Set 28, 2020 21:19 Europe/Rome
  • Libia: Onu, mai cosi alte le possibilità di dialogo

Il rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite in Libia Stephanie Williams ha dichiarato che al momento le chances per stabilire un dialogo tra le parti in conflitto sono "più alte che mai".

Stephanie Williams, rappresentante speciale facente funzione del Segretario generale per Libia, nutre fiducia sullo sviluppo del negoziato fra le parti in Libia. La Williams, che di recente ha visitato il quartier generale dell’Operazione EUNAVFOR MED Irini a Roma ed incontrato il ministro degli Esteri italiano Di Maio, ringraziando l'Italia per il supporto, ha svelato a Sputnik i piani per stabilire il dialogo intralibico, ha raccontato dei tentativi di far uscire le parti dallo stallo politico e del ruolo di paesi terzi nel lavoro sulla soluzione del conflitto e del processo di espulsione di mercenari e miliziani stranieri. — Cosa si aspetta dai tentativi di trovare una soluzione politica in Libia e come valuta la situazione attuale tra i protagonisti? — Abbiamo ricevuto le assicurazioni dalle parti in conflitto, secondo le quali esse stanno cercando una soluzione politica al conflitto, e non militare. Inoltre, questa volontà deve provenire dagli stessi libici e non dalle parti terzi, anche se si tratta dell'ONU e della comunità internazionale. Solo i libici stessi possono assumersi le responsabilità per la creazione del futuro politico del loro paese: sviluppare e adottare roadmap, elaborare accordi che vanno implementati. Nessuno può obbligarli a fare la pace. Inoltre, è necessario istituire un dialogo con quelle parti in conflitto che non sono ancora incluse nell'accordo politico. Bisogna affermare, che le chances per stabilire un adeguato processo del dialogo hanno acquisito le nuove dinamiche dopo che il 21 agosto il capo del Consiglio presidenziale (Tripoli) Fayez al-Sarraj e il presidente della Camera dei rappresentanti (Tobruk) Aguila Saleh Issa hanno contemporaneamente annunciato il cessate il fuoco. E' un segno molto importante che dimostra che i libici sono finalmente pronti per fare colloqui e scendere a compromessi. Le trattative in Marocco sono una prova di tutto ciò. — Potrebbero i seri problemi economici, che complicano in maniera seria la vita della popolazione, rivelarsi un ostacolo alla soluzione politica? — La Libia è un paese che detiene un grande potenziale nel piano economico. Le azioni chiare e concordate dei protagonisti in conformità con la roadmap devono migliorare in maniera significativa il tenore di vita della popolazione: nel caso di crescita di interazione e miglioramento della situazione economica nel Paese, la popolazione riceverà le merci mancanti. In questo caso, il miglioramento della situazione economica non può che contribuire all'avanzamento del processo negoziale. Vi ricordo che dopo la Conferenza di Berlino, i binari economici e politici sono stati completamente separati. — Cosa sarebbe più vantaggioso per la Libia: la formazione del Consiglio presidenziale e il prolungamento del periodo di transizione oppure l'organizzazione del referendum in conformità con la Costituzione e poi delle elezioni presidenziali e parlamentari dirette? — L'unica via d'uscita da questa situazione è il dialogo e i compromessi. E noi presentiamo ai libici tale opportunità: tutti i gruppi negoziali internazionali hanno il compito di aiutare alle parti di determinare le aree di priorità nel condurre il dialogo. Al momento molti libici esortano coloro che partecipano al dialogo politico di abbandonare il campo, assumere un impegno di non candidarsi e non occupare carichi alti nel periodo di transizione. Ritengo che questo principio meriti il sostegno da parte dell'ONU. — Può darsi che la presenza dei mercenari stranieri in Libia sia il problema più complicato del conflitto. Esiste un meccanismo che permetta di espellerli dal territorio libico? — La discussione della sorte dei mercenari e delle forze straniere in Libia è uno dei punti nel dialogo della Commissione militare congiunta (5+5). Stando agli accordi adottati, dopo il cessate il fuoco i mercenari devono lasciare il paese entro 90 giorni successivi sotto il controllo dell'ONU. Speriamo che tali misure, come l'embargo delle armi alla Libia, verranno implementate appieno. — Come valuta l'influenza dei paesi vicini al proseguimento del conflitto in Libia? Chi di loro potrebbe svolgere il ruolo chiave nella soluzione del conflitto? — Mi ero recata recentemente in un numero degli stati limitrofi alla Libia: Egitto, Tunisia, Algeria, Marocco. In ciascuna delle capitali nordafricane hanno assicurato che sostengono esclusivamente la soluzione politica del conflitto. La medesima posizione è sostenuta dai vicini paesi europei. E' molto importante, a mio avviso. Spero che tutti i paesi vicini della Libia nella regione sosterranno gli sforzi dell'ONU nel Paese per garantire la pace e la sicurezza. La guerra in Libia Dopo il rovesciamento e l'assassinio del leader libico Muammar Gheddafi nel 2011, la Libia ha praticamente smesso di essere governato come stato unitario. Il parlamento eletto dal popolo si trova ad est ed è sostenuto dal maresciallo dell'Esercito Nazionale Libico Khalifa Haftar, mentre a ovest, nella capitale Tripoli, il Governo di Accordo Nazionale Fayez al-Sarraj si è formato con il sostegno delle Nazioni Unite e dell'Unione Europea. Le autorità della parte orientale del paese operano indipendentemente da Tripoli e cooperano con l'esercito nazionale libico di Khalifa Haftar. Lo scorso 21 agosto i due esecutivi libici hanno reso noto di aver raggiunto un'intesa per un cessate il fuoco. Nonostante ciò, nel paese è proseguito il flusso di armi ed armamenti, con entrambi le parti in conflitto che si accusano accusano gli di ricevere uomini, armi ed equipaggiamento dall'estero.

 

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