Lug 14, 2020 05:35 Europe/Rome
  • Grande accordo Iran-Cina

In un altro segno del fallimento della politica americana di “massima pressione” sull’Iran, il governo di Teheran e quello cinese stanno finalizzando un accordo di ampio respiro che potrebbe avvicinare ancora di più due dei principali nemici strategici degli Stati Uniti.

L’intesa da 400 miliardi di dollari in potenziali investimenti è al contempo la risposta iraniana alle chiusure dell’Occidente e la conferma dell’attrazione virtualmente irresistibile dei progetti di integrazione di Pechino nel continente asiatico a fronte di una “proposta” USA basata sulla forza e sull’imposizione unilaterale dei propri interessi.

La partnership strategica sino-iraniana affonda le sue radici almeno al 2016, quando fu inaugurata formalmente dalla visita a Teheran del presidente cinese, Xi Jinping. Già da allora, la collaborazione tra i due paesi si inquadrava nel piano comunemente noto come “Nuova Via della Seta” o “Belt and Road Initiative” (BRI). Nel panorama dell’integrazione euro-asiatica a cui tendono le mire di Pechino, la Repubblica Islamica e il suo territorio rappresentano infatti uno snodo cruciale e irrinunciabile.

Il collegamento tra il vicino oriente e, da qui, al Mediterraneo e all’Europa e la Cina occidentale trova il suo fondamentale punto di transito nell’Iran. L’alleanza costituisce com’è ovvio un vantaggio per entrambe le parti. Oltre ai fattori già esposti, la Cina si garantisce una fornitura di petrolio a prezzi (fortemente) scontati, con buona pace dell’embargo imposto dall’amministrazione Trump, e una presenza in un’area del pianeta dall’importanza strategica difficile da sopravvalutare.

Quest’ultimo aspetto è stato sottolineato più volte nei giorni scorsi dalla stampa americana, impegnata ad avvertire come il possibile arrivo di militari cinesi in una regione che vede il massiccio dispiegamento di forze armate USA rischi di alimentare lo scontro già vicino ai livelli di guardia tra le due potenze.

La dimensione militare dell’accordo è tuttavia quella finora meno definita, anche se tutt’altro che irrilevante, e il ministero degli Esteri iraniano ha tenuto a ricordare come le discussioni in questo ambito siano ancora in corso. Inoltre, sempre a detta di Teheran, non avrebbero alcun fondamento le voci che indicano per il futuro un contingente militare cinese in territorio iraniano o la possibile cessione al controllo di Pechino di alcune isole affacciate sul Mare Arabico.

Confermate e di estremo rilievo sono al contrario le intese per gli investimenti cinesi in Iran che dovrebbero spaziare, entro il prossimo quarto di secolo, dalle infrastrutture energetiche a quelle ferroviarie, dallo sviluppo della rete 5G alla costruzione di fabbriche manifatturiere in svariati ambiti. In questo modo, Teheran sarà in grado di compensare, almeno in parte, le conseguenze dell’isolamento imposto da Washington e la relativa esclusione dalle rotte commerciali internazionali che hanno determinato un’ingente necessità di investimenti nel paese mediorientale

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