Set 25, 2020 08:06 Europe/Rome
  • Avvenire: 'Cina e Vaticano, l'ingerenza di Pompeo può essere un boomerang per gli Usa'

di Gianni Cardinale

 Le parole del segretario di Stato americano, che ha tentato di creare tensioni tra le due diplomazie impegnate nel riavvicinamento, non cambiano il percorso impostato. Anzi potrebbero rafforzarlo.

Un intervento molto duro nella sostanza contro l’atteggiamento di papa Francesco e della diplomazia vaticana riguardo la Cina. Lo ha firmato il segretario di Stato statunitense Mike Pompeo sulla rivista First Things, fiore all’occhiello dei cattolici “neoconservatori” americani, critici oggi della “politica” della Santa Sede verso Pechino come lo furono ai tempi di Giovanni Paolo II per il mancato sostegno alle guerre del Golfo. Finora nessuna reazione ufficiale Oltretevere. Secondo l’Ansa, le parole di Pompeo, completamente ignorate dai media vaticani, vengono considerate nella Prima Loggia come una chiara «interferenza». Che potrebbe meritare anche una risposta.

In particolare, lo stretto collaboratore di Donald Trump, dopo aver ricordato che «due anni fa la Santa Sede ha raggiunto un accordo con il partito Comunista Cinese nella speranza di aiutare i cattolici in Cina», sostiene che nel frattempo «l’abuso del Partito Comunista Cinese sui fedeli è solo peggiorato», e sentenzia che «il Vaticano metterebbe in pericolo la sua autorità morale se rinnovasse l’accordo».

Un giudizio tagliente, quello di Pompeo, e non molto diplomatico, che appare in linea con l’ostilità mostrata fin da subito dall’attuale Amministrazione americana rispetto allo storico riavvicinamento tra Cina e Santa Sede. Un antipasto, probabilmente, di quello che dirà durante la sua visita a Roma di fine settembre, quando avrà incontri in con il governo italiano, visiterà la Comunità di Sant’Egidio, e parteciperà ad un convegno sulla libertà religiosa promosso dall’Ambasciata americana presso la Santa Sede.

Lo scorso anno, a Roma per un evento promosso sempre dalla rappresentanza diplomatica, Pompeo venne ricevuto in Vaticano da papa Francesco e poi dal cardinale segretario di Stato Pietro Parolin insieme al ministro degli Esteri vaticano Paul R. Gallagher. Ambasciatrice americana è la cattolica Callista Gingrich, moglie di Newt Gingrich, esponente del movimento neocon e già speaker repubblicano alla Camera, battista di nascita e convertitosi al cattolicesimo nel 2009. A dispetto dal cognome italiano, i bisnonni paterni emigrarono dall’Abruzzo a fine ’800, Pompeo invece non è cattolico ma è affiliato alla comunità presbiteriana.

È difficile pensare che l’uscita di Pompeo possa spostare, anche di una sola virgola, la posizione vaticana riguardo il dialogo con Pechino. Come ha spiegato non più di una settimana fa il cardinale segretario di Stato, Pietro Parolin, c’è la volontà di confermare l’accordo provvisorio biennale sulla nomina dei vescovi con Pechino, firmato il 22 settembre 2018. «La nostra intenzione – sono le sue parole – è che sia prolungato, che si continui ad adottarlo ad experimentum, come è stato fatto in questi primi due anni, in modo da verificarne ulteriormente l’utilità per la Chiesa in Cina».

Alla richiesta se ci sia la stessa intenzione anche da parte cinese, la risposta del porporato è stata: «Penso e spero di sì. Anche se questi primi risultati non sono stati eclatanti, mi pare che si è segnata una direzione che vale la pena di continuare». «In ogni epoca storica», ha poi specificato Parolin, «dobbiamo cercare tutti gli spazi e tutte le possibilità che ci sono offerti anche nei confronti di questo grande Paese per collaborare insieme». Con la Cina, ha infine rimarcato, «il nostro interesse attuale è far sì che la Chiesa possa vivere una vita normale che per la Chiesa cattolica è anche avere relazioni con la Santa Sede e col Papa, e di cercare che ci sia unità nella Chiesa». Parolin quindi ha ricordato che la prospettiva dell’accordo con la Cina è per il Vaticano solo ecclesiale.

Se le parole di Pompeo non cambieranno l’attitudine vaticana, può accadere invece che, paradossalmente, vadano a rafforzare l’intesa sino-vaticana. Oggi più che mai, Pechino è disposta a maggiori concessioni con interlocutori criticati piuttosto che “benedetti” da Washington.

Fonte: Avvenire

 

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