Feb 18, 2020 07:27 Europe/Rome
  • Amin Reza Ali, 11 anni: prigioniero politico in Bahrain

di Davood Abbasi

Il fatto: assurdo ma vero

Il procuratore generale del Bahrain ha ordinato di incarcerare un bambino di 11 anni, che avrebbe la colpa di aver partecipato alle manifestazioni del 14 febbraio scorso contro la monarchia.

Amin Reza Ali, 11 anni, è stato arrestato il 14 febbraio scorso quando aveva partecipato, insieme a decine di migliaia di persone, al nono anniversario dell'inizio delle proteste pacifiche in Bahrain contro la monarchia della famiglia Ale Khalifa in questa nazione.

Dopo che i soldati hanno arrestato il bambino, i genitori sono riusciti a liberarlo tramite cauzione dopo alcune ore, ma ieri, 17 febbraio, il procuratore generale ha disposto l'arresto e l'incarcerazione per Amin Reza, per una settimana, in attesa del processo contro di lui, per i suoi "crimini politici".

Bahrain: la nazione col piu' alto numero di prigionieri politici

Insieme al piccolo Amin Reza Ali, altre 13 persone sono state arrestate il 14 febbraio scorso e rischiano pene pesanti.

9 anni fa, nel 2011, sono iniziate in Bahrain, piccolo Stato della sponda sud del Golfo Persico, le proteste della popolazione che chiede la fine della monarchia filo-saudita degli Ale Khalifa, e l'istituzione di una Repubblica democratica, basata sul voto popolare.

Il problema del Bahrain deriva anche dal fatto che la famiglia regnante, di propensione sunnita, considera cittadini di serie B gli sciiti, che sono invece la maggioranza assoluta degli abitanti del Bahrain.

Dal 2011 ad oggi, la monarchia degli Al-e-Khalifa, ha ucciso almeno 80 manifestanti in Bahrain, infliggendo pesanti pene ai suoi oppositori.

Secondo i gruppi per la Difesa dei diritti umani, infatti, il Bahrain, pur essendo la nazione più piccola dell'Asia occidentale, detiene un triste primato: il più alto numero di prigionieri politici.

Il silenzio dei media, grazie agli Usa

Il regime del Bahrain, ospita sul suo suolo una gigantesca base militare che ospita il Comando centrale delle forze navali statunitensi e la Quinta flotta degli Stati Uniti. Per tale motivo, gode di sostegno politico e mediatico, e pertanto i media occidentali evitano di divulgare le notizie sulla repressione dei rivoluzionari in questo Paese.

 

 

 

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