• Iraniani Famosi (106): Bidel Dehlavi’ (p.3)

Amici, in queste settimane vi stiamo parlando dei grandi della Persia che hanno vissuto o avuto a che fare con l’India, terra che parlò il persiano per secoli. Oggi continuiamo a parlarvi del famosissimo poeta Bidel Dehlavi’.

La settimana scorsa abbiamo detto che Mawlānā Abul-Ma'āni Mirzā Abdul-Qādir Bēdil, noto anche come Bidel Dehlavi, visse tra il 1644 ed il 1720; sulla sua vita abbiamo appreso il fatto che fu poeta persiano, nato in India. Abbiamo spiegato altresi’ che viene considerato il massimo poeta di lingua persiana in grado di aver influenzato sia il manierismo delle zone culturali iraniche sia l'evoluzione delle liriche indo-musulmane.
Trascorse tutta la sua vita nel subcontinente indiano, come testimoniato dai ricordi autobiografici denominati Cahar 'Unsur ("I quattro elementi") composti nel 1684, inerenti sia gli avvenimenti biografici dell'autore sia le esperienze interiori dello stesso.
Venne educato dallo zio Mirza Qalandar, in quanto rimase orfano di padre sin dalla tenera età. Questo tipo di educazione e istruzione non impedì a Bēdil di conoscere i vari dettami religiosi e nemmeno di seguirli, dato che venne iniziato al sufismo dal Maulana Saih Kamal e dopo l'incontro avvenuto con il santo Saih ABu'l-Qasim Tirmizi nella località di Orisa, approfondì ulteriormente le sue esperienze religiose ed abbandonò, sotto consiglio del santo, gli studi in legge che stava portando avanti con l'altro zio Mirza Zarif. Il percorso spirituale di Bēdil si caratterizzò per una marcata personalizzazione, evidenziata dai cinque anni di ritiro meditativo e mistico trascorsi a Delhi, dal 1665 al 1670, simboleggiati dagli incontri con il misterioso maestro Sah-i Kabuli. Rientrato nel mondo quotidiano e materiale, si sposò e per tre anni si mise al servizio del principe A'zam Sah, figlio dell'imperatore Mogul Aurangzeb, dopodiché preferì condurre una vita vagabonda riempita da impegni letterari, spirituali e sociali fino a stabilizzarsi nell'ultimo periodo a Delhi.
La produzione voluminosa di Bēdil comprese numerose opere poetiche e di prosa suddivise in tre masnavi di contenuto filosofico, in un Sur-i ma'rifat ("Il Sinai della conoscenza") di carattere scientifico, in un mastodontico Divan costituito da insegnamenti, riflessioni filosofiche e spirituali, in raccolte di liriche di altri autori, in lettere in prosa raffinata, in commentari dei propri scritti denominati Nukat, per un complessivo di sedici libri contenenti approssimativamente centoquarantasettemila versi. Tra i suoi libri si annoverano: Telesm-e Hairat (طلسم حيرت), Toor e Ma'refat (طور معرفت), Chahār Unsur (چهار عنصر) and Ruqa'āt (رقعات).

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Abbiamo detto che Bēdil venne considerato uno dei più prestigiosi rappresentanti del cosiddetto Sabk-e-Hendì o "stile indiano", di cui l'autore si fece portavoce della corrente naturalistico-filosofica, progressista e maggiormente disponibile alla tolleranza e alla libertà di pensiero, vista l'attenzione riservata anche agli aspetti reali della vita quotidiana.
Dal punto di vista letterario questo movimento produsse una forma linguistica duplice, da un lato universaleggiante, parzialmente scientifica e realistica, tendente ad una ricerca della spiegazione dettagliata dei fenomeni che non precluse un utilizzo di un'ampia forbice lessicale e retorica e dall'altro metafisica in grado di esplorare idee astratte combinate agli aspetti concreti e quotidiani.
La popolarità di Bēdil nel corso del tempo è variata a seconda della congiuntura storica, politica, religiosa e anche se la sua scuola poetica viene criticata per la complessità ed i significati impliciti, in alcuni paesi come l'Afghanistan, il Tajikistan, il Pakistan e l'India viene accolto favorevolmente. In Afghanistan è presente una scuola di studiosi di poesia che si dedica unicamente alle liriche di Bēdil. I suoi versi sono stati musicati in alcuni paesi dell'Asia centrale.

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Cari amici continueremo a parlarvi di Bidel Dehlavi nella prossima puntata ma prima di lasciarvi, vogliamo invitarvi ad ascoltare un passo di una sua opera, in modo che possiate rendervi conto dello stile letterario di questo grande poeta persiano. La traduzione del brano e’ del noto iranista italiano Alessandro Bausani.
Sono una Presenza d'Unità, non entro altro che in cuore a un (intimo) confidente; sono il vino dell'ampolla della Realizzazione, non entro in un misero recipiente.
Ora metto in moto cento cieli in un occhio di formica, ora, in cento oceani, non entro nell'abbraccio di una goccia di rugiada.
Ora impallidisce il mio colore tanto che nascondo il capo nel seno d'un àtomo, ora di tale Brama mi vanto che in me stesso anche non entro.
La sottigliezza della mia indole, m'ha gettato, qual perla, fuori dal mare; son tanto entrato nel fondo di me stesso, che più non entro nel mondo.

Sep 05, 2018 12:18 CET
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