• Iraniani famosi (23):  Rudaki, il padre della poesia persiana

Salve cari amici e benvenuti all’appuntamento di questa settimana con “iraniani famosi”. Questa settimana vi presentiamo uno dei più famosi iraniani di tutti i tempi, il grande poeta e musicista classico persiano Rudakì.

Nel corso dei secoli la poesia, soprattutto nella terra d’Iran, e’ stata una grande passione e parte della vita della gente.

La letteratura antica dell’Iran era molto ricca ma nel 331 a.C., dopo la conquista della Persia ad opera di Alessandro, questui ordinò di tradurre in greco tutte le migliori opere reperibili e poi di bruciare le opere originali scritte in antico persiano. L’opera di Alessandro, animato da un odio estremo nei confronti degli iraniani, fu indubbiamente un “crimine storico” ma non riuscì bloccare l’avventura della letteratura persiana.

Nel periodo Sasanide, gli iraniani raggiunsero un livello molto elevato dal punto di vista scientifico e letterario e secondo molti studiosi, la fiorente civiltà islamica dei secoli successivi fu influenzata da questa dinastia persiana.

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Le opere letterarie dell’antica Persia sono in Pahlavì, nella lingua dell’Avestà zoroastriano ed in aramaico. Con l’arrivo dell’Islam in Persia e la conversione degli iraniani a questa illuminante religione, l’arabo sostituì, almeno a livello ufficiale, la lingua e la calligrafia persiana che però rimase tra la gente. Alla fine del nono secolo, sotto la dinastia Samanide, il persiano venne riadottato come lingua ufficiale ed alla loro corte vennero sostenuti e accolti i poeti che realizzavano opere in persiano.

I re samanidi, che erano di origini persiane, avevano reso il nazionalismo persiano un’ottimo strumento per ampliare il loro dominio ai danni del califfo di Baghdad.

In questa atmosfera politica nacque a Rudak, un villaggio vicino a Samarcanda, nell’odierno Uzbekistan, Abu Abdullah Jaafar ebne Mohammad Rudakì, colui che sarebbe divenuto “il padre” della poesia persiana.

Nessuno conosce la data precisa della sua nascita ma si pensa che sia nato intorno alla metà del terzo secolo dell’egira ovvero nel nono secolo cristiano.

Rudakì era contemporaneo di altri due grandi della storia dell’Iran, il medico Zaccaria Razì ed il filosofo Abu Nasr Farabì. Dal punto di vista storico, Rudakì nacque nel periodo della massima estensione dell’impero islamico, dal fiume Oxus in Asia centrale fino al sud della Spagna.

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Si sa poco della vita, degli studi e del viaggio di Rudakì da Samarcanda a Bukhara, nel sud dell’odierno Uzbekistan. “Mohammad Oufì”, che visse tre secolo dopo Rudakì ci trasmette alcune informazioni su questo grande poeta nella sua opera intitolata Lobab ol Albab; egli scrive che Rudakì era famoso sin dall’infanzia per la sua incredibile memoria e la sua intelligenza e che ad otto anni era già riuscito a memorizzare il Corano. Rudakì iniziò la scrittura di poesie sin da bambino e si narra che avesse anche una bella voce e che cantasse le sue composizioni e che le accompagnasse con il suo della sua cetra.

Per questo nel settore della poesia e delle canzoni era il migliore del suo tempo. Divenne così famoso che Amir Nasr, re della dinastia Samanide lo volle alla sua corte. A quel tempo in Persia, i poeti accompagnavano sempre i loro componimenti con la musica e se non sapevano suonare, assumevano un musicista, detto “ravì”, per accompagnarli.

Dando uno sguardo alle opere di Rudakì, possiamo comprendere come fosse acculturato; la sua maestria nell’uso dei vocaboli persiani era tale che oggi i suoi versi figurano solitamente nei dizionari e nelle enciclopedie per insegnare l’uso dei termini più disparati. Egli, conosceva alla perfezione anche le opere dei oeti arabi ed era un ottimo conoscitore della storia pre-islamica dell’Iran e delle diverse culture e religioni. Egli, alla corte Samanide, scrisse diverse poesie in lode ai re ed ottenne così in poco tempo una grande ricchezza. A corte divenne amico del vizir Abol Fazl Balamì, del poeta Shahid Balkhì e del filosofo Abul Hassan Moradì.

Negli ultimi anni della sua vita, per ciò che si apprendere dalle fonti, perse la vista e si spense infine nel 940 cristiano a Samarcanda.

Secondo gli storiografi Rudakì fu autore di oltre 1 milione e 300 mila versi, ma purtroppo, oggi, di questo grande poeta, ci sono arrivati solo 960 versi. Sonetti, liriche, quartine, segnali della sua grande bravura nella stesura di diversi tipi di componimenti poetici. 

Secondo gli studiosi, la più grande opera di Rudakì, di cui oggi abbiamo 115 versi, era la Kelilè o Demnè in versi, traduzione dell’opera indiana Panja Tantra.

Oltre a questa, Rudakì deve aver scritto anche altri 6 lunghi poemi.

 

Jun 09, 2018 13:41 CET
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