Oct 24, 2016 07:02 Europe/Rome
  • Tensione UNESCO-Israele: Italia sostiene i sionisti

Lo scorso 18 ottobre il consiglio esecutivo dell'Unesco ha approvato a maggioranza il rinnovo di una risoluzione che mira "alla salvaguardia del patrimonio culturale della Palestina e il carattere distintivo di Gerusalemme Est.

          Si fa un gran parlare negli ultimi giorni di questa vicenda e ha provocato l'interruzione dei rapporti di cooperazione tra il regime sionista e l'Unesco. Anche il governo italiano è intervenuto sulla questione.

 

Il testo della risoluzione approvata dall'agenzia delle Nazioni Unite per la cultura si pone in modo molto critico verso la gestione dei luoghi sacri da parte di Israele, ritenuta troppo restrittiva nei confronti dei fedeli musulmani.

 

La risoluzione Unesco di cui stiamo parlando, e che ha suscitato l’ira israeliana, è stata votata a Parigi alcuni giorni fa. Un documento che per gli israeliani è sostenuto dai palestinesi e che ha ricevuto 24 voti a favore contro 6 contrari e 26 Paesi astenuti. In questo ultimo gruppo rientra anche l'Italia, la cui astensione non è stata gradita da Israele.

 

È intervenuto anche il primo ministro sionista Benjamin Netanyahu: “Dire che Israele non ha alcun legame al Monte del Tempio è come dire che la Cina non abbia a che fare con la Grande Muraglia o l’Egitto con le Piramidi”. Poi l’affondo: “Con questa decisione assurda, l’Unesco ha perso quel po’ di legittimità che le era ancora rimasto”.

 

Ma la ragione principale dell'attacco da parte dei sionisti è da attribuire soprattutto alla terminologia utilizzata nella risoluzione.Il testo fa infatti riferimento ai luoghi sacri sulla collina della città vecchia di Gerusalemme utilizzando esclusivamente i loro nomi islamici.

 

Ad esempio, il "Muro del Pianto" o "Muro Occidentale", è stato giustamente descritto con il nome arabo del piazzale circostante, "Al-Buraq", e solo successivamente con l’appellativo "Western Wall". Anche il riferimento al "Monte del Tempio", è effettuato solo con il termine arabo "Haram Al Sharif", luogo dove oggi sorgono due importanti moschee.

 

Il portavoce del presidente palestinese Mahmoud Abbas, Nabil Abu Rdainah, ha detto invece: "Questo è un messaggio importante affinché Israele ponga fine alla sua occupazione e riconosca lo stato palestinese e Gerusalemme come sua capitale con i suoi siti sacri musulmani e cristiani".

 

A seguito della votazione, l'entità sionista ha deciso di sospendere definitivamente le proprie relazioni con l’Unesco, le quali erano già divenute difficili dopo l'ingresso della Palestina nell'organizzazione nel 2011.

 

Venerdì 21 ottobre il presidente del consiglio Matteo Renzi è intervenuto sull'argomento, definendo "allucinante" la decisione sull'Unesco e prendendo apertamente posizione sulla questione.

 

"Trovo la decisione dell’Unesco incomprensibile e sbagliata", ha dichiarato il premier. "Non si può continuare con queste mozioni, una volta all’Onu una volta all’Unesco, finalizzate ad attaccare Israele. Credo sia davvero allucinante e ho chiesto di smetterla con queste posizioni, e se c’è da rompere su questo l’unità europea che si rompa".

 

Il presidente del Consiglio ha sostenuto che l'Italia ha commesso un errore, dovuto al fatto che "la Farnesina ed il governo sono andati in automatico" ribadendo una posizione presa da tanti anni, senza nuove valutazioni. Ma per il premier questo "non vuol dire che non sia arrivato il momento di cambiarla".

 

"Ci congratuliamo con il governo italiano e con il primo ministro italiano per questa utile dichiarazione", ha detto il portavoce del ministero degli Esteri sionista Emmanuel Nachshon. "Speriamo che l'Italia apra la strada ad altri paesi europei e paesi di tutto il mondo", ha aggiunto.

 

Israele ha chiesto anche aiuto al Vaticano contro l’Unesco: tutta colpa di un voto dell’agenzia culturale Onu che nega un legame culturale ebraico alla Città vecchia di Gerusalemme.

 

È per questo che, scrive il quotidiano online Arutz Sheva, Tel Aviv ha chiesto alla Santa Sede di impedire l’approvazione definitiva della risoluzione. Per questo motivo l’ambasciatore sionista in Vaticano, Oren David, ha contattato in questi giorni monsignor Antoine Camilleri, Sottosegretario per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato. Praticamente il viceministro degli esteri del Vaticano (l’attuale è invece l’arcivescovo Paul Richard Gallagher).

 

 

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