Ago 15, 2020 11:17 Europe/Rome
  • Aree di crisi nel mondo

Cari amici qui di seguito vi riportiamo l'articolo  di Stefano Orsi redattore della piattaforma SakerItalia e il SudEst.it sulla crisi del Libano e di Bielarussia.

"Beirut

Nel Paese era in atto una lunga sequela di proteste legate ad interessi destabilizzanti del Paese.

Innanzitutto il malcontento per la situazione economica, la crisi morde ferocemente nel medio oriente, era sfociata in manifestazioni di piazza.

Facile gioco per i gruppi pilotati dall'estero convogliare tale malcontento in un dissenso organizzato contro i partiti di governo, che ricordiamo sono una coalizione delle forze presenti in parlamento , formula che ha garantito la pace interna al Paese in questi ultimi decenni.

Dietro queste proteste vi sono le solite figure cui siamo abituati, potenze estere che cercano di attaccare principalmente Hezbollah per isolarlo ed escluderlo dal governo.

Turchia, Israele, potenze europee e USA, le monarchie  sono quindi gli abili burattinai che muovono le fila.

Sospetto che grande peso rivestano le organizzazioni legate alla Turchia che non può di certo lasciarsi sfuggire questo territorio dalle sue manovre di destabilizzazione della regione.

Ankara, se riuscisse a insediare un governo amico nel vicino Libano, accederebbe ad ulteriori accordi commerciali e di sfruttamento della ZEE (Zona Economica Esclusiva), con fondali ricchi di gas.

Verso la fine di luglio, Israele aveva schierato l'esercito e reparti speciali nei pressi del confine con il Paese dei cedri, può quindi essere coinvolto nei disordini? Certo che si, anche loro agiscono manipolando attraverso i social media, le menti dei più giovani che hanno meno strumenti di esperienza per comprendere cosa realmente accada attorno a loro e tendono a confondere il virtuale col reale.

I fatti del giorno 4 agosto.

Tutti abbiamo potuto vedere le shoccanti immagini dell'esplosione di Beirut.

In periodo di continua esposizione mediatica, gli strumenti a disposizione dei cittadini sono innumerevoli.

Abbiamo visto video in diretta su Facebook riportarci le immagini in diretta o quasi di ciò che accadde.

Una prima grande esplosione ebbe luogo verso le 18 seguita da una deflagrazione potentissima che ha distrutto e danneggiato gran parte della città e ucciso circa 200 persone.

Noi abbiamo assistito alla seconda deflagrazione in quanto molte persone filmarono la prima immortalando involontariamente la seconda in diretta.

Un video in particolare mi è stato utili nel comprendere la dinamica, quello girato da una persona al porto che dopo il primo scoppio, salì su un tetto vicino e filmò il magazzino in fiamme da cui iniziavano a sentirsi distintamente piccoli scoppi ed il rumore crescente dell'incendio che divampava velocissimo scatenando la grande deflagrazione.

Cosa era dunque stoccato nel magazzino?

Escludiamo di certo che vi fossero depositi di armi, abbiamo visto innumerevoli esplosioni di depositi anche enormi, in Ucraina e hanno elementi sempre in comune, i proiettili traccianti che si vedono partire nel cielo alla rinfusa prima dello scoppio, qui non ve ne erano affatto.

Il colore del fumo della prima, grigio, ben differente dalla seconda rosso scuro come dominanza, giallo ed arancione anche, ci hanno ricordato i camion preparati dai terroristi per esplodere in prossimità delle linee nemiche in Siria, le VBIED.

Il contenuto del magazzino era principalmente costituito da un enorme stoccaggio di fertilizzante a base di Nitrato di ammonio, NH4NO3, noto per poter esplodere in presenza di un innesco.

L'esplosione è stata devastante, circa 2000 tonnellate di Nitrato di Ammonio sono esplose causando un'onda d'urto che ha causato l'immediata condensazione dell'umidità ed espandendosi ha travolto ciò che incontrava sulla sua strada, spianando magazzini, case e palazzi per poi degradare negli effetti fino a frantumare i vetri a molti chilometri di distanza dall'epicentro.

Subito si è scatenata la ressa di persone che vi leggevano un attacco missilistico o una bomba termo-barica fino addirittura ad una bomba atomica tattica.

Insomma il solito circo di ignoranti che non sapendo nulla di ciò che è accaduto, invece di studiare si limitano ad inventare la prima cavolata che gli passa per due neuroni in croce che hanno.

 

Nel corso di questi anni, ho potuto vedere ed osservare video di molte esplosioni potenti, dall'Ucraina, con depositi enormi di munizioni esplosi, alle esplosioni causate dalle VBIED in Siria, alcune dei camion cassonati carichi di esplosivi, spesso anche Nitrato di ammonio.

La reazione immortalata nel video di cui ho parlato prima evidenzia la natura del disastro, l'unica ipotesi che si possa fare riguarda come il tutto sia iniziato quel giorno.

Le autorità hanno parlato di lavori a caldo in corso quel pomeriggio, lavori che causarono il principio di incendio, non sarebbe stato un problema, se vi fosse stato un sistema automatico antincendio, Sprinkler o a diluvio, sarebbe bastato ci fosse, non importa di che tipo, e l'incendio sarebbe stato spento.

Una squadra di vigili del fuoco risulta essere stata chiamata attorno alle 17 ma non riuscì a spegnere il fuoco, poi la prima esplosione e quanto ne è seguito.

Si è quindi trattato di un incidente o magari l'incendio è stato appiccato volutamente? Siamo certi che se non ci fossero testimoni diretti tra i sopravvissuti , non lo sapremo mai.

Ma la dinamica lascerebbe credere come probabile la natura incidentale dei fatti.

I lavori a caldo, specie in zone ad elevato rischio di incendio, con presenza di sostanze chimiche o plastiche, causano incidenti, esplosioni, incendi dall'esito spesso datale, in questo caso, disastroso.

Ho fiducia comunque che la grande serietà e senso di responsabilità che i leaders del movimento Hezbollah hanno da sempre dimostrato in questi anni, farà si che si faccia piena luce sui fatti e che le responsabilità politiche, che ci sono, siano attribuite.

Questi materiali, molto pericolosi, erano stoccati da anni in centro città, una scelta irresponsabile e del tutto dissennata o presa da persone inadeguate ed incapaci che magari ignoravano del tutto la pericolosità del materiale di cui stavano disponendo.

Alla crisi umanitaria , morti , migliaia di feriti e circa 300.000 cittadini con casa inagibile o distrutta o pesantemente danneggiata, si sono preso unite le manifestazioni di piazza organizzate dai soliti noti, e si è avuta la paradossale immagine di un Libano irresponsabile che si da alla follia della protesta senza alcun fine, con quella del Libano volenteroso e capace che si rimbocca le maniche e ripulisce la città dalle macerie.

I primi a servizio di potenze straniere, i secondi invece al servizio del popolo e del loro Paese.

Anche la stampa occidentale non ha mancato di farsi riconoscere, tentando di attribuire delle colpe ad Hezbollah, quando nemmeno avevano in gestione l'area portuale.

Inoltre dalle immagini, come spiegato, tenderei ad escludere la presenza di missili o munizioni in genere all'interno del magazzino esploso.

Al momento il governo libanese si è dimesso e l'esercito mantiene l'ordine in città, nonostante i tentativi dei manifestanti maidan-style.

L'esplosione di Beirut viene quindi sfruttata per aumentare la pressione internazionale sulle istituzioni libanesi, il gioco dei burattinai è chiaro, la prossima sentenza , probabilmente pilotata, sulla morte di Rafia Hariri  , potrebbe indicare Hezbollah come responsabile e questo ad un aumento della pressione internazionale per isolare il movimento che ha un seguito enorme nel paese e portare ad un colpo di stato pilotato per estrometterlo dalla gestione del potere, questo causerebbe inevitabilmente una guerra civile che sfocerebbe nell'intervento miliare esterno, con la solita scusa delle ragioni umanitarie, Israele invaderebbe da sud come nel 2006 pensando di riuscire dove fallì allora. La Francia vorrebbe una missione di occupazione del restante territorio libanese per impedire una possibile ingerenza siriana e trascinerebbe gli altri stati europei e la NATO all'occupazione e cancellazione di fatto della sovranità del Libano, questo nei loro progetti, ma hanno fatto i conti senza l'oste. Innanzitutto la Turchia, sta certamente continuando ad infiltrare agitatori e agenti nel Paese, vorrà prendersi la sua parte di bottino, Ankara in questi anni si è rivelata un abile destabilizzatore, Siria Libia, Somalia, sono solo alcuni esempi, tutti stanno pericolosamente sottovalutando poi il peso del sostegno che Hezbollah si è conquistato in questi anni, non solo nel Paese ma anche tra le fila dei militari stessi, ritengo che nel caso di una caduta nel caos delle istituzioni del Paese, il Partito di Dio, potrebbe essere chiamato ad un ruolo di guida direttamente, la formula della rappresentanza di tutte le componenti del Paese nel suo governo e Parlamento, non rispecchiano più il peso di queste parti nella società civile, potrebbe essere giunto il momento di cambiarle, lo vogliono fare dall'esterno le potenze straniere per estromettere chi no sono in grado di controllare attraverso la corruzione, potrebbe invece compierlo la componente che ha il maggior peso politico e militare.

Se la scelta dovesse essere tra il caos e il dominio straniero in stile coloniale o di occupazione come per il Golan siriano, allora auspicherei che le sorti del Libano venissero prese dall'unica formazione che abbia il seguito e le capacità di guidarlo, anche nel quadro di precise alleanze strategiche regionali e nel rispetto delle minoranze religiose, il partito di Hezbollah sotto la guida saggia del suo segretario generale Hasan Nasr Allah.

Le forze straniere stanno insomma aprendo un altro vaso di Pandora, senza nulla avere imparato dal passato, e senza calcolare che i loro piani possano, per la legge dell'eterogenesi dei fini, sfociare in un risultato diametralmente opposto a quanto si prefiggano. Esattamente come per la Siria, che al posto di crollare sotto il peso della guerra, ha trovato la forza di resistere e sovvertire le sorti del conflitto, anche il Libano potrebbe rappresentare una piacevole sorpresa per le potenze sioniste e coloniali.

Naturalmente in questo quadro di difficoltà, le potenze occidentali mantengono ben saldo il regime sanzionatorio sui paesi che non si piegano al loro volere.

La seconda ipotesi riguarda la tenuta delle istituzioni libanesi.

In questo caso occorre evitare il ricorso immediato al voto, che sarebbe inficiato dall'emotività in quanto troppo vicino ad un evento tanto shoccante.

Il Libano deve darsi un nuovo governo, evitando di ripresentare personaggi compromessi con le passate gestioni.

Proprio in quest'ottica, lo stesso “Partito di Dio” potrebbe prendere le redini del governo e guidarlo nella ricostruzione. Ma dubito molto che le altre formazioni premetterebbero mai di trovare un accordo in Parlamento per sostenere questo governo, molti partiti sono in realtà asserviti alle monarchie del golfo e non potrebbero mai acconsentire ad un governo a guida sciita.

È un cammino irto e difficile quello che questo paese deve percorrere, un percorso disseminato di trappole ed inganni posti in essere dai nemici della pace e della stabilità, ma è una terra ed un popolo che ha visto tante tragedie in passato, il loro paese occupato dai vicini sionisti e le sue città devastate dalla guerra, eppure è tornato bello e prospero e ora troverà la forza di rialzarsi e tornare meglio di prima.

 

Bielorussia

Fin dai giorni che precedevano il voto bielorusso, tenutosi nelle giornate tra il 5 ed il 9 agosto, è apparso immediatamente che si preparasse qualcosa di nuovo.

Il Presidente Lukashenko è immediatamente tornato ad essere indicato come dittatore, mentre quando si incontrava con Pompeo era divenuto il Presidente bielorusso.

Comunque poco male, ma l'insistenza nel presentare una candidata senza ne arte ne parte, come una speranza di rinnovamento nel Paese davvero non trova ragione d'essere nei fatti.

Il marito è un blogger che ha una certa fama in Bielorussia, ma i suoi servizi sono un cumulo di populismi e denunce sulla cattiva gestione immobiliare e via dicendo, una sorta di brutta copia del già brutto Navalny in Russia.

I media occidentali hanno esaltato la presenza di qualche migliaio di sostenitori in piazza come se rappresentassero tutto il Paese, ma non è affatto così.

Sentendo amici con famiglia bielorussa, ho potuto accertarmi del fatto che in effetti del malcontento nel Paese c'era ma più che altro per la mancata prevenzione del rischio COVID-19 che il Presidente ha sempre preso alla leggera e minimizzato, ma che, a sentire le persone che ci vivono, la percezione era che le vittime ci fossero e di sicuro più di quelle dichiarate.

Lukashenko quest'anno, quindi, non godeva certo della popolarità delle scorse elezioni, ma la totale assenza di candidati anche solo minimamente credibili, gli ha garantito una netta vittoria.

Un giornalista russo ha commentato con una frase che rende bene l'idea: I Bielorussi non sono folli, non è che voterebbero chiunque basta che non si chiami Lukashenko”

E ha effettivamente ragione.

Sviatlana Tsikhanouskaya, beniamina dei media occidentali, è del tutto conosciuta nel Paese, con l'esperienza lavorativa di modesta insegnante di lingue, lavoro nobilissim, ma che ben poca esperienza offre nella conoscienza necessaria per gestire un Paese.

Mai occupatasi di politica, pretendeva di essere eletta alla Presidenza.

Viene oltretutto da chiedersi come si sia mantenuta in questi mesi di campagna elettorale e chi abbia fornito i fondi necessari alla campagna elettorale, si perchè costano e molto.

Il voto comunque ha garantito un solido supporto al Presidente uscente oggi rieletto, con quasi l'80% di voti, in leggero calo, Lukashenko ha vinto le elezioni mentre la sua “maggiore sfidante” si è attestata poco sopra il 10%.

La  Tsikhanouskaya prima del voto ha denunciato il clima intimidatorio nei suoi confronti, dichiarando di avere ricevuto minacce, mi domando in quale paese un candidato alle elezioni presidenziali non ne riceva.

Ha inviato i figli all'estero come mossa di propaganda, presso i nonni ha dichiarato, e poi dopo il voto perso, anche lei ha abbandonato il Paese recandosi in Lituania, ha insomma preso un impegno con i suoi elettori per poi abbandonarli a se stessi e fuggire, e ci domandamo, con quali soldi?

Ho visto alcuni video del marito , uno in cui agenti di polizia gli chiedevano i documenti e lui, non solo si rifiutava di darli ma parlava  ad alta voce in continuazione, rivolgendosi agli agenti in modo brusco e quasi violento, mentre loro con grande calma mediavano con un collaboratore del blogger.

Mi chiedo se la stessa sceneggiata l'avesse fatta davanti alla richiesta di uno sceriffo in Texas o Arizona come si sarebbe evoluta la situazione, ma anche senza andare oltreoceano, se l'avesse inscenata di fronte ad un agente della Gendarmeria francese.

Arrivimo al dopo voto.

Le ingerenze estere si palesano.

Ricorderete la storia dei 20 agenti privati della Wagner, o almeno indicati come tali, arrestati a Minsk, bene credo sinceramente che si trattasse di una messa in scena per la campagna elettorale e pure in pieno accordo con il Presidente russo Putin, mentre a caderci in pieno, sono stati i media occidentali che hanno esaltato le inesistenti crisi tra i due paesi vicini.

Comprendiamoci, attriti tra i due ce ne sono di certo, per ragioni di convenienza dei due differenti paesi, ma non a livello personale. Discutono ma un accordo lo trovano, e poi di certo la Russia avrà valutato bene che un Lukashenko che conosci sia meglio di un angelo che non conosci affatto.

Ma le manifestazioni che sono state organizzate nella capitale, per lo più, sono il frutto di un copione già letto e ripescato dal 2014, piazza Maidan a Kiev.

I disordini sono sempre ben coordinati, e anche le immagini che vengono riprese ci ricordano l'Ucraina.

Da Donetck, grazie al sempre eccellente Vittorio Nicola Rangeloni, abbiamo appreso come molti agitatori siano stati inseriti in Bielorussia proprio dalle fila dei gruppi neonazisti ucraini.

La morbosa attenzione agli eventi della Polonia della Lituania e della tremendamente russofoba Lettonia, ci suggeriscon le ingerenze anche dei loro servizi segreti nell'organizzazione di questi tumulti.

I nostri media ci presentano gli eventi come una pesante repressione da parte del governo, ma è realmente così?

Ho potuto vedere molti spezzoni di queste manifestazioni, ma la gestione di questi da parte delle forze di sicurezza, se paragonata a ciò che abbiamo visto in grecia, e più di recente in Francia con i Gilet Jaunes o ancor più di recente in USA con le violenze delle manifestazioni del BLM e la repressione di queste da parte delle forze di sicurezza USA che hanno imposto in molte città il coprifuoco, posso dire senza tema di smentita che in Bielorussia sia in atto una repressione all'acqua di rose.

C'è stata una vittima per un incidente stradale, e son già di meno rispetto alle vittime in Francia ad esempio, dove ricordo che gli agenti di polizia sparassero proiettili di metallo rivestito in gomma sulla faccia dei manifestanti, accecandone molti, a centinaia.

Tralasciamo i golpe avvenuti in Sudamerica, la Bolivia ci dimostra come le stragi del popolo che protesta contro un colpo di stato, gradito all'occidente, siano sempre passate in secondo piano dai nostri media e subito dimenticate, e che mai nessun parli di sanzionare la golpista Anez, che ancora non ha fissato la data del nuovo voto.

Le misure messe in atto dal governo per contrastare le organizzazioni legate agli stati esteri sono state finora eccellenti, prendete ad esempio la notizia del volo dell'aereo presidenziale che a detta dei media aveva portato all'estero la famiglia del Presidente, mai mossasi dalla residenza, questo ha fatto pensare ai capi che Lukashenko temesse per la tenuta del governo e li ha fatti uscire allo scoperto, in tal modo la polizia ha potuto individuare i capi e porli in stato di fermo per accertamenti.

Chi sono i capi di queste organizzazioni, ad esempio ne sono stati individuati due che agiscono principalmente attraverso dei canali Telegram, piattaforma social, attraverso questi canali vengono passate le informazioni su dove riunirsi e che obbiettivi colpire, Nexta Live è il principale di questi canali e il giornalista Roman Protasevic lo gestisce assieme al altro redattore Stepan Putila.

Protasevic fu già arrestato nel 2012, è un professionista dell'organizzazione di gruppi di opposizione, in passato ha lavorato all'estero, indovinate dove? In Polonia e in Lettonia, strano vero? Il primo agosto, ad otto giorni dall'inzio dei tumulti si trovava a Varsavia, a fare cosa? Riceveva le istruzioni? i soldi? Si perchè di soldi ne occorrono e molti, Maidan lo insegna, per ogni azione distruttiva c'era un prezziario preciso e senza soldi quella piazza non si sarebbe mai riempita.

L'altro redattore Putila ha indicato sul suo profilo FB la propria residenza presso Varsavia, in passato ha anche lavorato per un canale satellitare polacco rivolto ai bielorussi.

I servizi segreti polacchi furono sempre indicati come pesantemente coinvolti anche nell'organizzare i manifestanti in Ucraina e addirittura di aver addestrato i gruppi paramilitari di ispirazione neonazista.

Due giorni fa è stato individuato e arrestato un facinoroso che si occupava di pagare i manifestanti in piazza, pedinato a lungo è stato poi arrestato, in tasca gli hanno trovato circa 10.000 dollari in contanti per i quali non ha saputo fornire spiegazione.

Altri coordinatori sono stati individuati al 17° piano dell'albergo di lusso Belarus, da dove coordinavano i loro sottoposti e le manifestazioni.

In questo scenario appaiono davvero comiche le dichiarazioni di Polonia, Lituania e Lettonia che hanno presentato un loro piano per risolvere la crisi in Bielorussia, liberando i loro agenti, pardon i manifestanti arrestati e avviando un dialogo con la società civile, in caso di fallimento minacciano sanzioni economiche. Ogni commento è superfluo.

Pompeo seretario di stato USA, come un disco rotto, parla di sanzioni economiche da appioppare anche alla Bielorussia.

Hanno insomma tentato una spallata, per ora gli è andata male, ma non credo si perdano d'animo e torneranno alla carica.

Le sanzioni contro la Bielorussia, intanto, spingeranno il Paese a rafforzare ancora di più i legami con la Russia, e spero fino al giorno della riunificazione nella federazione come è giusto che sia."

 

 

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