Nel nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso. Cari amici di Pars Today Italian, siamo lieti di accompagnarvi anche oggi con l’interpretazione semplice e scorrevole dei versetti del Corano, l’ultimo testo rivelato dal Signore e la Sacra Scrittura di un miliardo e mezzo di persone al mondo.

Oggi proseguiamo la lettura della sura Luqman, la 31esima del sacro testo, meccana per la maggiorparte e composta da 34 versetti. Il nome della sura proviene dal dodicesimo versetto, quando si cita appunto Luqman. La vera identità del personaggio che dà il nome a questa sura è avvolta nel mistero, nonostante lo sforzo dell'esegesi. La tradizione è concorde sul fatto che fu longevo (“muammar”) e molti autori ritengono che appartenesse al popolo degli ‘Âd. Molti hanno ritenuto che fosse uno schiavo nero che esercitava il mestiere di falegname, altri gli hanno attribuito dignità regale. Il Corano ci parla della sua saggezza, delle sue doti morali e della sua fede nell'Unicità di Dio (gloria a Lui l'Altissimo). Luqmân istruisce suo figlio a coltivare in sé la fede e l'assiduità rituale, a raccomandare il bene e a condannare il male, alla pazienza e alla modestia.

Ora ecco il versetto numero 14 di questa sura:  

 

«وَوَصَّیْنَا الْإِنسَانَ بِوَالِدَیْهِ حَمَلَتْهُ أُمُّهُ وَهْنًا عَلَى وَهْنٍ وَفِصَالُهُ فِی عَامَیْنِ أَنِ اشْکُرْ لِی وَلِوَالِدَیْکَ إِلَیَّ الْمَصِیرُ»

Abbiamo imposto all'uomo di trattare bene i suoi genitori: lo portò sua madre di travaglio in travaglio e lo svezzò dopo due anni: “Sii riconoscente a Me e ai tuoi genitori. Il destino ultimo è verso di Me. (31:14)

 

Dai versetti precedenti a questo sono iniziati, in questa sura, i consigli di Luqman al figlio. Questo versetto e quello successivo sono come una sorta di interiezione che Dio inserisce tra le parole di Luqman; dato che quest’ultimo invitava il figlio a non associare alcuno all’unico Dio, qui’ il Signore interviene e ricorda ai figli di rispettare i genitori. I genitori sono coloro che sono responsabili della vita di un essere umano, soprattutto la madre che porta per 9 mesi il bimbo in grembo e poi lo allatta per due anni. Dalla riflessione su questo versetto possiamo trarre diverse conclusioni tra le quali citiamo le più importanti:

Primo – Il rispetto dei genitori e’ un diritto umano e pertanto il buon fedele deve amare e rispettare i propri genitori anche se questi sono rinnegatori di Dio; per nessuna ragione, in pratica, ha il diritto di mancar loro di rispetto.

Secondo - Nella cultura islamica, la madre ha una posizione molto importante e ciò per via dei sacrifici da lei compiuti per la crescita dei figli.

Terzo -  In ogni situazione, il diritto di Dio precede comunque quello dei genitori e dobbiamo stare attenti al fatto che l’amore per i genitori non ci allontani dai nostri doveri nei confronti del Creatore.

Ed ora leggiamo il versetto 15 della sura di Luqman:

 

«وَإِن جَاهَدَاکَ عَلَى أَن تُشْرِکَ بِی مَا لَیْسَ لَکَ بِهِ عِلْمٌ فَلَا تُطِعْهُمَا وَصَاحِبْهُمَا فِی الدُّنْیَا مَعْرُوفًا وَاتَّبِعْ سَبِیلَ مَنْ أَنَابَ إِلَیَّ  ثُمَّ إِلَیَّ مَرْجِعُکُمْ فَأُنَبِّئُکُم بِمَا کُنتُمْ تَعْمَلُونَ»

E se entrambi ti obbligassero ad associarMi ciò di cui non hai conoscenza alcuna, non obbedire loro, ma sii comunque cortese con loro in questa vita e segui la via di chi si rivolge a Me. Poi a Me farete ritorno e vi informerò su quello che avrete fatto”. (31:15)

 

Proseguendo il discorso di prima, questo versetto ricorda che il bene ai genitori non deve però portare le persone ad allontanarsi dall’adorazione dell’unico Dio; vi sono anche genitori che impongono ai figli di allontanarsi dall’adorazione dell’unico Dio e per questo il Corano dice che nel caso cerchino di imporre il politeismo, il fedele non deve seguirli ma deve comportarsi cortesemente con loro allo stesso modo.

Da questo versetto apprendiamo che:

Primo – Persino l’obbedienza ai genitori e’ condizionata e non assoluta. La loro volontà va rispettata a patto che non sia contro quella divina.

Secondo – Seguire la cultura dei propri avi ha valore fino a quando questa non entri in collisione con la ragione e la religione; altrimenti diviene solo un’imitazione cieca del passato.

Terzo – Dal punto di vista islamico, la coesistenza pacifica con i non-musulmani e’ autorizzata fino a quando questa non porti alla sottomissione ai loro ideali ed alla loro cultura.

Ora però leggiamo il versetto 16 della sura di Luqman:

 

«یَا بُنَیَّ إِنَّهَا إِن تَکُ مِثْقَالَ حَبَّةٍ مِّنْ خَرْدَلٍ فَتَکُن فِی صَخْرَةٍ أَوْ فِی السَّمَاوَاتِ أَوْ فِی الْأَرْضِ یَأْتِ بِهَا اللَّـهُ إِنَّ اللَّـهَ لَطِیفٌ خَبِیرٌ»

“O figlio mio, anche se [la tua azione] fosse quanto il peso di un granello di senape, nel profondo di una roccia o nei cieli o sulla terra, Allah lo porterà alla luce. Allah è dolce e ben informato. (31:16)

 

Di solito gli uomini considerano solo le loro azioni importanti quando stanno effettuando il calcolo delle proprie azioni; qui però il Corano ricorda che nemmeno le azioni più piccole vengono ignorate dal Signore. Quì Luqman si riferisce nuovamente al figlio e ricorda lui che le sue azioni, piccole o grandi, palesi o nascoste, sono indifferenti per il Signore che le vede tutte.

E quindi queste sono le conclusioni che possiamo trarre:

Primo – Uno dei doveri dei genitori e’ ricordare ai figli il giudizio finale.

Secondo – Dio conosce le azioni di ogni singola persona ed il credere in questo concetto e’ la radice per potersi aggiustare.

Terzo – Le azioni dell’uomo non si neutralizzano mai e le azioni e le loro conseguenze accompagnano l’uomo fino al giorno del Giudizio.

Davood Abbasi

 

 

Mar 08, 2017 05:38 CET
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