• Islam, la mia scelta(141), Sara Bokker

Islam, la mia scelta (155) L’Islam ha introdotto l’hijab come parte della dignità e della modestia nell’interazione tra i membri di sesso opposto.

Il versetto 59 del capitolo 33 citato in precedenza fornisce una ragione molto valida; esso dice:“cosi’ da essere riconosciute e non essere molestate.”L’hijab protegge infatti le donne dagli sguardi impuri; esso simboleggia che ella è stata santificata soltanto ad un uomo ed è interdetta a tutti gli altri. L’hijab contribuisce alla stabilità e preservazione del matrimonio e della famiglia eliminando le possibilità di relazioni extramatrimoniali.

Infine, esso obbliga gli uomini a focalizzarsi sulla vera personalità della donna e a mettere in secondo piano la loro bellezza fisica. Esso pone la donna nella condizione di prevenire le attenzioni degli estranei nei suoi confronti.Le femministe e i media occidentali spesso presentano l’hijab come un simbolo dell’oppressione e della schiavitù della donna. L’hijab non è il simbolo dell’oppressione. Le donne sono oppresse per ragioni socio-economiche anche in paesi dove le donne non hanno mai sentito parlare dell’hijab. Si stupisce delle società che mostrano tolleranza per coloro che vogliono girare in topless ma trovano difficoltoso tollerare una donna che per sua scelta vuole osservare l’hijab.

Sara Bokker, di cui parleremo oggi , è una di queste donne che ha trovato la sua tranquillità interiore nel portare l’hijab. Restate con noi!

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Sara Bokker, ex-attrice, modella, istruttrice americana è nata negli Usa. Sara ci racconta così la storia del suo ritorno all’Islam: ”Sono una ragazza americana nata nel centro dell’America: sono cresciuta come ogni altra ragazza, cercando il fascino della vita nella “grande città”, così decisi di trasferirmi in Florida, nel South Beach di Miami, un luogo ideale per chi cercava la “bella vita”.

Naturalmente facevo ciò che la maggior parte delle ragazze occidentali fanno: mi focalizzavo sul mio aspetto fisico e sulla mia bellezza esteriore. Mi importava molto l’attenzione che ricevessi dagli altri. Scrupolosamente m’impegnai a fare sport e divenni subito una personal trainer, comprai un bell’appartamento sul lungomare e divenni “un’esibizionista” frequentatrice regolare di spiagge.

Passarono anni, ormai mi ero immersa nelle passioni, nell’alcool e nella vita di lusso. Tanto  ottenevo successo grazie alla mia bellezza e la femminilità quanto mi sentivo insoddisfatta e triste. Divenni ormai schiava della moda ed ero un ostaggio del mio look.

Per scappare da quel terribile vuoto nel quale stavo cadendo, mi rifugiai nella meditazione e nelle religioni alternative. Però nessuna di esse poteva rasserenare la mia anima agitata. Erano infatti come delle pillole che alleviavano il dolore senza però curarlo efficacemente. “

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Fu proprio in quel periodo che avvennero gli attentati dell’11 settembre. In Occidente fu dichiarata infatti una nuova Crociata. I media americani lanciarono una dura campagna propagandistica contro l’Islam e i musulmani, accusandoli di essere i responsabili della strage delle Torri gemelle. Fino a quel periodo non sapevo molto dell’Islam. La parola “Islam” mi faceva ricordare solo il terrore e il panico: le donne coperte con il velo e le mogli che venivano picchiate dai loro mariti.

Un giorno per caso presi una copia del Corano, il libro sacro dei musulmani. Leggendo questo libro sacro, rimasi molto attratta dal suo profondo contenuto e dal semplice modo in cui lo presentava. Infatti in questo libro si parlava della vita, della creazione, del rapporto tra il Creatore ed il creato. Scoprii che il Corano si rivolgeva al cuore e all’anima delle persone e per capirlo non c’era bisogno di un interprete o di un prete. Io infatti trovai la verità e la pace nella religione islamica e nel Corano e divenni musulmana.

Comprai un bellissimo e lungo abito e un foulard.  Portandoli come le donne musulmane, cominciai a camminare per le stesse strade dove fino a qualche giorno fa passavo con i pantaloncini corti, il bikini o un elegante tailleur di stile occidentale. Dentro di me qualcosa era cambiato radicalmente. Per la prima volta provavo d’essere una donna. Mi sentivo molto serena. Mi sentivo liberata dalle  catene che mi avevano imprigionata. Ormai mi ero liberata dagli sguardi impuri. Non sprecavo più ore e ore a fare shopping, truccarmi, sistemarmi i capelli. Finalmente ero libera.”

Alle donne che si sono arrese alle negative propagande lanciate dall’Occidente contro l’hijab direi solo che non sanno cosa stanno perdendo.”, conclude Sara, la neo-musulmana americana.

Aug 01, 2018 12:03 CET
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