• Fiabe persiane (86): la famiglia povera ed il sultano (I) + proverbio

Nel nome di Allah che con Saggezza infinita, scrisse la fiaba che noi chiamiamo vita. Anche questa settimana è giunto il momento dell’appuntamento con la narrativa persiana e come sempre ci sono per voi prima un’antica fiaba persiana e poi la storia che ha dato vita ad un proverbio popolare persiano. A tra poco!

C’era taluno, non c’era qualcuno, oltre al buon Dio non c’era nessuno.

Si narra che in antichità viveva un sultano saggio e giusto, che dirigeva con diligenza la sua terra. Era anche molto generoso nei confronti dei bisognosi ed alcuni lo ritenevano ancor più prodigo di Hatam Taì, famoso personaggio arabo passato alla storia per la sua generosità nei confronti del bisognosi. Del sultano si diceva che non rifiutasse la richiesta di alcun povero o bisognoso alla sua corte.

Al suo tempo vivevano nei deserti della Mesopotamia una coppia molto povera di stirpe araba. La donna era molto brava e per anni aveva sopportato l’indigenza del marito ma un giorno si ribellò e disse: “Insomma! Il mondo intero e’ immerso nella ricchezza e nel piacere! Noi invece siamo sempre così! Sono stanca di vivere con la fame e le difficoltà”.

L’uomo sentiva dire queste parole a sua moglie per la prima volta e la guardava incredulo.

“Che c’è. Perchè mi guardi in quel modo? Sbaglio forse? Non ho vissuto per anni con la tua povertà senza dire niente? Ora però sono stufa. Siamo così poveri che persino i nostri parenti ci hanno lasciati soli. E’ come se tutti ci avessero dimenticati. Non mi ricordo quanti anni fà abbiamo avuto degli ospiti l’ultima volta. Perchè non ti dai da fare per cambiare questa situazione?”.

L’uomo cercò di calmare sua moglie e le disse che non doveva essere ingrata e ringraziare Dio per quello che ha dato loro. La donna però scuoteva la testa in segno di protesta.

Il marito le disse: “Perchè dici queste cose? Non vedi che i passeri mangiano ciò che trovano e ringraziano Dio col loro canto? E poi tu pensi che i ricchi sono più felici di noi. Quel che importa è l’anima. Dai non fare così”.

La donna però non era d’accordo con il marito. A questo punto lui disse: “Tu non eri ingrata, cosa ti è successo. Perchè ti ribelli, ora, dopo anni di vita?”.

La donna disse: “Perchè mi tratti così. Cosa ti ho chiesto. Avevo sempre pensato che la nostra povertà un giorno si sarebbe trasformata in benessere, ma ora vedo che nessuno dei miei sogni si è avverato. Tu non hai fatto nulla per migliorare la nostra condizione”.

Il marito rispose: “Perchè mi vuoi far passare delle pene. Lasciami in pace. Ho vissuto una vita con tante difficoltà ed ora devo pure sopportare le tue accuse. Se dici un’altra sola parola me ne vado”.

La moglie capì che in quel modo non avrebbe convinto il marito ed allora cambiò strategia ed all’improvviso si mise a piangere.

Suo marito le voleva bene e fu come se si sentisse smarrito davanti alle lacrime di sua moglie. Il marito si avvicinò a lei e disse: “Perchè piangi? Cosa ha detto di male?”.

Ma la moglie continuò a piangere per attirare ancora di più l’attenzione del marito. Lui si accostò a lei ancor di più ma la moglie disse: “No, scusami, ho sbagliato a lamentarmi. Ma io pensavo a te e non a me”.

Il marito si sentì un essere immondo ed allora disse alla moglie: “Hai ragione tu! Siamo poveri e lo siamo da tanto tempo! Dobbiamo fare qualcosa per la nostra vita ma ti confesso che non so cosa. Se sapessi cosa bisogna fare l’avrei fatto invece di sopportare la povertà per tutti questi anni”.

La moglie che finalmente aveva portato il marito nella condizione desiderata presentò la sua idea: “Ho sentito che a Baghdad governa un sultano giusto e sapiente. Vai da lui. Dicono che è molto generoso e che non dice di no alle richieste della gente. Vai da lui e chiedigli aiuto. Così non saremo più poveri”.

L’uomo si mise a pensare e disse: “Ma come posso andare dal sultano. Con quale scusa, con quale ragione?”.

La moglie disse: “Che discorsi sono questi? Quale scusa. Tu sai che noi quì mangiamo pane duro ed acqua di pioggia. Io però ho pensato tanto e so come farti andare dal sultano con qualcosa di prezioso in mano”.

***

Cari amici vi racconteremo nella prossima puntata il resto della bellissima storia di oggi tratta dal Masnavì Maanavì, Poema Spirituale, di Rumì. 

Ma ora è giunto il momento del proverbio persiano di oggi che dice: “Se cerchi fortuna sii modesto, un altopiano non viene irrigato dall’acqua”.

Ma ora vi raccontiamo la storiella che secondo l’immaginario popolare persiano ha dato vita a questo proverbio.

Una delle figure mitiche dell’Iran è Puriaye Valì, un grande lottatore e guerriero conosciuto da tutti. Puriaye Valì era il più forte del suo tempo nella lotta corpo a corpo e riusciva a gettare sul tappeto i rivali più forti.

Un giorno però venne dall’India un fortissimo lottatore e la gente era preoccupata perchè temeva che Puriaye Valì, l’eroe nazionale, potesse essere sconfitto. Puriaye Valì, che era un lottatore saggio e leale, non sottostimava la forza del rivale e sapeva che sarebbe stato un incontro difficile. Alla fine il lottatore indiano che aveva vinto tutti gli altri atleti iraniani giunse nella città di Puriaye Valì per lottare contro di lui.

La mattina del giorno dell’incontro Puriya, come sempre, andò a pregare nella moschea, ma mentre pregava sentì il sussurro di una vecchina. “Dio, fa sì che mio figlio sconfigga il gran campione iraniano Puriya Valì”.

La voce sommessa e devota della vecchina, che era chiaramente la madre dell’atleta indiano, non usciva più dalla mente di Puriya. Da una parte lui voleva vincere per rendere felice la gente e dimostrare la sua forza; dall’altra però aveva ascoltato la preghiera di una mamma anziana e non era in vena di deluderla e di darle una delusione. Il gran campione della terra d’Iran, non sapeva quale fosse la cosa giusta da fare; lui sapeva che ancora più importante dello sport, era il carattere da sportivo e la lealtà e per questo rifletteva su quel dilemma che gli pareva senza soluzione.

Arrivò alla fine il momento dell’incontro. Come si usava nell’Iran antico, la grande piazza della città, luogo dell’incontro, venne tempestata di acqua di rose e tra le urla e le voci della gente entrarono finalmente i due campioni di lotta.

La gara iniziò e Puriya Valì prese subito il corpo del rivale e riuscì a sollevarlo. Il suo sguardò si incrociò all’improvviso con lo sguardo dell’anziana madre del lottatore. E così lo rimise a terra senza riuscire a gettarlo, come doveva fare per vincere l’incontro.

A quel punto chiuse gli occhi per non vedere la vecchina e fu sul punto di vincere ancora, ma non riuscì a dimenticare la vecchina.

Così, la terza volta Puriya Valì allontanò da se il lottatore indiano e si gettò a terra da solo. Secondo le leggi del gioco aveva perso, ma tutti avevano visto che non era stato sconfitto, ma si era gettato a terra da solo.

In quel momento disse: “Se cerchi fortuna sii modesto, non viene irrorato dall’acqua un terreno troppo elevato”.

Da allora, in Iran, questo verso viene detto ad una persona quando la vuole invitare alla modestia e gli si vuole ricordare che è questa dote la chiave del successo nella vita.

 

 

Maggio 21, 2017 11:15 CET
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