Dec 31, 2019 11:49 CET
  • Fanatismo: falso volto dell’Islam (66)

Amici nella puntata precedente esaminando il tema degli hadith finti e inventati vi abbiamo detto che i nemici dell’Islam e gli ipocriti hanno architettato, sin dall’inizio, un piano che ritenevano efficace per indebolire la fede nell’autenticità e nell’originalità del Sacro Corano; per questo presentarono i loro temi anti-coranici mascherandoli come meriti (fazilat) per i sahabah, così da deviare i sunniti o gli sciiti.  

Studiarono le condizioni esistenti nel mondo islamico e vi trovarono un mercato attivo e fiorente di hadith inventati. Lo sfruttarono in modo massiccio ed iniziarono un intenso commercio di tradizioni fabbricate, calunniando e diffamando l’autenticità del Sacro Corano, sostenendo che in esso, lo stesso che ora si trova nelle nostre mani, vi fossero aggiunte, omissioni, alterazioni ed anche alcuni errori.

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Questa idea era ed è diametralmente opposta a ciò che credono i musulmani, sia sciiti che sunniti, riguardo al Sacro Libro. Shaykh Abu Ja'far Saduq (923-991), studioso ed esperto sciita di ‘ilm al Hadith’ (Scienza della conoscenza dei Hadith) scrive nel suo Kitab al-I'tiqadat:

“Noi crediamo che il Corano che Dio rivelò al Suo Profeta Muhammad(as) è quello che si trova tra i daffa’tayn (i due estremi del Libro). Ed è quello che è nelle mani della gente e non ve n’è altro più esteso di questo”. 

E di seguito afferma inoltre: “Chiunque afferma che noi sosteniamo che ve ne sia un altro più esteso di questo del testo attuale, è un bugiardo”.

Pressoché tutti i grandi mujtahid della Shi'a hanno fatto dichiarazioni simili, per esempio: Shaykh al-Mufid in Awa'il al-Maqalat, p. 95; Sharif al-Murtadha in Bahr al-Fawa'id pag. 69; Shaykh al-Tusi in Tafsir al-Tybian; Shaykh al-Tabarsi in Majma' al-Bayan. Questa idea è condivisa fino ad oggi.

L’atteggiamento dei nostri cari fratelli sunniti verso alcuni hadith a sostegno delle omissioni, di cui vi abbiamo riportato alcuni esempi  nella puntata precedente, è influenzato dalla fiducia assolutamente cieca che essi ripongono verso le tradizioni degli al-Sihah al-Sittah (“i sei libri di tradizioni autentiche”), e specialmente verso le tradizioni che si trovano nel Sahih al-Bukhari e nel Sahih Muslim, ritenute perfette.

Al-Nawawi, un religioso sunnita e autore di fiqh ed esperto di ḥadith dice nel suo libro Sharh Sahih Muslim: “Il fatto che la Ummah(comunità Islamica) abbia accettato volontariamente il Sahih al-Bukhari e il Sahih Muslim ci ha portato a pensare che sia nostro dovere (wajib) agire in accordo a ciò che è scritto in questi libri, e questo è un punto di vista su cui vi è unanimità. La gente deve agire secondo un khabar al-wahid (un hadith narrato da un unico narratore) trovato in altri libri, solo quando la sua catena di narratori è corretta. E lo stesso si applica ai due Sahih; ma questi due differiscono dagli altri libri, poiché tutto quello che si trova in essi è corretto e non vi è necessità di esaminarli; inoltre, è wajib seguirli incondizionatamente, mentre gli hadith delle altre raccolte non vengono seguiti finché non vengono confermate le loro credenziali e adempiano alle condizioni in base alle quali un hadith è ritenuto corretto".

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Questa accettazione incondizionata degli hadith che si trovano in questi libri ha obbligato i nostri fratelli sunniti ad accettare la teoria dell’abrogazione della recitazione (naskhat al-tilawah); vale a dire, credono che la recitazione di alcuni versetti fu abrogata nonostante rimanga vigente la legge in essi contenuta.

Il grande  giurista e  studioso islamico Seyyed al-Khoei scrivendo al riguardo dice:

“E’ chiaro che la teoria dell’abrogazione della recitazione (naskhat al-tilawah) è esattamente identica alla credenza nelle alterazioni ed omissioni nel Sacro Corano”.

Comunque bisogna attenersi strettamente al giusto principio che qualunque hadith che sia in contrasto con il Sacro Corano debba esser scartato e “gettato contro una parete” se non può esser interpretato in maniera accettabile.

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