• Islam, la mia scelta (133): Diana Biti

La fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità. E' Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso.

Sia in Oriente che in Occidente, è possibile ravvisare un cammino che, nel corso dei secoli, ha portato l'umanità a incontrarsi progressivamente con la verità e a confrontarsi con essa. E' un cammino che s'è svolto né poteva essere altrimenti — entro l'orizzonte dell'autocoscienza personale: più l'uomo conosce la realtà e il mondo e più conosce se stesso nella sua unicità, e più conosce anche il suo Creatore. Quando una vera religione deve far conoscere all’uomo Dio e se stesso e il resto dell’universo. Secondo gli insegnamenti islamici l'approfondimento della conoscenza è un dovere per ogni musulmano, uomo o donna che sia. Infatti nessuno può conoscere Dio se non ha prima conosciuto se stesso. Fino a quando non conosceremo noi stessi, non potremo conoscere i nostri reali bisogni, nella soddisfazione dei quali risiede la nostra la nostra beatitudine. Dopo aver conosciuto sé stesso, l’uomo si accorge che il suo piú grande dovere consiste nel rispettare profondamente e non offendere la luminosa essenza della propria umanità e nello sforzarsi di curare la propria purità interiore e pulizia esteriore. La conoscenza di sé è dunque il dovere piú impellente dell’uomo; solo conoscendo sé stesso egli comprenderà in che cosa consiste realmente la propria beatitudine, la propria felicità e potrà cosí, servendosi dei mezzi che ha a disposizione, soddisfare le sue reali esigenze ed evitare di sprecare la propria vita, bene prezioso e irripetibile. Oggi amici vi invitiamo ad ascoltare la storia del ritorno all’Islam di Diana, la neo-musulmana americana. Non mancante!

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Diana Biti è nata in una famiglia cristiana non molto praticante nel Colorado, uno degli Stati dell'America. Lei parlando della sua conversione all’Islam ci racconta:

”Io non conoscevo molto l’Islam. Avevo letto solo un po’ su questa fede nei libri di storia a scuola. A me il modo di vestirsi dei musulmani e le loro preghiere sembravano strani e bizzarri. Anche i media del nostro Paese cercavano di presentare i musulmani come della gente fanatica, arretrata e crudele che veniva governata da dittatori. I miei genitori pur non frequentando molto la chiesa però mi inviarono alle scuole cattoliche. Là io mi unii all’Associazione degli atleti di Cristo e così cominciai a studiare in modo regolare la Bibbia. I membri di questo gruppo non festeggiavano il Natale e spiegavano questo loro fare dicendo che nella Bibbia non si parlava affatto di tale festività. Loro non consumavano neanche la carne di maiale e per essi lo shabbat (sabato) era il giorno sacro degli ebrei. Qualche tempo dopo la mia adesione a questa associazione decisi di lasciarla perchè non mi piacevano affatto i pensieri radicali ed estremisti che seguivano. Però continuai a studiare la Bibbia. Pian piano mi accorsi che c’erano differenze tra le versioni della Bibbia e mi assicurai che non c’era una versione autentica della sacra Scrittura. Non era quindi difficile trarre la conclusione che il Cristianesimo non e' una religione completa”.

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“Il Cristianesimo mi deluse molto. Cominciai poi a leggere il sacro libro dei musulmani, cioè il Corano. Sulla base dei versetti del Corano si poteva dimostrare facilmente l’esistenza di Dio attraverso il Suo creato e capire che l'Universo non era sorto dal nulla e per caso. Non avevo più dubbi sul fatto che l’Islam era la religione che guidava verso la verità. E così nel 1994 presi una decisione molto importante della mia vita: recitai la shahadah e divenni musulmana. Per approfondire la miaconosceza sull’Islam, anche dopo la mia conversione, continuai a studiarlo. E imparai poi la salat (preghiera islamica) da uno dei miei amici musulmani all’università.

Avendo paura della reazione dei miei genitori su questa mia scelta per qualche tempo non la rivelai pubblicamente a nessuno però quando alla fine decisi di indossare l’hijab loro si resero conto della mia conversione e si infuriarono molto e mi accusarono di essere una filo-araba che tradiva la propria cultura. Mia madre fu talmente triste che pianse per una intera settimana. Io credo che i musulmani trattando bene i non-musulmani potranno destare interesse verso l’Islam e spingerli a conoscere questa fede divina.” 

Diana approfondendo la sua conoscenza sull’Islam, abbraccio' successivamente l’Islam sciita e dopo la sua conversione ha scelto il nome di Masoumeh. Ora Masoumeh insegna matematica al liceo e nel 1999 lei ebbe l’occasione di fare anche l’Hajj, il pellegrinaggio islamico.

Aug 19, 2017 08:27 CET
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