Nov 22, 2020 17:25 Europe/Rome
  •  USA 2020: Trump e la sua ultima mossa del cavallo … pazzo

- Potrebbe essere una delle sue mosse più disperate per interferire e sovvertire il risultato del voto popolare del 3 novembre quella che si appresta a fare oggi il Presidente uscente USA Donald Trump.

Mentre il suo avvocato personale, Rudolph Giuliani, teneva una conferenza stampa surreale, risoltasi in una giaculatoria di falsità, tra la tintura dei capelli che le colava in viso, il volto stravolto dalla rabbia, e le cospirazioni che svolazzavano tra giornalisti ammassati con gli occhi tra lo stralunato e il divertito, il Presidente, compiendo quello che il ‘New York Times’ definisce come ‘il passo straordinario’, ha contattato direttamente i legislatori dello Stato del Michigan –governato da repubblicani-, precisamente Mike Shirkey, leader della maggioranza del Senato dello Stato, e Lee Chatfield, presidente della Michigan House, per invitarli alla Casa Bianca oggi. Non è ufficiale di cosa si discuterà nell’incontro, ma lo Stato si prepara a certificare l’elezione di Joe Biden, e, secondo gli osservatori, l’obiettivo di quella che viene definita dall’autorevole quotidiano newyorkese ‘una notevole intrusione nella politica statale e locale’, sarebbe, secondo «alcuni membri del team di Trump» convincerli a mettere in pratica una «teoria legalmente dubbiasecondocui le legislazioni ‘amiche’», cioè gli Stati dove i parlamenti sono controllati dai repubblicani, «potrebbero, in determinati scenari», soprattutto se i funzionari elettorali statali fossero in ritardo sulla certificazione dei risultati elettorali, e la strategia dei legali di Trump è stata proprio quella di impiantare tante anche piccole cause proprio per ritardare la certificazione del voto, «sovvertire il voto popolare e inviare le proprie delegazioni pro-Trump al Collegio elettorale».

Non sembrano essere molti quelli disposti a credere che gli Stati decisivi in sede di Collegio elettorale possano decidere per una tale operazione, che rischierebbe di alienare loro l’opinione pubblica nazionale e internazionale con tutte le conseguenze del caso, e però si sostiene che già prima delle elezioni, la campagna di Trump stesse valutando la possibilità di chiedere ad alcune delle 29 legislature statali con maggioranza repubblicana, responsabili di un totale di 300 voti elettorali, di discostarsi dalla prassi corrente nella scelta dei delegati del Collegio elettorale, ovveroignorare il voto popolare.


Operazione azzardata, ma tecnicamente è possibile. E questo potrebbe essere il colpo finale con il quale Trump prova salvarsi la pelle politica e affondare la democrazia americana, o almeno l’idea che in Occidente c’è di questo Paese.

La richiesta di Trump sarebbe che quei Parlamenti«selezionassero gli elettori di Trump e ordinassero loro di votare per il Presidente,indipendentemente dal candidato che gli elettori degli Stati effettivamente hanno scelto», spiegaAustin Sarat, docente di giurisprudenza Jurisprudence e scienze politiche al Amherst College.


Una situazione simile si è sfiorata nel 2000, quando la maggioranza repubblicana nel Parlamento della Florida ha affermato di possedere ‘ampia autorità per allocare i voti elettorali della Florida’, ed è stata sul punto di farlo, ricorda Sarat.

Se è vero che un Presidente scelto in questo modo dai legislatori statali si troverebbe con «messa in discussione la sua legittimità -e anche i legislatori avrebbero probabilmente affrontato l’ira del pubblico», l’operazione è permessa, e dunque dal punto di vista legislativo assolutamente regolare,dall’Articolo II della Costituzione degli Stati Uniti.


Questo articolo, che regola il funzionamento del Collegio elettorale, recita che: «Ciascuno Stato nominerà, nel modo che la legislatura stessa può decidere, un numero di Elettori, uguale al numero intero di Senatori e Rappresentanti a cui lo Stato può avere diritto al Congresso», lasciando di fatto ai parlamenti locali la possibilità di decidere liberamente come scegliere i grandi elettori da inviare al Collegio elettorale. E’ la democrazia rappresentativa.

Sarat si richiama alla storia. Nei primi anni di vita degli USA, «alcuni legislatori non si sono preoccupati di coinvolgere i propri cittadini nella scelta del Presidente. Quando George Washington fu eletto per la prima volta, nel 1788, i legislatori di Connecticut, Delaware, Georgia, New Jersey e Carolina del Sud nominarono elettori direttamente senza un voto popolare.

La legislatura dello Stato di New York non ha nemmeno scelto gli elettori perché i legislatori non potevano risolvere la divisione tra le sue due camere, che erano controllate da partiti diversi. Le prime numerose elezioni presidenziali hanno seguito uno schema misto, con alcuni Stati che hanno utilizzato le elezioni popolari per definire la scelta degli elettori, mentre altri hanno lasciato tale scelta esclusivamente alle loro legislature. Mentre i partiti politici cercavano di ottenere vantaggi, gli Stati cambiavano spesso i loro sistemi.

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