Feb 18, 2019 09:14 Europe/Rome
  • Iran, svelato sottomarino armato con missili da crociera

L’Iran ha svelato ieri  il sottomarino di medie dimensioni classe Fateh.

La cerimonia di consegna si è svolta nella città portuale meridionale di Bandar Lengeh, al cospetto del presidente della Repubblica Islamica Hassan Rouhani. Il sottomarino classe Fateh, potenzialmente equipaggiato con i siluri a super-cavitazione Hoot, dovrebbe essere in grado di lanciare missili da crociera. Entro il prossimo mese l’unità dovrebbe entrare formalmente in servizio con la Marina dell’Iran con primi pattugliamenti nel Golfo dell'Oman.

Iran: sottomarino d'attacco classe Fateh

Il Fateh è il primo sottomarino di medie dimensioni interamente costruito dall’Iran: potrebbe trattarsi della versione allungata della piattaforma Nahang. Il sottomarino d’attacco monoscafo Fateh, in produzione dal 2013 nei cantieri navali di Bostanu, è certamente più grande delle precedenti unità in servizio, con lunghezza stimata di circa 48 metri, un diametro di quattro ed un dislocamento in emersione di 527 tonnellate (590 immersione). La profondità operativa stimata è di 200 metri per una velocità massima di 14 nodi (undici in emersione). La propulsione diesel-elettrica dovrebbe conferire all'unità un’autonomia di 15/18 giorni anche se non dovrebbe essere equipaggiata con propulsione AIP. Grazie alle foto satellitari, abbiamo già identificato la medesima elica a cinque pale che equipaggia la classe Ghadir. Il disegno dello scafo è abbastanza convenzionale con prua verticale smussata, poppa affusolata con alcuni spunti identificabili nei sottomarini tedeschi Tipo-205/206 e nella classe Heroj della Marina della Jugoslavia Socialista. Quattro, infine, i tubi lanciasiluri a prua da 533 millimetri. Speculazioni sui siluri a super-cavitazione Hoot e sulla capacità di lanciare missili da crociera.

Il Fateh è il terzo programma indigeno del paese che riguarda la realizzazione dei sottomarini. La classe Fateh, grazie alle sue dimensioni, potrebbe spingersi fino all’Oceano Indiano settentrionale, lasciando il pattugliamento del Mar Rosso ai classe Kilo. La possibilità che l’Iran stia realizzando un reattore nucleare per l’implementazione sui sottomarini, così come annunciato nel giugno del 2012, è ritenuta attualmente remota e giudicata ben oltre le capacità attuali dell’industria del Paese.

L’Iran e la tecnologia AIP

Il sistema AIP consente al sottomarino non nucleare di operare senza l’utilizzo dell’aria esterna. Mentre per il reattore di un sottomarino nucleare si deve pompare continuamente liquido di raffreddamento, generando una certa quantità di rumore rilevabile, i battelli non nucleari alimentati a batteria con sistema AIP, navigherebbero in silenzio. Un sottomarino propulso con sistema AIP potrebbe effettuare missioni di pattugliamento o deterrenza per trenta giorni. L'agenzia di stampa Fars sostiene che il Fateh possiede un'autonomia di cinque settimane in mare per un raggio di 3.100 miglia. Se cosi fosse potrebbe effettuare pattugliamenti nel Mar Arabico, tuttavia è impossibile appurare tale informazione.

Iran: siluri a supercavitazione sul sottomarino Fateh?

Secondo quanto dichiarato dal Pentagono, il dieci maggio dello scorso anno l'Iran avrebbe testato nello Stretto di Hormuz un siluro a supercavitazione. Si tratterebbe del primo test del nuovo sistema d’arma subacqueo dal febbraio del 2015. Teheran non ha confermato le prove di lancio, mentre non trapelano altri dettagli da Washington. Il siluro Hoot sembrerebbe trarre ispirazione dal VA-111 Shkval sviluppato dall'Unione Sovietica, in grado di raggiungere una velocità di 200 nodi (370 km/h). Mosca non ha mai venduto la versione completa del siluro, mentre 40 Shkval-E (variante destinata all'esportazione) sarebbero stati acquistati dalla Cina nel 1999.

La Russia ha sempre negato la vendita dei progetti a Teheran.

Russia: Siluro VA-111 Shkval

Il VA-111 veniva lanciato a 50 nodi (93 km/h) da un tubo standard di 533 mm. Pochi secondi dopo il motore razzo a propellente solido, spingeva il siluro di 2.700 kg, ad una velocità di 200 nodi pari a 370 km/h. Raggiunta la velocità di cavitazione, il siluro bruciava il carburante a base di magnesio, utilizzando l'acqua di mare come ossidante. Con la super-cavitazione, il liquido intorno al siluro si vaporizza creando un bolla d’aria che ne riduce la resistenza, conferendo maggiore velocità. Il prototipo Shkval 2 avrebbe raggiunto i 300 nodi (560 km/h). Il sistema di guida GOLIS (Go-Onto-Location-in-Space) era esclusivamente inerziale. Armato con una testata da 250 kg, lo Shkval modificava la sua traiettoria grazie a quattro alette che sfioravano la superficie interna della bolla di gas che lo avvolgeva. La piastra di spinta sul naso dai bordi sagomati, veniva utilizzata per controllare la forma della bolla che avvolgeva il siluro. Il siluro Hoot testato dagli iraniani nel febbraio del 2015, avrebbe raggiunto i 360 km/h (tre volte la velocità dei siluri standard della marina statunitense). Il test iraniano dello scorso anno non ha violato alcuna normativa internazionale. Nessuna informazione sulla piattaforma di lancio utilizzata. Nonostante i successi in laboratorio, l’Occidente non dispone di siluri a supercavitazione. L’Underwater Express della DARPA è stato chiuso dopo tre anni, mentre il progetto RAMICS della US Navy è stato cancellato nel 2011 prima dei test.

Russia: Siluro Predator

Lo Shkval veniva lanciato a trenta metri e si spingeva al bersaglio a sei metri sotto la superficie. Il VA-111 poteva coprire 13 km in poco più di due minuti. Tuttavia era una sua portata inferiore ai siluri statunitensi e non era equipaggiato con guida sonar (il disco di cavitazione era troppo piccolo). La scia dello Shkval, infine, esponeva il sottomarino alle unità nemiche poiché doveva essere lanciato nella zona di copertura antisom. I difetti del VA-111 dovrebbero essere stati risolti nel Khishchnik/Predator, nuovo siluro guidato a supercavitazione della Russia.

Iran: Secondo sottomarino classe Fateh

Così come confermato dal comandante della Marina iraniana Hossein Khanzadi, l'Iran avrebbe messo in produzione un secondo sottomarino classe Fateh. Si tratterebbe di una versione aggiornata attualmente in costruzione presso la base navale di Bandar Anzali, sul Mar Caspio.

Iran: sottomarini classe Ghadir

Il programma Ghadir si basa sui progetti delle piattaforme classe Yono della Corea del Nord. Con un dislocamento di 123 tonnellate ed equipaggiati con due tubi da 533 millimetri, i Ghadir sono progettati per operazione in acque poco profonde, principalmente in quelle meridionali del Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. La classe Ghadir è ovviamente concepita per missioni brevi, considerando l’assenza di alloggi per l’equipaggio formato da sei unita, massimo nove. La produzione della classe Ghadir è iniziata nel 2005 con prima unità svelata nel 2007. Nel 2012 la flotta Ghadir era composta da cinque unità. Gli ultimi due mini-sottomarini, consegnati il 30 novembre scorso in occasione della Giornata della Marina, sono il Ghadir-955 ed il Ghadir- 942. Il primo è stato costruito in 18 mesi, mentre il secondo è stato riconsegnato alla Marina dell’Iran dopo dieci mesi di revisione. I sottomarini tascabili basati su tre classi, rientrano nella strategia asimmetrica dell’Iran contro le unità di assalto anfibio costrette ad attraversare le acque poco profonde dello Stretto di Hormuz.

La capacità ASMC dell'Iran

L’implementazione della capacità ASMC, Anti-Ship Cruise Missile, è ritenuta plausibile nei sottomarini diesel elettrici classe Besat da 1200 tonnellate. Tuttavia l'unico test noto risale al due maggio del 2017 quando proprio un sottomarino classe Ghadir effettuò un test di espulsione di base, procedura necessaria per consentire alla piattaforma in immersione di lanciare un missile in sicurezza. Secondo il Pentagono il test sarebbe fallito. Lo sviluppo di un missile da crociera antinave è una naturale evoluzione della strategia di negazione ed, in teoria, consentirebbe alla Marina iraniana maggiore flessibilità operativa ed immediati tempi di reazione. Lo sviluppo di un missile da crociera antinave è una naturale evoluzione della strategia di negazione ed, in teoria, consentirebbe alla Marina iraniana maggiore flessibilità operativa ed immediati tempi di reazione. Medesime preoccupazioni nel Pacifico, con il sistema d’arma cinese YJ-18.

Iran: La strategia della negazione concentrica

Lo spazio limitato del Golfo, che è largo meno di 100 miglia nautiche in molti aree, limita la manovrabilità dei vettori statunitensi a vantaggio delle forze navali iraniane (eccellente al riguardo lo studio del (Center for Strategic and Budgetary Assessments). A questo bisogna associare la strategia A2/AD ottimizzata negli anni dall’Iran e che prevede un mix di missili, droni, sottomarini e mine. L'Iran non ha concepito la sua difesa per vincere una guerra contro gli Stati Uniti, ma per degradare risorse, uomini, mezzi, sostegno pubblico e politico per un conflitto a tempo indeterminato. La Guardia Rivoluzionaria possiede circa mille piccole e veloci imbarcazioni utilizzate per pattugliare la costa iraniana. Il loro impiego è determinante nella tattica asimmetrica a sciame, perfezionata dalla fine del 1988 dalla Guardia Rivoluzionaria per interdire l’ingresso nel Golfo Persico. L’Iran ha investito ingenti risorse nella ricerca e produzione di sistemi missilistici antinave terrestri per la difesa costiera. Lo Stretto di Hormuz e la lunghezza delle coste, offrono un anello di difesa ottimale per i missili da crociera. Operativi diversi sistemi basati sul C-802 cinese derivato dall’Exocet francese, mentre sembrerebbe non ancora sviluppata la versione del missile SS-N-26 Yakhont. Entrambi coprono l’intera larghezza del Golfo Persico. In caso di conflitto l’Iran (la strategia è in stile hit-and-run), colpirebbe le navi da guerra nemiche presenti nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz. L’attacco di saturazione contro queste forze, avrebbe l’obiettivo di minare la volontà politica nel perseguire una guerra contro l’Iran.

Le mutevoli alleanze internazionali: l'impulso all'autosufficienza

I sottomarini sono parte integrante della strategia di difesa a più livelli dell’Iran. In uno ipotetico conflitto, i sottomarini iraniani opererebbero come moltiplicatori di forze in anelli concentrici tra l’Oceano Indiano, il Mar Rosso e lo Stretto di Hormuz. La ridondanza iraniana di proiezione si basa su due sottomarini Kilo sempre in navigazione. Tuttavia, a causa della minima profondità operativa richiesta, almeno 164 piedi, possono accedere solo ad un terzo del Golfo Persico. L’Iran starebbe quindi sviluppando dei sottomarini diesel-elettrici destinati a colmare il divario tra la classe pesante Kilo da quattromila tonnellate e quella leggera Ghadir. La classe Qaa’em, unità da mille tonnellate presentata nel settembre del 2008, rimane un mistero. Probabilmente, il progetto è stato inglobato nella classe Besat da 1200 tonnellate. I sei tubi lanciasiluri di quest’ultima dovrebbero essere in grado di lanciare diversi sistemi d’arma, compresi i missili da crociera. Una predisposizione, per intenderci, già implementata nei sottomarini tedeschi Tipo 209 destinati all’esportazione. La forza sottomarina è parte integrante della strategia di difesa a più livelli dell’Iran basata sulla capacità di collocare mine EM-52 ed asset UWIED, Underwater Improvised Explosive Devices in un contesto A2/AD.

L'Iran non ha concepito la sua difesa per vincere una guerra contro gli Stati Uniti, ma per degradare risorse, uomini, mezzi, sostegno pubblico e politico per un conflitto a tempo indeterminato.

 

 

Di Franco Iacch