): la famiglia povera ed il sultano (II)

Nel nome di Allah che con Saggezza infinita, scrisse la fiaba che noi chiamiamo vita. Abbiamo detto che in tempi antichi un sultano generoso regnava a Baghdad e che era così prodigo da dare ai poveri quello che gli chiedevano senza rifiutare le loro richieste. In questo stesso periodo viveva nei deserti della Mesopotamia una coppia molto povera e come abbiamo appreso, un giorno, la donna, stanca di una vita di sacrifici e difficoltà, chiese al marito di andare dal sultano e di chiedergli aiuto.

Il marito accettò di andare dal sultano ma si vergognava di recarsi da lui a mani vuote. Disse: “Ma come posso andare da lui a mani vuote?”.

E la moglie rispose: “Io ho pensato anche a questo. Prendi quella brocca che abbiamo messo in cortile affinchè si riempisca di acqua di pioggia. Portala dal sultano e digli che la cosa più preziosa che abbiamo, in questo deserto, è l’acqua della pioggia”.

L’uomo pensò e capì che in effetti quell’acqua era la cosa più preziosa che avevano e per questo ebbe la sensazione di non vergognarsi di andare dal sultano.

La moglie che capì che suo marito era daccordo con lei si alzò, prese la brocca, mise un pezzo di stoffa su di essa e la legò in modo che nell’acqua non potesse cadere nulla.

La donna sorrise e disse: “Prima vai e meglio è. Pronuncia il nome di Dio e vai. Io preghierò per te affinchè tu riesca a portare sano e salvo la brocca al sultano”.

L’uomo prese la brocca e si mise in cammino. Pregava sottovoce e camminava, sperava di arrivare sano e salvo e non versare l’acqua della brocca; aveva anche paura degli attacchi dei ladri e dei banditi. Alla fine, riuscì ad arrivare sano e salvo alle porte del palazzo del sultano. L’imponenza di quell’edificio lo influenzò ma si fece forza e davanti alla porta si rivolse ad un guardiano e disse: “Vengo da lontano ed ho portato al sultano il migliore regalo dai deserti lontani; son venuto con la speranza che il sultano mi doni qualcosa affinchè io possa pregare per la sua felicità tutta la mia vita”.

I guardiani capirono subito che l’uomo aveva portato acqua come regalo per il sultano come voleva la tradizione. Presero la brocca con cortesia e la portarono dal sultano che dopo aver riflettuto un pò ordinò di riempirla di monete d’oro; poi disse pure di accompagnare a casa l’uomo con una nave attraverso il fiume Tigri.

L’uomo prese felice la sua brocca piena di monete d’oro e s’imbarcò sulla nave che lo portò vicino a casa sua senza che si stancasse. Quando l’uomo vide quel mare d’acqua dolce capì che il suo regalo era insignificante per il sultano e rimase colpito dalla sua generosità.

Rumi, il grande poeta persiano, spiega al termine di questa fiaba che il sultano è come Dio, e che premia ogni nostra azione, per quanto piccola sia, in maniera abbondante.

a cura di Davood Abbasi

 

 

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Jul 01, 2017 09:55 CET
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