Gen 21, 2022 07:25 Europe/Rome
  • Emirati, il prezzo dell'aggressione contro lo Yemen

Dubai - Con il clamoroso attacco subito lunedì ad Abu Dhabi, gli Emirati Arabi Uniti (EAU) hanno improvvisamente ...

scoperto che l’aggressione contro lo Yemen, condotta dal 2015 assieme all’Arabia Saudita, comporta un prezzo sempre più salato da pagare.

L’incursione portata a termine per la prima volta con successo sul territorio emiratino dal governo di resistenza yemenita, guidato dal movimento  Ansarullah, ha colpito una parte dell’aeroporto della capitale e un’installazione petrolifera nelle vicinanze, facendo tre vittime e alcuni feriti.

Per il regime degli Emirati si tratta di un brusco avvertimento che mette fine alla tranquillità di cui aveva finora goduto, nonostante il coinvolgimento nel massacro in Yemen, e apre una serie di interrogativi sull’opportunità di continuare a perseguire gli obiettivi strategici collegati alle vicende nel più povero dei paesi arabi.

I fatti di lunedì seguono di pochi giorni il sequestro, sempre da parte delle forze affiliate al governo di Sana’a, di un’imbarcazione battente bandiera emiratina nelle acque del Mar Rosso che, secondo le prove presentate dagli al-Houthi, aveva a bordo armi e mezzi di trasporto militari.

L’innalzamento del livello qualitativo della controffensiva dei combattenti yemeniti è in realtà una dinamica tutt’altro che recente, ma gli ultimi eventi segnano un ulteriore passo in avanti in concomitanza con il rimescolamento in atto degli equilibri del conflitto. In linea generale, Ansarullah e le forze alleate a questo movimento intendono far pagare tutte le conseguenze del caso non solo al regime saudita, ma sempre più anche a quello degli Emirati, protagonista negli ultimi mesi di un’intensificazione dell’impegno bellico a supporto della propria strategia in Yemen.

Gli avvenimenti più significativi sono stati quelli attorno alla provincia di Shabwa, fondamentale per le sorti di un’altra area da tempo al centro di scontri durissimi e a sua volta cruciale per le sorti della guerra, quella di Marib. Qui, gli al-Houthi sono protagonisti di un assedio per il controllo della città omonima.

I loro progressi hanno spinto i sauditi a intensificare la campagna di bombardamenti e, nel contempo, a convincere gli Emirati a investire maggiori risorse nel conflitto.

Nel 2019, Abu Dhabi aveva ufficialmente ritirato tutte o quasi le proprie forze di terra dallo Yemen, sia pure conservando una fortissima influenza nel sud del paese attraverso l’appoggio ai separatisti meridionali e il controllo di formazioni mercenarie.

Gli Emirati hanno obiettivi parzialmente diversi dall’Arabia Saudita in Yemen, concentrati in larga misura sul controllo di porti e isole in questo paese che consentono il predominio delle rotte marittime in direzione est/ovest. Abu Dhabi, in seguito a un’intesa con Riyadh attorno a questioni di carattere amministrativo locale, aveva così dispiegato una brigata mercenaria nella provincia di Shabwa che, grazie anche al supporto dei bombardamenti aerei sauditi, aveva respinto le forze di Ansarullah riaprendo le vie di comunicazione verso Marib. Questo rinnovato impegno in Yemen ha trovato dunque la risposta del governo di Sana’s, concretizzatosi lunedì nella brillante operazione che ha portato la guerra nel cuore degli Emirati Arabi.

L’operazione ha implicazioni serissime per quest’ultimo paese, la cui prosperità si basa in gran parte sulla stabilità e la sicurezza interna, condizioni imprescindibili per il fiorire di commercio e turismo.

La chiusura, anche se per un breve periodo di tempo, dell’importante hub aeroportuale regionale di Abu Dhabi deve avere messo perciò i brividi alla casa regnante, avvertita oltretutto dai vertici di Ansarullah di possibili ulteriori attacchi se l’aggressione contro lo Yemen dovesse proseguire. 

Segue

 

 

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