• Fiabe persiane (84):  l'uomo ammalato+proverbio

Nel nome di Allah che con Saggezza infinita, scrisse la fiaba che noi chiamiamo vita. Anche questa settimana è giunto il momento dell’appuntamento con la narrativa persiana e come sempre ci sono per voi prima un’antica fiaba persiana e poi la storia che ha dato vita ad un proverbio popolare persiano.

C’era taluno, non c’era qualcuno, oltre al buon Dio non c’era nessuno.

Si narra che nei tempi antichi un’uomo viveva in un piccolo villaggio. Era un’uomo forte e forzuto e lavorava dalla mattina alla sera nei campi ed al tramonto tornava a casa e trascorreva felice le sue ore con sua moglie ed i propri figli.

Un giorno l’uomo torno’ piu’ presto dal lavoro; sua moglie lo vide pallido ed affaticato; verso’ una tazza di te’ per lui e gli chiese cosa fosse successo. L’uomo rispose: “Stavo lavorando quando all’improvviso un dolore lacerante mi ha colpito ai fianchi. Mi sono fermato per qualche istante e poi ho cercato di riprendere ma il dolore e’ tornato. E cosi’ ho deciso di tornare a casa piu’ presto”.

La moglie disse: “Avrai preso freddo ierisera. Avvolgero’ intorno alla tua pancia ed ai tuoi fianchi uno scialle per tenerli al caldo. O forse hai sollevato qualcosa di pesante. Devi riposarti e dormire un po’ per stare meglio”.

L’uomo ceno’ velocemente ed ando’ a letto ma il dolore dei fianchi impedi’ che si addormentasse. Il dolore si faceva sempre piu’ intenso ed alla fine divenne tale da costringere l’uomo ad urlare.

La moglie allora disse: “Credo che il dolore dei tuoi fianchi non sia dovuto al raffreddore. Devo andare e chiamare il dottore”.

Da quelle parti viveva un dottore molto saggio che era in grado di distinguere la malattia di una persona vedendo solo il colorito della sua pelle; il dottore conosceva i segreti delle piante e con i suoi infusi vegetali era in grado, si diceva, di far resuscitare i morti. La donna lo chiamo’ tramite i vicini di casa.

Il dottore venne e guardo’ il malato con particolare superbia, ed era come se volesse dire di sapere ogni cosa. Quando vide l’uomo che per via dell’intensita’ del dolore aveva perso i sensi disse: “Quest’uomo non ha piu’ speranza e morira’ entro domattina. Sono sicuro e non c’e’ il minimo dubbio. Ha mangiato qualcosa di molto pesante che ha danneggiate il suo intestino. Morira’, ne sono certo, e non si puo’ fare niente per lui”.

Il dottore disse cosi’ e se ne ando’. La moglie dell’uomo ed i vicini rimasero al suo capezzale fino al mattino. Di mattina l’uomo si sveglio’ come gli altri ed insieme a loro inizio’ a lavarsi faccia e mani per poter poi fare la preghiera; il suo dolore era sparito.

La moglie ed i vicini gli raccontarono cio’ che era successo e quello che aveva detto il dottore. L’uomo disse: “Da quando in qua’ la gente muore per un mal di pancia. E poi questo dottore non era mica Dio. Come ha potuto dire che sarei morto precisamente stamattina?”.

L’uomo invito’ i suoi vicini a restare da lui per la colazione ma mando’ solo uno di loro a casa del dottore per dirgli che lui stava bene. Poco dopo pero’ quella persona torno’ meravigliata dalla casa del dottore. Disse: “Il dottore e’ morto ieri notte prima che rientrasse a casa sua”.

MUSICA

E dopo questa bellissima fiaba del Bustan del poeta Saadi’, e’ arrivato il momento del proverbio persiano di oggi. In Iran, quando uno ha un problema ma ad esso si aggiunge pure un’altro gli si dice: “Quze bala Quz”, cioe’ “Gobba sopra la Gobba”. Ma vediamo qual’e’ la storiella che secondo l’immaginario popolare ha generato questo modo di dire.

Una volta viveva un uomo gobbo che era sempre costretto a camminare ripiegato ed aveva quindi problemi nel respirare. Un giorno ando’ alle terme pubbliche la mattina presto. Si tolse i vestiti ed entro’ ma vide qualcosa di stranissimo.

I folletti e gli Ajnun stavano festeggiando e ballando. Anche lui si uni’ a loro e cerco’ di accompagnarli. Quando la festa fini’ uno di loro si avvicino’ a lui e disse: “Tu accompagnandoci nella festa ci hai resi piu’ felici. Chiedici qualcosa ed esaudiremo il tuo desiderio”.

L’uomo disse: “Potete levarmi questa gobba di dosso?”.

“Certo che possiamo”, disse l’essere, e quindi gli tolse la gobba in un batter d’occhi. L’uomo si lavo’ e lindo e felice torno’ a casa.

Quel giorno tutti lo videro senza gobba e la notizia si diffuse in tutta la citta’. Un’altro uomo gobbo ando’ da lui e gli chiese come fosse guarito. Ed ecco che l’uomo gli racconto’ tutta la storia.

Quella notte il secondo gobbo entro’ nelle terme pubbliche e vide i folletti e gli Ajnun che stavano piangendo ed erano tristi. Lui pero’ non penso’ bene sul cosa fosse giusto fare e penso’ di dover fare la stessa cosa del gobbo precedente. Per questo si mise a cantare e a ballare.

Gli esseri allora si avvicinarono a lui minacciosi e dissero: “Ma che hai da gioire. Non vedi che siamo tristi”.

“Ah ma non stavate festeggiando”.

“Ora ti insegno io come si festeggia”. Uno degli esseri disse questo ed aggiunse una seconda gobba alla gobba che gia’ aveva. 

E cosi’ da allora, in Iran, se qualcuno ha un problema e a questo se ne aggiunge un’altro si dice: “Quze bala Quz” ovvero “Gobba sopra la Gobba”.

 

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Nov 17, 2016 12:57 CET
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