Uno degli strumentiimportanti per raggiungere la conoscenza e la verità è la ragione e l’intelleto umano però la cieca imitazione degli antenati è condannabile in ambito islamico. L’intelletto aiuta negli studi religiosi, soprattutto nella comprensione degli elementi reali come l’esistenza di Dio, l’introduzione di leggi e norme morali per evitare la degenerazione della società, fissare degli standard ai processi logici e deduttivi. 

 

Ci sono, invece, certi aspetti della religione che non possono essere interpretati facilmente applicando solo un approccio razionale.

In questi casi si deve rivolgere alla sapienza metafisica e filosofica di carattere tradizionale coltivato nel e dall'Islam, una sapienza che pur essendo logica non è semplicemente razionalista.

“Naql”, spesso viene tradotto con “tradizione” nel contesto della teologia islamica in opposizione a ‘aql, non tanto per significare, come abbiamo poco fa accennato, che ciò che è naql sia irrazionale e comprende le scienze tradizionali e istituite.

Le verità rivelate nel Corano e nella Sunna, chiamate naqliyyât, “trasmesse” sono quelle che la ragione non avrebbe potuto trovare da sola, e senza la rivelazione divina.

Nelle scienze religiose,come  ad esempio gli studi coranici e quelli della sharī‘ia, la funzione dell’intelletto è contemplata nella misura della sua capacità di delucidare le verità della rivelazione. E’ la rivelazione il mezzo fondamentale per raggiungere la verità, ed è inoltre la rivelazione che illumina l’intelletto e rende possibile il suo corretto funzionamento.

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“Aql”(ragione) e “naql”(tradizione) non sono gli unici mezzi applicabili per scoprire la verità. Nella ricerca della verità è indispensabile utilizzare un altro strumento cioe: l'intuizione.

L'intuizione in filosofia indica quel tipo di conoscenza immediata che non si avvale del ragionamento o della conoscenza sensibile. Questo strumento pur essendo valido per scoprire la verità non è accessibile per tutti. è infatti un tipo della conoscenza che si ottiene attraverso la purificazione dell'anima.

In quanto alla parola intuizione, sono stati utilizzati abitualmente termini come hads e firāsah. Questi termini implicano una “partecipazione”  in una conoscenza che non è semplicemente razionale, sebbene non opposta a quella intellettuale, così come è inteso questo termine nel suo senso tradizionale. Un altro insieme di termini più frequenti nei testi di filosofia, teologia e sufismo sono ishraq, mukashafah, basirah, shohud. Tutti essi sono relazionati alla visione diretta e partecipazione nella conoscenza della verità, in contrasto con la conoscenza indiretta sulla quale si basa tutto il raziocinio. Questo contrasto si accentua con l’uso dell’espressione al-‘ilm al-hudūrī o “conoscenza presenziale” come opposta a al-ilm al-husūlī o “conoscenza acquisita” , ma questi termini si riferiscono alla differenza tra l’intuizione come forma di conoscenza basata nell’esperienza immediata e il raziocinio come conoscenza indiretta basata su concetti mentali. Comunque, nessuno di questi termini, nella modalità nella quale sono stati utilizzati nelle lingue islamiche tradizionali, si oppone ad aql o a naql; piuttosto, essi servono come suo complemento nel suo senso più profondo.Nell’islam i distinti gradi di intellezione , tradizioni e intuizione vengono armonizzati in un ordine che abraccia tutti i mezzi di conoscenza a disposizione dell’uomo.

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Per quanto riguarda la relazione tra l’intelletto e l’intuizione, nella filosofia islamica possiamo distinguere almeno tre scuole che si sono occupate a fondo della metodologia della conoscenza: la filosofia peripatetica (mashshā’ī), la teosofia illuminazionista (ishrāqī) e la “teosofia transcendente” di Sadr al-Dīn Shirāzī

Sebbene la scuola mashshā’ī nell’Islam abbia preso la maggior parte dei suoi insegnamenti da fonti aristoteliche e neoplatoniche, non è una scuola razionalista, nel significato usuale di questo termine nella filosofia occidentale. La scuola mashshā’ī si basa su una visione dell’intelletto che propriamente parlando è metafisica, e non semplicemente filosofica. Distingue inoltre con chiarezza tra la riflessione dell’intelletto sulla mente umana, rappresentata dalla ragione, e l’intelletto in sé stesso, che trascende l’ambito individuale . Ibn Sina è il massimo rappresentante dei peripatetici musulmani.

La dottrina mashshā’ī sull’intelletto e l’intuizione può riassumersi dicendo che esistono gradi dell’intelletto, ottenuti in base all’avanzamento dell’uomo nella conoscenza, con l’aiuto dell’Intelletto Attivo( che è universale e indipendente dall’individuo). Nella misura in cui l’intelletto cresce in forza e universalità, inizia ad acquisire funzioni e facoltà che si identificano con l’intuizione piuttosto che con l’intelletto nella sua funzione analitica connessa con l’atto del raziocinio. Il mezzo per acquisire la conoscenza metafisica è, secondo Ibn Sīnā, l’intuizione intellettuale, che deve essere tradotto ta’aqqul piuttosto che mero raziocinio. Comunque, per intuizione non intendiamo qui un potere sensuale o biologico che compie salti nel buio, ma un potere che illumina e rimuove i limiti della ragione e dell’esistenza individuale.

 

Maggio 13, 2017 09:01 CET
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