Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Amici, dalla puntata precedente abbiamo avviato la lettura di una nuova sura del Corano, esattamente la 35esima, ossia la sura di Fatir o del Creatore. Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto che ricorda la creazione degli angeli ad opera del Signore.

Nella nostra lettura siamo giunti al settimo versetto della sura di Fatir:

«الَّذِینَ کَفَرُوا لَهُمْ عَذَابٌ شَدِیدٌ وَالَّذِینَ آمَنُوا وَعَمِلُوا الصَّالِحَاتِ لَهُم مَّغْفِرَةٌ وَأَجْرٌ کَبِیرٌ»

I miscredenti avranno un duro castigo, mentre coloro che credono e compiono il bene avranno il perdono e ricompensa grande. (35:7)

Questo versetto ribadisce che rinnegare la verita’ e la giustizia e’ un comportamento che guida l’uomo verso la rovina mentre al contrario, le persone che cercano di fare del bene, anche se tentate da Satana, vengono perdonate dal Signore e possono ricevere la sua grazia. In altre parole, la fede senza le buone azioni non ha senso e non viene premiata da Dio. La mancanza di fede, pero’, e’ gia’ un qualcosa di negativo, anche considerata da sola, visto che porta l’uomo a sbagliare nelle sue decisioni e lo avvicina, passo dopo passo, all’inferno. Quando l’uomo sceglie il tragitto sbagliato, non puo’ mai raggiungere la meta. Dalla riflessione su questo versetto, possiamo trarre almeno due conclusioni:

Primo – Considerare sempre il destino e la fine delle proprie azioni, e’ un qualcosa di molto utile per correggere il comportamento umano; l’uomo che si ricorda che la sua parabola non si conclude con la morte, impara ad essere saggio e lungimirante.

Secondo – Fin quando i peccati dell’uomo non vengono perdonati da Dio, egli non e’ in grado di entrare in Paradiso che infatti non e’ un luogo per peccatori ed iniqui.

Ed ora passiamo alla lettura del versetto numero 8 della sura del Creatore o di Fatir:

 

«أَفَمَن زُیِّنَ لَهُ سُوءُ عَمَلِهِ فَرَآهُ حَسَنًا فَإِنَّ اللَّـهَ یُضِلُّ مَن یَشَاءُ وَیَهْدِی مَن یَشَاءُ  فَلَا تَذْهَبْ نَفْسُکَ عَلَیْهِمْ حَسَرَاتٍ  إِنَّ اللَّـهَ عَلِیمٌ بِمَا یَصْنَعُونَ»

[Cosa ne sarà di] colui al quale è stata edulcorata la nefandezza della sua azione al punto che la considera buona? Ma Allah svia chi vuole e guida chi vuole. Quindi non ti affliggere per causa loro: Allah ben conosce quello che hanno operato. (35:8)

 

In base a questo versetto, coloro che insistono nel rinnegare l’esistenza di Dio, perdono la capacita’ di vedere le cose come stanno, e per questa ragione vedono bello cio’ che invece e’ brutto. Quando una persona non riconosce l’esistenza di Dio, perde il piu’ giusto dei parametri di paragone e quindi usa le sue voglie e le sue necessita’ come discrimine per dividere il bene dal male; e’ chiaro che cio’ lo porta a sbagliare. Al contrario, la fede, aiuta l’uomo a trovare la sua giusta via.

La parte finale del versetto, poi, invita il profeta e gli altri credenti a non affliggersi per coloro che pur avendo sentito la parola divina, si ostinano a non accettarla; Dio, spiega il versetto, conosce cio’ che sta nel loro cuore e sara’ Lui a giudicarli. La storia racconta che il profeta dell’Islam, era molto premuroso e sperava che tutti potessero trovare la salvezza con la fede, e per questo si rattristava quando vedeva qualcuno che con il peccato e l’errore, sceglieva per se la via dell’inferno. Certo, dispiacersi in questo modo non e’ vietato, ma il Corano intende dire di non fermarsi e di non lasciarsi scoraggiare da coloro che purtroppo, non riescono o non vogliono trovare la via della salvezza.

Ecco ora alcune delle conclusioni che possiamo trarre dalla riflessione su questo versetto:

Primo – La parte animalesca dello spirito umano, che pensa solo a soddisfare le sue voglie materiali, puo’ alle volte fare apparire belle le azioni sbagliate. In altre parole, prima l’uomo trova una giustificazione per il suo peccato e poi lo commette senza scrupolo.

Secondo – Il bene ed il male devono essere stabiliti in base ai parametri stabiliti dalla ragione e dalle sacre scritture e non in base alle nostre voglie ed alle nostre passioni.

Terzo – Dio ha reso il peccato motivo di perdimento e coloro che insistono nel peccare, non fanno altro che smarrirsi sempre di più.

Quarto – Per l’errore degli altri e’ permesso rattristarsi ma fino ad un certo punto; ognuno e’ responsabile delle proprie azioni.

 

Davood Abbasi 

Jun 17, 2018 12:10 CET
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