• Iraniani famosi (21): Ghiaseddin Jamshid Kashani

Oggi vi presenteremo un genio del 14esimo e 15esimo secolo dell’Iran, Ghiaseddin Jamshid Kashanì.

Jamshid, soprannominato Ghiaseddin, figlio del medico Masoud, nacque nel 790 del calendario arabo, ossia nel 1388 cristiano, nella città di Kashan, nel cuore della Persia e del territorio dell’odierno Iran.

Questo distinto astrologo e matematico del periodo aureo della civiltà islamica, postulò le leggi necessarie per effettuare le quattro operazioni principali dell’aritmetica nell’opera “Miftah al-Hisab” (Chiave del Calcolo) che divenne uno dei testi d’insegnamento della matematica elementare. Nelle sue opere, questo grande scienziato, si presentava così: “Il più piccolo dei servi di Dio, il più bisognoso della Sua Misericordia, Jamshid, figlio del medico Masoud di Kashan, figlio di Mahmoud, figlio di Mohammad”.

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Ciò che sappiamo dalla vita di Ghiaseddin Jamshid Kashanì proviene per lo più dalle note presenti nelle sue opere e da due lettere, una quella che scrisse al padre e l’altra indirizzata agli abitanti della sua città, Kashan.

Il periodo dell’infanzia di Jamshid coincise con le barbare aggressioni di Tamerlano all’Iran; Jamshid però era nato in una famiglia agiata e soprattutto amante della scienza; il padre era medico ma e’ molto probabile che conoscesse anche altre scienze. Non conosciamo il luogo dove Jamshid studiò ed apprese le scienze ma probabilmente si tratta della sua stessa città o delle zone della regione del Fars.

La prima attività scientifica di Jamshid di cui siamo al corrente e’ l’osservazione dell’eclissi lunare del 2 giugno 1406 a Kashan. L’anno dopo, ovvero nel 1407, Ghiaseddin Jamshid scrive a Kashan la sua immortale opera in astrologia in arabo che intitola “Risalat Sollam as-Samaa” che significa “Trattato sulla scala verso il cielo”, titolo che denota anche un certo estro letterario e che lui prende da un versetto del Corano.

Successivamente, all’età di 23 anni, scrive un breve trattato, questa volta in lingua farsi, sulla conoscenza della galassia.

Nel 1414 compila l’insieme delle sue tavole astronomiche o Zij che però, per via delle sue cattive condizioni economiche, e’ costretto a dedicare a Ologh Beig, nipote di Tamerlano ed allora re della Persia che aveva la sua corte a Samarcanda.

Ologh Beig era un re amante della scienza e lui stesso era un buon conoscitore della matematica e dell’astrologia. Lui che da piccolo aveva assistito alla costruzione dell’osservatorio di Maraghè, decise di creare un osservatorio e centro scientifico affine a Samarcanda, la sua capitale e per questo invitò in questa città tutti i grandi scienziati della sua era.

Certo per quanto si apprende dagli scritti di Ghiaseddin Jamshid, luì si recò a Samarcanda per la fondazione dell’osservatorio solo dopo il 1421 e per questo Jamshid si lamenta anche di essere stato invitato dalla corte Timuride troppo tardi.

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Ad ogni modo Ghiaseddin Jamshid Kashanì si recò a Samarcanda e contribuì alla costruzione dell’osservatorio astronomico della città. Secondo alcune versioni, ad introdurre lui alla corte di Samarcanda sarebbe stato Qazi Zadè Rumì, un matematico originario dell’attuale Anatolia mentre altri credono che Ologh Beig lo volle a Samarcanda proprio per l’opera delle tabelle astronomiche, “Zij” che Jamshid aveva dedicato alla dinastia reale.

Kashanì si recò a Samarcanda insieme a suo nipote Moinoddin, che era altresì un matematico conosciuto e da Samarcanda scrisse al padre e agli abitanti di Kashan le sue famose due lettere che ci danno la possibilità di apprendere tante realtà sulle condizioni scientifiche del tempo, le relazioni tra gli scienziati e la corte ed altri concetti sociali e culturali.

 

Apr 03, 2018 11:56 CET
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