Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Da alcune puntate abbiamo iniziato la lettura della sura Ya Sin, la 36esima sura del sacro Corano, definita “il cuore” di questo testo sacro in alcune tradizioni. Secondo alcuni esegeti, e’ anche possibile che le due lettere che compongono il nome della sura, unificate, compongano uno dei soprannomi del profeta dell’Islam, Muhammad (pace e benedizione divina su di lui e sulla sua famiglia). Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto.

Ecco ora i versetti numero 45 e 46:

«وَإِذَا قِیلَ لَهُمُ اتَّقُوا مَا بَیْنَ أَیْدِیکُمْ وَمَا خَلْفَکُمْ لَعَلَّکُمْ تُرْحَمُونَ»،

Quando si dice loro: “Temete ciò che vi sta dinanzi e quello che è dietro di voi, affinché possiate essere oggetto di misericordia”, (36:45)

 

«وَمَا تَأْتِیهِم مِّنْ آیَةٍ مِّنْ آیَاتِ رَبِّهِمْ إِلَّا کَانُوا عَنْهَا مُعْرِضِینَ»

non giunge loro un solo segno, tra i segni del loro Signore, senza che se ne distolgano. (36:46)

 

Dopo aver enumerato alcuni dei segni della potenza divina nel Creato, questi versetti spiegano che purtroppo una parte della gente volge le spalle a queste prove e rinnega i profeti del Signore. Questa gente, dinanzi all’invito alle buone azioni, prosegue con le proprie malefatte con indifferenza. Se queste persone abbandonassero le loro azioni ingiuste credendo in Dio, avrebbero perdonate le loro azioni precedenti.

Da questi versetti possiamo quindi trarre le seguenti conclusioni:

Primo – I segni dell’onnipotenza di Dio nel Creato sono abbondanti, ma la gente purtroppo non osserva o non vuole osservare.

Secondo – La via verso Dio e’ sempre percorribile, ed Egli non nega a nessuno la sua Misericordia, a meno che siano gli uomini stessi a sottrarsi a essa.

Ed ora leggiamo il versetto numero 47:

 

«وَإِذَا قِیلَ لَهُمْ أَنفِقُوا مِمَّا رَزَقَکُمُ اللَّـهُ قَالَ الَّذِینَ کَفَرُوا لِلَّذِینَ آمَنُوا أَنُطْعِمُ مَن لَّوْ یَشَاءُ اللَّـهُ أَطْعَمَهُ إِنْ أَنتُمْ إِلَّا فِی ضَلَالٍ مُّبِینٍ»

 

E quando si dice loro: “Siate generosi di ciò che Allah vi ha concesso”, i miscredenti dicono ai credenti: “Dovremmo nutrire chi sarebbe nutrito da Allah, se Lui lo volesse? Siete in evidente errore”. (36:47)

 

Uno degli ordini impartiti da Dio ai fedeli e’ quello di aiutare i bisognosi, e ogni persona dotata di senno e’ in grado di comprendere l’entita’ positiva di questo ordine. Alcuni miscredenti ostinati a opporsi alla religione, pero’, polemizzano persino contro questo concetto e si chiedono il perche’ di tale ordine. “Perche’ Dio non li aiuta da se”, dicono alcuni? Forse e’ lui stesso che non vuole che i bisognosi stiano bene.

E’ chiaro che domande come queste, che opponevano i contemporanei del profeta, purtroppo non sono solo di quel periodo e riguardano in genere persone ottuse che cercano ogni appiglio per rinnegare la religione e giustificare la propria mancanza di fede.

Rispondendo comunque a questa polemica, l’Islam spiega che la parte che spetta ai bisognosi e’ stata collocata negli averi dei ricchi, proprio come il cibo del bambino e’ stato collocato nel corpo della madre, quando lei lo porta in grembo, prima della nascita.

Dalla breve riflessione su questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Se sapessimo che cio’ che abbiamo e’ in realta’ un prestito fattoci da Dio e che in verita’ e’ Lui il proprietario di ogni cosa, aiutare i poveri ci risulterebbe piu’ facile.

Secondo – Uno dei segni della fede e’ la generosita’ nei confronti dei poveri, e chi non dona e’ sicuramente alle prese con la miscredenza.

Terzo – La visione errata delle cose fa si che alcune persone vedano l’aiuto ai bisognosi come un’azione negativa, quando si tratta di un’azione nobile e meritoria.

Ed ora leggiamo i versetti 48, 49 e 50:

 

«وَیَقُولُونَ مَتَى هَـذَا الْوَعْدُ إِن کُنتُمْ صَادِقِینَ»،

 

E dicono: “Quando [si realizzerà] questa promessa se siete veridici?”. (36:48)

 

«مَا یَنظُرُونَ إِلَّا صَیْحَةً وَاحِدَةً تَأْخُذُهُمْ وَهُمْ یَخِصِّمُونَ»،

Non aspettano altro che un Grido, uno solo, che li afferrerà mentre saranno in piena polemica. (36:49)

 

«فَلَا یَسْتَطِیعُونَ تَوْصِیَةً وَلَا إِلَى أَهْلِهِمْ یَرْجِعُونَ»

E non potranno dunque fare testamento e neppure ritornare alle loro famiglie. (36:50)

 

Proseguendo a parlare dei miscredenti del periodo del profeta, i versetti di sopra spiegano che questa gente prendeva in giro anche la promessa della Resurrezione dopo la morte e dicevano agli altri di non temere un qualcosa di cui non si conosce il momento preciso. Il Corano risponde che molte cose hanno un tempo che non e’ conosciuto ma non per questo non esistono. L’esempio lampante sono i terremoti, che non sono prevedibili, ma non per questo non sono reali.

Anche la fine del mondo e l’arrivo del Giorno del Giudizio si verifichera’ di colpo e senza preavviso, e nessuno fara’ in tempo a tornare a casa a salutare i propri cari, spiega il Corano.

Ed e’ cosi’ che da questi versetti possiamo trarre le seguenti conclusioni:

Primo – Coloro che rinnegano l’altra vita, non hanno motivo per farlo, e non avendo argomentazione logica per tale deduzione si avvalgono di prese in giro, offese e domande insulse.

Secondo – Il Giorno del Giudizio e’ una promessa divina e quindi sicura ed il fatto che non si conosca il momento preciso di esso, non e’ un motivo valido per dire che non ci sara’.

Terzo – La fine del mondo si verifichera’ all’improvviso, mentre la gente e’ occupata a vivere la sua vita quotidiana.

Quarto – Con la fine del mondo, tutti i rapporti di amicizia e parentela finiranno e ognuno ricevera’ solo il premio o la punizione delle proprie azioni.

Davood Abbasi

Aug 01, 2018 08:06 CET
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