Mar 03, 2021 05:12 Europe/Rome
  • 'Al-Sihah al-Sittah': le opere di hadith 'più autentiche'

Sono sei i libri di hadith accettati come “più autentici”. Tra essi il Sahih al-Bukhari e il Sahih Muslim sono stati considerati secondi solo al Sacro Corano.

Tale classificazione è decisamente maggioritaria in ambito sunnita anche se è stata criticata da una minoranza di studiosi. Per esempio sia Bukhari che Muslim non furono apprezzati a Nishapur ed uno dei loro insegnanti, Ibn Yahya al-Dhuhali, li biasimò per aver creduto nella creazione del Corano. Al-Nawawi (d. 676 H.) e Ibn Khaldun (d. 808) non considerarono il Sunan Ibn Majah come parte dei al-Sihah al-Sittah ed approvarono solo cinque libri.

IL SAHIH DI BUKHARI

Abu Abdullah Muhammad Ibn Ismail al-Bukhari (d. 256 H.) iniziò a studiare hadith sin da giovane e viaggiò a Balkh, Merv, Hijaz, Nishapur, Basra, Kufa e Egitto dove si incontrò con più di mille maestri e raccolse migliaia di hadith.

Il suo Sahih venne apprezzato da Yahya Ibn Ma’in e Ahmad Ibn Hanbal anche se questi non accettarono come autentiche tutte le narrazioni in esso raccolte (Ahmad Ibn Hanbal ne invalidò soltanto quattro). Al-Bukhari scrisse la sua opera su suggerimento di Ishaq Ibn Rahawayh. In un lasso di tempo di sedici anni e dopo aver selezionato le sue 7.275 narrazioni da 600.000 hadith terminò il suo lavoro. Al-Suyuti nell’opera Tadrib al-Rawi afferma che al-Bukhari venne infastidito da alcuni apparati del governo Abbaside.

Al-Bukhari pone due condizioni per l’accettazione degli hadith: avere una catena di trasmissione continua risalente al Profeta e trasmettere gli hadith da persone affidabili. Nonostante ciò Ibn Hajar afferma che Bukhari non abbia osservato a pieno le sue condizioni in quanto nella sua opera si riscontrano hadith mawquf (narrazione che risale ad un Compagno del Profeta e non al Profeta stesso) e mu’allaq (narrazione nella cui catena di trasmissione vengono omessi uno o più narratori). Alcuni studiosi sono giunti alla conclusione che nel Sahih al-Bukhari vi siano 1.725 narrazioni mu’allaq. Al-Daraqtuni invece ha criticato diverse narrazioni del Bukhari affermando che almeno ottanta di esse siano da considerarsi affidabili dopo un attento scrutinio. Il Sahih Muslim invece presenterebbe centosessanta narrazioni aventi lo stesso problema. Sempre al-Daraqtuni cerca di dimostrare l’inaffidabilità di duecento tradizioni di Bukhari nell’opera al-Istidrak wa al-tatabbu. Altri critici di Bukhari furono Abu Masud di Damasco e Abu Ali al.Ghassani citati nell’opera al-Minhaj fi sharh Sahih Muslim Ibn Hajjaj di al-Nawawi.

Al-Bukhari criticò Abu Hanifa probabilmente sotto influenza di un suo maestro, Abdullah Ibn Zubayr al-Humaydi (autore del Musnad al-Humaydi), il quale si riferiva ad Abu Hanifa con l’appellativo “Abu Jifah”.

IL SAHIH DI MUSLIM

Anche Abu al-Husayn Asakir al-Din Muslim Ibn Hajjaj Ibn Muslim al-Qushayri al-Nishapuri (d. 261 h.) fu autore di un Sahih che venne considerato positivamente in molti circoli di erudizione musulmani. L’autore raccolse 3.000-4.000 hadith (senza includere le ripetizioni) che selezionò da un corpus di 300.000 narrazioni. L’opera include un’introduzione dove l’autore presenta il suo criterio di accettazione degli hadith. Egli divide le narrazioni in tre tipologie: quelle trasmesse da narratori affidabili ed eccellenti le cui narrazioni non differiscono molto da altri narratori affidabili ed eccellenti e non mostrano alcuna ambiguità nelle loro trasmissioni, quelli che non sono noti per esser stati dotati di una memoria speciale o la cui eccellenza non è stata stabilita, e infine quelli la cui affidabilità non è stata dimostrata. Muslim afferma che il primo gruppo di narratori è quello da cui riporta hadith nella gran parte della sua opera mentre il secondo serve solo come “sostegno” per gli hadith riportati dal primo gruppo. Infine gli hadith riportati dal terzo gruppo non vengono accettati e dunque non vengono tenuti in considerazione nella compilazione del Sahih.

Muslim è più rigido di Bukhari nei principi degli hadith: per esempio ripone l’enfasi sulla differenza tra “akhbarana” e “haddathana”. Il primo modo di trasmissione implica la lettura dell’hadith del maestro allo studente mentre il secondo modo quella dello studente al maestro. D’altra parte, è meno rigido di Bukhari nel verificare se due narratori si siano effettivamente incontrati di persona o meno.

Dopo aver redatto il suo Sahih, Muslim lo presentò ad Abu Za’ra per una valutazione, il quale gli indicò gli hadith che considerava inattendibili e che Muslim poi rimosse.

Muslim fu anche studente di Bukhari. Quando Bukhari giunse a Nishapur, Muslim frequentò assiduamente le sue lezioni così come frequentò quelle di al-Dhuhali. A causa di differenze teologiche, al-Dhuhali chiese ai suoi studenti di non frequentare più le lezioni di Bukhari. Dopo aver visto Muslim continuare a frequentarne le lezioni ribadì nuovamente il suo messaggio, al che Muslim gli consegnò i fogli con gli appunti scritti durante le sue lezioni ed abbandonò i suoi corsi preferendo Bukhari, nonostante si trovasse in minoranza.

Pare che sia diventato controverso criticare le opere di Bukhari e Muslim soltanto in epoca recente. Questo perché molti studiosi musulmani hanno ritenuto che proteggere lo status dei due sahih equivalesse a proteggere l’Islam in quanto simboli di una tradizione islamica attaccata dal modernismo. Non a caso altre opere “sahih” vennero redatte oltre a quelle di Bukhari e Muslim senza però ottenere lo stesso grado di popolarità.

IL SUNAN DI ABU DAWUD

Abu Dawud Sulayman Ibn al-Ash’ath al-Sijistani (d. 275 H.) compilò il suo Sunan onde fornire un trattato legale sufficiente e comprensivo inerente alla prassi religiosa. Egli selezionò 4.800 hadith in un lasso di tempo di venti anni da un corpus di 500.000 narrazioni.

Il Sunan non include solo hadith sahih ma anche hadith più deboli. L’autore a volte cerca di spiegare gli hadith dubbi e le motivazioni che lo hanno spinto a riportarli. Fa affidamento su narrazioni criticate da altre autorità ma evita di riportare quelle considerate “estremamente deboli”. Ripone l’attenzione sulle molteplici varianti di una data narrazione e cerca di valutarne il contenuto in maniera oggettiva.

Abu Dawud spesso cita parti rilevanti di hadith presenti in altre opere: questo onde focalizzarsi sui temi legali e gli oggetti di discussione presenti nei vari capitoli. Il suo lavoro viene in genere considerato il Sunan più importante in quanto riporta hadith che altri non avevano riportato prima di lui.

L’autore afferma: “Ho chiarito quelle tradizioni presenti in questa mia opera che sono molto deboli. Quelle su cui non mi sono pronunciato sono da considerarsi autentiche nonostante alcune siano più autentiche di altre”. E dichiara anche: “Non conosco niente di più prezioso per le genti dopo il Corano che apprendere questo Sunan. Queste non avranno niente da temere se non ricercano nessuna conoscenza oltre queste”.

IL JAMI’ DI TIRMIDHI

L’opera di Abu Isa Muhammad Ibn Isa al-Tirmidhi (d. 279 H.) cerca di identificare nomi ed epiteti dei vari narratori e di giudicare la loro affidabilità. Oltre agli hadith sahih tiene in considerazione la categoria di hadith hasan, meno affidabili dei sahih ma non deboli. Egli definisce un hadith hasan come “un hadith i cui narratori non sono stati accusati di aver diffuso falsità ed il cui contenuto è stato riportato altrove e non sia contrario a quanto trasmesso da altri narratori affidabili”.

Nell’opera vengono definite anche altre tipologie di hadith come sahih hasan, hasan e hasan gharib. In definitiva si tratta di un tentativo di inserire la terminologia della scienza degli hadith in un’opera di narrazioni.

IL SUNAN DI NISA’I

Questo Sunan fu redatto da Abu Abdul-Rahman Ahmad Ibn Shu’ayb al-Nisa’i (d. 303 H.). Questi cercò di raccogliere hadith autentici o “potenzialmente autentici”. Successivamente raccolse quelli più autentici nell’opera al-Sunan al-Sughra o al-Mujtaba.

A differenza di Abu Dawud e Tirmidhi, Nisa’i non struttura la sua opera in base a problematiche specifiche ma si focalizza piuttosto sulle varie varianti delle catene di trasmissione e degli hadith. E’ noto per il suo spirito critico considerato più rigoroso di quello di Muslim.

Quando si trasferì a Damasco notò che, influenzate dalla passata propaganda Omayyade, le genti avevano posizioni erronee nei confronti di Ali Ibn Abi Talib e così scrisse un’opera sui suoi meriti intitolata Khasa’is Ali Ibn Abi Talib. Per questo motivo gli fu poi chiesto di scrivere un’opera sui meriti di Mu’awiya ma si rifiutò. Fu così che venne bistrattato e picchiato a morte.

IL SUNAN DI IBN MAJAH

Il Sunan di Abu Abdullah Muhammad Ibn Yazid Ibn Majah (d. 273 H.) contiene circa 4.000 hadith. Venne presentato ad Abu Za’ra che ne apprezzò lo stile e la struttura ma disse anche che conteneva hadith deboli. Studiosi successivi hanno dichiarato che il numero di hadith deboli ivi contenuti ammonti ad un quarto dell’intera opera, specialmente nelle sezioni dedicate ai meriti degli individui, delle città e dei vari clan.

E’ considerato il più debole dei al-sihah al-sittah ed alcuni studiosi hanno preferito il Sunan di al-Darimi (d. 255 H.) considerandolo come “sesto libro” piuttosto che quello di Ibn Majah.

SUNTO GENERALE

In conclusione si può dire che ogni singola opera dei al-sihah al-sittah possiede delle peculiarità particolari. Al-Bukhari si fonda sulla conoscenza degli hadith mentre Muslim è superiore in termini di struttura e di come presenta le proprie tematiche. Al-Tirmidhi offre informazioni sui principi degli hadith e sulla loro metodologia e Abu Dawud si concentra di più sulle questioni legali. Ibn Majah è il testo più elegante nello stile e il più sofisticato nella terminologia e nei temi ed infine Nisa’i è quello che ha cercato di combinare un po’ tutte queste qualità.

Fonte: http://islamshia.org/al-sihah-al-sittah-le-opere-di-hadith-piu-autentiche/

 

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