Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

    رOrmai da mesi abbiamo iniziato la lettura della sura Ya Sin, la 36esima sura del sacro Corano, definita “il cuore” di questo testo sacro in alcune tradizioni. Secondo alcuni esegeti, e’ anche possibile che le due lettere che compongono il nome della sura, unificate, compongano uno dei soprannomi del profeta dell’Islam, Muhammad (pace e benedizione divina su di lui e sulla sua famiglia). Meccana per la maggiorparte, prende nome dal primo versetto.

Ecco ora i versetti numero 66 e 67 della sura Ya Sin:

«وَلَوْ نَشَاءُ لَطَمَسْنَا عَلَى أَعْیُنِهِمْ فَاسْتَبَقُوا الصِّرَاطَ فَأَنَّى یُبْصِرُونَ»،

E se volessimo, cancelleremmo i loro occhi e si precipiterebbero allora sul sentiero. Ma come potrebbero vedere? (36:66)

 

«وَلَوْ نَشَاءُ لَمَسَخْنَاهُمْ عَلَى مَکَانَتِهِمْ فَمَا اسْتَطَاعُوا مُضِیًّا وَلَا یَرْجِعُونَ»

E se volessimo li pietrificheremmo sul posto e non sarebbero capaci né di avanzare, né di tornare indietro. (36:67)

 

I versetti ricordano che la punizione per le cattive azioni, di cui parla questo tratto della sura Ya Sin, non riguardano solo l’altra vita e Dio, qualora lo voglia, puo’ castigare le persone anche in questa vita terrena. Il versetto ricorda che Dio puo’ togliere in un’attimo la vista ai malfattori, in modo che non possano percorrere nemmeno la via che percorrono tutti i giorni. Dio, aggiungono i versetti, e’ altresi in grado di pietrificare i malfattori in modo che non si possano piu’ muovere. E gli esegeti ipotizzano che questi potrebbero essere castighi inerenti pure all’altra vita. In altre parti del Corano, infatti, si dice che i peccatori sono smarriti nel Giorno del Giudizio e non sanno da che parte andare. Loro non saranno in grado di fuggire a cio’ che li aspetta: il castigo per le loro azioni.

Da questi versetti apprendiamo che:

Primo – L’uomo, anche in questa vita, non e’ immune dal castigo divino. Per questo non deve credersi fuori dalla portata della giustizia divina, neanche nella vita terrena.

Secondo – Dio, in questa vita, cerca di non castigare i malfattori per dare loro la possibilita’ di capire, pentirsi e ritrovare la via della beatitudine.

Ed ora leggiamo il versetto numero 68:

«وَمَن نُّعَمِّرْهُ نُنَکِّسْهُ فِی الْخَلْقِ أَفَلَا یَعْقِلُونَ»

Noi invertiamo la creazione di tutti coloro ai quali concediamo una lunga vita. Non capiscono ancora? (36:68)

 

Qui il Corano ribadisce una verita’ molto significativa. Il fatto che quando gli esseri umani diventano anziani diventano come dei bambini ed e’ come se crescessero all’incontrario; gli anziani hanno una mente e un corpo piu’ deboli e per questo e’ sbagliato pensare che si possa rimanere peccatori in gioventu’ e po diventare buoni solo da vecchi.

Quando si e’ anziani, bisogna farsi aiutare dagli altri persino per le necessita’ primarie come il mangiare e quindi a quel punto e’ complicate riuscire a fare opere di bene. Ecco quindi cio’ che possiamo trarre come conclusioni da questo versetto:

Primo – L’allungarsi della vita, per alcune persone, non porta loro potere ma al contrario le indebolisce sempre più.

Secondo – La vita dell’uomo e’ limitata ed i suoi sogni invece sono tanti e il vero vincitore e’ colui che sa’ usare al meglio la sua vita.

Terzo – Il pensiero e la riflessione sono i migliori alleati dell’uomo mentre tutto cio’ che distoglie l’attenzione dell’uomo dalla preziosita’ della giovinezza, e’ motivo della sua rovina.

Ed ora leggiamo i versetti 69 e 70 della sura Ya Sin:

«وَمَا عَلَّمْنَاهُ الشِّعْرَ وَمَا یَنبَغِی لَهُ إِنْ هُوَ إِلَّا ذِکْرٌ وَقُرْآنٌ مُّبِینٌ»،

Non gli abbiamo insegnato la poesia, non è cosa che gli si addice; questa [rivelazione] non è che un Monito e un Corano chiarissimo, (36:69)

 

«لِّیُنذِرَ مَن کَانَ حَیًّا وَیَحِقَّ الْقَوْلُ عَلَى الْکَافِرِینَ»

affinché avverta ogni vivente e si realizzi il Decreto contro i miscredenti. (36:68)

 

Dopo i versetti riguardanti il Monoteismo e la vita dopo la morte, questi iniziano a parlare della questione della profezia, e ricordano che cio’ che venne ispirato al profeta dell’Islam, seppur in versi, non era poesia ma un monito ed una guida per la gente, affinche’ possa percorrere la via giusta nella via, non smarrirsi nel peccato e poter raggiungere la felicita’ eterna.

Questo monito trasmesso agli uomini dal profeta, pero’, non aveva effetto sui miscredenti, che erano cosi’ immersi nelle loro malefatte che non erano disposti a mettere in discussione le proprie idee e a riflettere per comprendere la veridicita’ del messaggio del profeta. La mente ed il cuore di questa gente era simile alle pietre e la verita’ non entrava in essa. L’esistenza stessa del profeta, pero’, fara’ si che nell’altra vita non possano dire che loro non erano stati avvisati della verita’.

Da questi versetti possiamo trarre alcune conclusioni:

Primo – Il Corano non proibisce affatto la poesia, ma smentisce il fatto che il profeta dell’Islam fosse un poeta e che i versetti del Corano siano poesia.

Secondo – Il Corano, non essendo poesia, non e’ basato sulla fantasia ma e’ la parola del Signore e quindi e’ basato sulla Sua saggezza infinita.

Terzo – Coloro che non accettano la verita’, sono di fatto dei morti ambulanti dato che il valore dell’uomo sta proprio nella limpidezza della sua coscienza e nella vivacita’ del suo cuore. Chi ignora le verita’ e’ peggiore di un morto, dato che il suo cuore ha smesso di comprendere e di capire.

Davood Abbasi

Aug 01, 2018 09:50 CET
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