Nov 11, 2019 22:13 Europe/Rome
  • In che cosa sperano i bambini dello Yemen?

Davood Abbasi*

La guerra ingiusta sferrata dall’Arabia Saudita contro lo Yemen non si ferma.

I dati ufficiali parlano di 17 mila morti tra il 2015 e il 2018, altre fonti stimano siano tra i 70 e i 100 mila. Milioni di persone sono state costrette a fuggire dalle proprie case per via del conflitto, che si combatte su molteplici fronti aperti.

Alla tragedia umanitaria fa da sfondo una grave crisi sanitaria che sta mettendo in ginocchio la popolazione. A fine agosto i casi sospetti di colera hanno superato i 2 milioni e 36 mila in meno di tre anni, una media di quasi 80 ogni ora, con 18 milioni di persone a rischio di contagio, secondo l’Organizzazione mondiale della sanità.

Un caso di colera su quattro dall’inizio dell’anno ha riguardato bambini sotto i 5 anni. Quattro anni e mezzo di uno dei conflitti più atroci della storia recente e la mancanza di accesso all’acqua pulita sono all’origine della grave epidemia di colera che colpito il paese.

La domanda che qualcuno potrebbe porsi è perchè nessuna abbia fatto nulla per fermare l’aggressione ad un paese già povero.

Purtroppo, ancora una volta, la motivazione principale sembrano essere gli interessi delle potenze.

La rivoluzione yemenita, soprattutto di impronta sciita, ha spinto la monarchia saudita a scatenare i bombardamenti a tappeto contro il paese. L’Arabia Saudita è l’alleato degli Stati Uniti nella regione e quindi Washington garantisce appoggio all’azione di Riyadh, impedendo che la strage venga condannato in seno all’Onu o in altre sedi importanti a livello internazionale.

L’altro fattore riguarda la vendita di armi.

Usa, Regno Unito, Francia e Italia, sono le nazioni che vendono il maggior quantitativo di armi ad Arabia Saudita ed Emirati, che le usano per bombardare la popolazione yemenita.

Tra il 2015 ed il 2018, rivela Rete Disarmo, il Governo italiano ha autorizzato la vendita di armamenti italiani ad Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti per 1 miliardo e 363 milioni di euro. Secondo questi dati, meno della metà delle licenze autorizzate dal Governo italiano tra il 2015 e il 2017 verso Arabia Saudita ed Emirati Arabi ha riguardato bombe e missili.

Un aspetto sconosciuto del conflitto in Yemen, di cui ha parlato il 9 Novembre scorso il segretario generale del movimento yemenita di Ansarullah, ovvero Abdul Malek Al Houthi, è quello del petrolio yemenita.

Lo Yemen non ha grandi riserve di petrolio, ma comunque riserve stimate in 3 miliardi di barili. Secondo il leader dei rivoluzionari yemeniti, Arabia Saudita ed Emirati avrebbero iniziato a trafugare le risorse petrolifere della nazione; secondo al Houthi, sarebbero stimabili in 120 milioni, i barili di petrolio trafugati in questi anni dagli aggressori.

In questa situazione davvero vergognosa, per la comunità internazionale e soprattutto per l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, l’unica via per la liberazione del popolo yemenita appare la resistenza.

In questi 4 anni di conflitto, la resistenza yemenita ha incrementato le sue capacità tecnologia, sferrando alcune settimane fa l’ormai famoso attacco contro gli stabilimenti della Aramco.

Come ribadito dal leader dei rivoluzionari yemeniti, questi sono risoluti a portare avanti la resistenza per costringere l’aggressore a rinunciare agli attacchi aerei.

Certo, la comunità internazionale potrebbe fare pressione sull’Arabia Saudita, Usa, Gran Bretagna, Francia e Italia potrebbero interrompedere la vendita di bombe e fermare la strage di civili, soprattutto bambini, ma pare difficile che ciò avvenga.

L’unica cosa in cui possono sperare i bambini yemeniti, in questo momento, è la fede ed il coraggio dei loro padri; pare che solo la resistenza possa salvarli dalla decisione malvagia che i potenti del mondo, hanno preso per la loro vita.

*Giornalista ed editorialista dell'IRIB dal 1998

 

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