Mar 01, 2021 22:21 Europe/Rome
  • Compie 90 anni l’uomo che voleva riformare l’Urss

Primo e ultimo presidente di un Paese che non c’è più da tre decenni, l’Unione sovietica, Michail Gorbaciov compie domani 90 anni.

Affaticato dalla malattia, ma sempre pronto a spendersi nel nome del dialogo internazionale e della collaborazione che può e deve portare nuovi orizzonti di pace. E’ il suo mantra. Michail Sergeevic, nato il 2 marzo 1931 da una famiglia di agricoltori nel Sud della Russia, è stato l’uomo del dialogo e della ricerca di compromessi, sia in patria che sulla scena internazionale. Per questo il padre della perestrojka e della glasnost’, il leader sovietico che permise l’abbattimento del Muro di Berlino, ha conquistato le opinioni pubbliche mondiali, ma ha deluso molti concittadini. Sia quelli che lo vedevano come incapace di vere riforme, troppo legato al Partito comunista e all’idea che potesse essere rinnovato dall’interno assieme al patto federale tra le repubbliche sovietiche. Sia quelli che lo considerano il boia dell’Urss e pensano abbia svenduto la grande potenza, cedendo alle lusinghe di un Occidente che ha promesso e poi non ha mantenuto, come nel caso dell’allargamento della Nato verso Est.Eletto nel marzo del 1985 Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito, Giorbaciov lancia un processo di riforme – diventato noto come ‘Perestrojka’, la ricostruzione – che trasforma radicalmente la società sovietica e le dinamiche politiche. Anche l’immagine del Paese. L’Urss per la prima volta ha una First Lady, l’amata moglie Raisa, conosciuta ai tempi della scuola e madre dell’unica figlia dei Gorbaciov (Irina). Elegante, sempre a fianco del marito, l’esatto contrario delle consorti dei segretari generali del Pcus che l’avevano preceduta. Raisa muore poi all’età di 67 anni, stroncata dalla leucemia.Il nuovo corso di Gorbaciov fa sperare, e poi delude, i cittadini sovietici. E fa scattare enormi cambiamenti nei rapporti internazionali, passando dalla contrapposizione al dialogo con l’Occidente. Senza la perestrojka non sarebbero stati firmati i primi, fondamentali trattati per la riduzione degli armamenti, senza la perestrojka difficilmente si sarebbe arrivati in tempi così brevi alla caduta del Muro di Berlino nel 1989.Ma la fine della Guerra fredda accelera meccanismi disgreganti in Urss e quando il Congresso dei rappresentanti del popolo elegge Gorbaciov Presidente dell’Unione Sovietica, il 15 marzo 1990, l’impero comunista è già un gigante pronto a crollare. Nel 1990 arriva il premio Nobel per la Pace per il ruolo di riformatore di statura mondiale. Ma di lì a poco più di un anno, agosto 1991, il golpe tentato da un gruppo di conservatori del Pcus mette fuori gioco il presidente sovietico e consacra la leadership di Boris Elltsin. Gorbaciov è fuori dalla politica e il 25 dicembre 1991 si dimette, sancendo la fine dell’Urss. Proprio per evitare questo epilogo si era spinto verso successive aperture nella società, nell’economia, nella politica.Nemico giurato di Eltsin, l’ex leader sovietico accolse con grande favore l’arrivo di Vladimir Putin al Cremlino nel 2000. L’entusiasmo si è sopito con gli anni e con la svolta conservatrice del presidente russo, ma non c’è stata una rottura. Oggi il portavoce di Putin ha fatto sapere che “il presidente non mancherà di fare gli auguri a Michail Sergeevic”.

 

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