Set 15, 2020 21:32 Europe/Rome
  • Il rapporto di Li Meng Yan che dimostra l'origine artificiale del Coronavirus

L’aveva annunciato in diretta pochi giorni fa, intervistata nel talk show britannico Loose Women, sul canale ITV: “Il virus è frutto di una manipolazione da laboratorio”.

Un’accusa durissima per il governo cinese, anche se molti, nella comunità scientifica internazionale, definiscono indifendibile la tesi che Covid 19 non sia nato in natura. E qualcuno è arrivato addirittura a sollevare dubbi sul passato della virologa cinese Li Meng Yan, sul suo ruolo all’Università di Hong Kong, e sulle sue ricerche a Wuhan. Quello che difficilmente può essere messo in dubbio è la sua denuncia su una sorta di omertà delle autorità cinesi: Yan venne avvisata da un collega di una trasmissione del virus da uomo a uomo il 31 dicembre, e raccoltane conferma sul campo, avvisò le autorità il 16 gennaio, ricevendone l’ordine di stare zitta e calma. Più oscura la sua defezione, il 28 aprile, direttamente con un volo verso gli Stati Uniti, secondo alcuni, con una tappa a Taiwan secondo altri. Quel che è certo è che ora la dottoressa vive in una località segreta degli Stati Uniti, sotto protezione. In televisione aveva promesso delle prove alle sue affermazione. E il 14 settembre un documento ha cominciato a fornirle. Diciamo subito che è impossibile per un comune giornalista o lettore valutarle, per l’estrema tecnicità della questione. Depone a suo favore, a nostro avviso, la prudenza che accompagna le tesi del documento: si parla di “probabilità”, e ci sono molti punti di domanda. Ma sul cuore della questione, il documento – firmato insieme con altri tre colleghi cinesi – è categorico: “Sars-CoV-2 mostra caratteristiche biologiche inconciliabili con un virus naturale, trasmesso da animali all’uomo”. Perché? La sequenza del genoma di Covid 19 dimostrerebbe una estrema somiglianza con i coronavirus individuati nei pipistrelli le 2015 e 2017 e custoditi nei laboratori militari e scientifici cinesi. Una somiglianza nel “nucleotide level and amino acid level” tale da autorizzare il sospetto che siano stati usati quale base per un nuovo virus da laboratorio. In più la proteina S, la “spike protein that determines host specifity and viral infectivity contains a cleavage site that is completely absent in coronavirus found in nature, which strongly suggest it has been inserted artificially using lab techniques”. Altro che mercato di Wuhan, se le cose stanno così. Intanto il documento sollecita un’inchiesta indipendente sulla questione: non è ancora, probabilmente, la “smoking gun” delle accuse a Pechino, ma certo alimenterà le polemiche, e, speriamo, un’inchiesta davvero indipendente.

 

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