PARSTODAY-In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Salve gentili ascoltatori e benvenuti all’ultima puntata della rappresentazione radiofonica, “Dalla culla dell’islam”, una rubrica che è stata dedicata interamente alla vita del grande profeta dell’islam, Muhammad(as), colui che per divulgare il verbo divino tra l’umanità fece grossi sacrifici e subì tante sofferenze.

 Nella puntata precedente vi abbiamo narrato che il profeta Muhammad(as) negli ultimi giorni della sua vita terrena, venne informato dell’aggressione delle truppe bizantine nei confini siriani contro i territori musulmani, quindi per spingerli  indietro al più presto si mobilitò una grande armata, affidando il comando al saggio e coraggioso Usama, figlio di Zayd, che aveva quasi 20 anni e ordinò a tutti i compagni di partecipare a questa spedizione e ubbidire ai comandi di Usama. Però per i nobili compagni di Ansar e Muhajir che avevano già partecipato a numerose campagne ed ebbero esperienza di numerose guerre era molto difficile sottomottersi al comando di un giovane inesperto e così molti di loro rifiutarono l’ordine del Profeta e non presero parte alla spedizione verso Sham. Alcuni di compagni da tanto tempo aspettavano la dipartita del Messaggerdo di Dio ed ora che fu ormai raggiunto quel momento cruciale per loro non volevano perderlo cosi facilmente, lasciando Medina  per prendere parte a un conflitto. E così l’esercito di Usama partì finalmente verso Sham senza i grandi veterani comandanti di Medina. Una missione che a causa della scomparsa dell’Inviato di Dio fu lasciata a metà. La condizione fisica del profeta peggiorava sempre di più. Così che difficilmente riusciva a muoversi e uscire dal letto. Però il dolore che affliggeva il suo cuore a causa della disobbedienza di alcuni compagni e gli ipocriti fu molto più peggio e amaro di quello fisico.  Quel giorno il messaggero di Dio ordinò a Bilal di chiamare i musulmani in moschea recitando l’adan. In pochi minuti, la moschea fu riempieta da una grande e appassionata folla di credenti che con tanta emozione e gioia si radunarono nella casa di Dio per poter sentire le ultime parole del loro amato Profeta. Dopo un po’ Rasullallah appoggiando alle braccia di Ali e fadl, un altro suo cugino, con un volto arrossito dalla febbre e i passi molto deboli, entrò in moschea. A vedere la faccia malata del Messaggero di Dio, i musulmani si scoppiarono a piangere. L’Inviato di Dio con l’aiuto di Ali salì difficilmente sul pulpito della moschea e si sedette sulla prima scala, e con una voce debole si rivolse alla gente e chiese

Aug 31, 2016 08:11 CET
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