Gen 16, 2021 11:26 Europe/Rome
  • 'Aggressive factoring' come arma in mano alla intelligence economica

La guerra economica è quel tipo di conflitto contraddistinto pienamente ed unitariamente da finalità al contempo geoeconomiche e geostrategiche.

Un’arte complessa che non sfugge completamente agli aspetti geoculturali, dei quali i servizi di intelligence economica di una nazione pretendono di padroneggiare.

Un aspetto imprescindibile della guerra economica è l’intelligence economica e, nei precedenti articoli che ho scritto sull'argomento, ho richiamato l’attenzione sul rapporto direttamente proporzionale tra finalità e armi impiegate nella guerra economica dalla intelligence economica.

Se, dunque, il mondo post-bipolarismo non è più un unico scacchiere dove solo due giocatori muovono di volta in volta le loro pedine la sfida cruciale per gli Stati è di riuscire a ottenere vantaggi competitivi nel mercato globale per l’affermazione del proprio potere.

Il potere è una sorta di energia sociale e, all’espressione di un potere forte, corrisponde una capacità più o meno grande di condizionare gli obiettivi e le modalità d’azione degli altri attori sociali.

Tuttavia, come un conflitto militare non può essere intrapreso senza un opportuno armamento anche l’economic warfare necessita di uno specifico equipaggiamento.

In virtù di ciò, è possibile individuare un quadro delle tipiche armi “soffocanti per l’avversario”, le armi offensive della guerra economica, ossia: il sabotaggio, l'importazione, il libero scambio, i fondi sovrani e l'aggressive factoring.

Un approfondimento particolare deve rivolgersi verso l'aggressive factoring, con riferimento al quale alcuni esempi si prestano ad essere illuminanti di come possa divenire un’arma letale se focalizzato e concentrato su imprese strategiche e decisive per l'asset nazionale di un Paese.

In primo luogo occorre definire caratteristiche e natura del factoring.

Questo è un modello contrattuale piuttosto recente, utilizzato dagli operatori economici per il finanziamento alle imprese in relazione a particolare esigenze non codificate dal legislatore.

Il factoring consiste nell'acquisto da parte del factor dei crediti non ancora esigibili che le imprese, solitamente venditrici di beni, vantano nei confronti della clientela; tale acquisto avviene in forza di una convenzione per la quale l'imprenditore creditore si obbliga a cedere al factor tutti suoi crediti, presenti e futuri, derivati o derivanti dall’esercizio dell’impresa.

Il factor cessionario acquista i crediti di norma pro soluto, salvo patto contrario.

Il factor svolge una funzione di gestione in quanto amministra i crediti curandone la riscossione anche ricorrendo alla esecuzione forzata; svolge, inoltre, una funzione di finanziamento in quanto anticipa all'impresa l'importo dei crediti acquistati, finanziando l'impresa stessa attraverso un'atipica operazione di sconto; svolge, infine, una funzione di assicurazione in quanto di regola il factor acquista il credito pro soluto assumendo il rischio della insolvenza del debitore.

Orbene, tra le varie armi della guerra economica in mano all'intelligence economica vi è, indubbiamente, l'aggressive factoring.

Di recente è emerso a seguito di diversi servizi giornalistici come l'attività di aggressive factoring  sia stata portata avanti nei confronti degli ospedali italiani e, in particolare, di quelli calabresi, mettendo in serie difficoltà la sanità nazionale circostanza che, se non fosse stato per l'emergenza sanitaria causata dalla pandemia, forse neppure sarebbe emersa in modo pienamente visibile.

Prima di questi servizi giornalistici se si fosse parlato del factoring in termini di “arma” nell'ambito della guerra economica probabilmente non si sarebbe stati presi sul serio; eppure è stato dimostrato come l'aggressive factoring sia utilizzato per condizionare l'efficienza delle strutture pubbliche regionali.

Tutto parte dalle società di factoring che, come detto, acquistano dai privati a prezzi ridotti i crediti verso la sanità.

Il sistema è, ben inteso, legale poiché la prima colpa è dello Stato Italiano, il quale è in ritardo con i pagamenti alle proprie aziende fornitrici, ritardo che si qualifica spesso di molti anni.

Gli ospedali calabresi, in particolare, sono fatiscenti con risorse umane ridotte e strutture al collasso e hanno una forte necessità di ammodernamento nei locali nonchè un forte bisogno di nuovo personale.

Le aziende sanitarie pubbliche pagano con molto ritardo le aziende private le quali, per non fallire, si rivolgono così alle società di factoring cedendo il proprio credito.

Le società specializzate tuttavia comprano il credito con almeno il 25% in meno (che un domani prenderanno comunque dall'azienda sanitaria) e hanno un guadagno dell'8% per cento annuo di interessi per il ritardo di pagamento.

Solo per la Regione Liguria, sono stati buttati a causa del ritardo dei pagamenti del pubblico al privato, oltre 2 milioni di euro, mentre in Calabria invece il conto non è nemmeno quantificabile.

A fare profitto sul debito della sanità calabrese oggi e sul ritardo patologico delle aziende sanitarie del sud c'è anche la 'ndrangheta, come dimostrato da recenti servizi giornalistici nonché dalle relazioni parlamentari in tema di contrasto alle organizzazioni mafiose.

C'è un business infatti che interessa i crediti delle società private che lavorano con gli ospedali pubblici, in particolare, calabresi.

Dopo aver cercati i crediti, il broker trasferisce i titoli ad una banca finanziaria che a sua volta li trasforma in titoli finanziari (bond) da collocare sul mercato finanziario in cui gli investitori di tutto il mondo possono acquistarli.

E il bond venduto da chi ha acquistato il credito da una società calabrese può fruttare anche fino al 6%.

Un business senza alcun rischio perchè le aziende pubbliche non falliranno mai in quanto dietro di loro c'è lo Stato e dunque i soldi e il credito, primo o poi, verrà saldato.

Questo esempio dimostra come l'aggressive factoring sia un'arma efficace per condizionare sia enti pubblici che aziende private, anche se fino ad oggi non abbia trovato una diffusa applicazione nell'ambito della geopolitica.

Infatti, se nel caso riportato si fai riferimento all'“attaccato” subito da strutture sanitarie pubbliche dall'altro rileva che tale “arma” ben potrebbe trovare applicazione nei confronti di aziende strategiche o ad esse collegate per condizionarne efficienza o strategia.

Del resto non tutti gli Stati si trovano nella condizione di poter adeguatamente apprezzare la rilevanza dell'aggressive factoring come arma a disposizione dell'intelligence economica

In tale ottica, gli stati‐nazione possono essere divisi per qualità  in cardinali, mutevoli e fissi.

Gli attori cardinali, i quali esercitano energia diretta a concretizzare un’azione geopolitica, posseggono una visione chiara di ciò che vogliono ottenere e agiscono con determinazione per il raggiungimento dell’obiettivo.

Si tratta di attori iniziatori capaci di trasformare l’interesse nazionale in azioni tangibili allo scopo di tenere in pugno il proprio destino e, essendo la loro azione largamente diretta verso l’esterno, sono sensibilmente condizionati dal teatro regionale nel quale le proprie politiche estere si inquadrano e, disponendo di una lucida visione delle aspirazioni nazionali, sono avvezzi al pensiero strategico.

Gli attori mutevoli sono adattabili, flessibili, versatili ed avvezzi a periodici cambiamenti nel proprio orientamento geopolitico, sono in grado di affrontare le varie contingenze internazionali ritrattando la propria posizione ufficiale, rinnegando i paesi amici e creando nuove alleanze funzionali alle circostanze del momento senza grossi patemi d’animo; tuttavia, essendo incapaci di prefiggersi obiettivi nel lungo periodo, corrono il rischio di farsi sballottare a destra e a manca al solo sospiro delle grandi potenze mondiali.

Gli attori fissi sono soliti insistere nella ristrutturazione di quanto già esiste, sforzandosi di implementare ed efficientare lo status quo; non amano affatto i mutamenti geopolitici e resistono in modo coriaceo a tutto ciò che è nuovo – dunque ignoto e pericoloso – e hanno grosse difficoltà ad abbandonare la linea guida adottata da tempo in politica estera, la loro natura votata alla prudenza, spinge queste nazioni ad adottare un classico atteggiamento conservativo.

L’Iran è certamente un attore cardinale, capace di imporre nuove agende politiche e geoeconomiche nell’ôikos globale, nonchè la malizia e la dinamicità per ricorrere all'aggressive factoring per realizzare la propria strategia in campo geopolitico.

Gli articoli pubblicati fino ad oggi hanno messo in evidenza l’importanza della geo-economia, della guerra e dell’intelligence economiche come nuove chiavi di lettura per comprendere appieno la natura e le dinamiche del sistema internazionale contemporaneo.

L'aggressive factoring può, quindi, rappresentare uno strumento adeguato nell'ambito della guerra economica a disposizione dell'intelligence economica, affinchè un sistema-Paese salvaguardi il proprio benessere economico-sociale in un contesto altamente dinamico e competitivo, adottando tutte le misure necessarie per tutelare il suo patrimonio economico dalle minacce che potrebbero interessarlo.

Avv. Fabio Loscerbo

 

 

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