Gen 22, 2021 09:30 Europe/Rome
  • Usa, Biden: cambiamenti non sono in vista

... in alcune commissioni del Senato andavano in scena le prime udienze dei candidati a entrare nel nuovo gabinetto democratico.

WASHINGTON - Mentre il neo-presidente americano Biden si preparava a prestare giuramento e a tenere il suo discorso per celebrare il rinnovamento democratico degli Stati Uniti dopo l’era Trump, in alcune commissioni del Senato andavano in scena le prime udienze dei candidati a entrare nel nuovo gabinetto democratico. Durante le discussioni sono subito apparse chiare le linee di continuità tra le due amministrazioni attorno alle principali questioni di politica estera. La testimonianza più rilevante è stata probabilmente quella del prossimo segretario di Stato, Anthony Blinken, che ha confermato senza equivoci come l’attitudine del nuovo inquilino della Casa Bianca davanti alle sfide rappresentate da paesi come Cina, Russia e Iran cambierà tutt’al più solo nei dettagli rispetto al suo predecessore.

Blinken ha risposto martedì alle domande dei senatori della commissione Esteri. Nella stessa giornata, i candidati alla guida del Pentagono e alla direzione dell’Intelligence Nazionale, rispettivamente il generale in pensione Lloyd Austin e l’ex numero due della CIA Avril Haines, si sono presentati invece ai membri delle commissioni per le Forze Armate e i Servizi Segreti. Come previsto dalla Costituzione, una volta ottenuta l’approvazione nelle apposite commissioni, i nominati dal presidente dovranno essere confermati nei loro incarichi da un voto dell’aula.

Malgrado lo scontro politico in atto a Washington, ci sono pochi dubbi che Blinken, Austin e Haines, così come quasi tutti gli altri aspiranti a una posizione nel gabinetto Biden, incasseranno un appoggio sostanzialmente bipartisan. D’altra parte, salvo alcune sfumature che riguardano più che altro aspetti formali, le scelte della nuova amministrazione seguiranno gli stessi principi degli ultimi quatto anni, a conferma che a guidare la politica estera sono fattori oggettivi condivisi da praticamente tutta la classe dirigente americana.

Elemento comune a tutte e tre le audizioni citate è stata la “minaccia” della Cina e le strategie che Biden intende attuare per contenerne la crescita e, eventualmente, optare per un confronto militare. Alle sollecitazioni dei senatori di entrambi i partiti, Blinken ha replicato ammettendo di ritenere che “Trump fosse nel giusto nell’adottare un approccio duro nei confronti della Cina”.

Le distanze da Trump sono trascurabili e in buona parte formali per Blinken, il quale ha detto di essere “molto in disaccordo con le iniziative [anti-cinesi] prese in vari ambiti”, ma “i principi base” a cui si è ispirata l’amministrazione repubblicana erano “corretti” e saranno perciò “utili” alla politica estera di Biden. Viste le premesse, non è stata una sorpresa che Blinken abbia sposato in maniera esplicita tutte le accuse ultra-provocatorie e spesso senza fondamento contro la Cina rivolte da Trump e dal suo segretario di Stato, Mike Pompeo: dalle presunte responsabilità sulla diffusione del Coronavirus al “genocidio” della minoranza musulmana uigura nella regione dello Xinjiang.

Dello stesso tono sono state anche le parole della candidata alla guida dell’ufficio dell’Intelligence Nazionale. Avril Haines ha definito la Cina il “principale rivale strategico” degli Stati Uniti, nonché “una sfida per la nostra sicurezza, la nostra prosperità e i nostri valori”. Per questa ragione, la Haines è favorevole a una condotta “aggressiva” verso Pechino, in particolare “più aggressiva” rispetto a quella evidenziata dagli USA durante l’amministrazione Obama.

Ancora più interessante è stato lo scambio di battute tra Blinken e i senatori della commissione Esteri del Senato sull’argomento Iran, soprattutto per le aspettative alimentate da Biden circa il possibile ritorno di Washington nell’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA). Da mesi si parla di una qualche distensione con l’ingresso dell’ex vice di Obama alla Casa Bianca, ma allo stesso tempo erano subito emersi non pochi ostacoli all’ipotesi di un ritorno puro e semplice alla situazione precedente l’uscita di Trump dall’accordo nel maggio 2018.

Queste difficoltà le ha confermate in pieno la testimonianza di Blinken. Le sue dichiarazioni hanno anche chiarito come le ragioni di un possibile mancato dialogo dipendano dalle posizioni che la nuova amministrazione americana intende assumere e non da quelle di Teheran. Se i propositi di Biden si scontrano effettivamente con le scelte fatte da Trump, l’obiettivo di piegare la Repubblica Islamica, neutralizzandone le capacità difensive e cercando di favorire uno sganciamento dagli alleati della “resistenza sciita” in Medio Oriente, appare sostanzialmente identico.

SEGUE

 

Potete seguirci sui seguenti Social Media:
Instagram: @parstodayitaliano
Whatsapp: +9809035065504, gruppo Notizie scelte
Twitter: RadioItaliaIRIB
Youtube: Redazione italiana
VK: Redazione-Italiana Irib
E il sito: Urmedium

Tag