Apr 10, 2021 21:08 Europe/Rome
  • No, non è stato il pangolino: cosa ha fatto scoppiare il Covid

Fare chiarezza sui due scenari più probabili tra i quattro esposti nell’ultimo report sull’origine del Sars-CoV-2 realizzato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). Ovvero: il salto di specie diretto dagli animali agli esseri umani o indiretto mediante l’azione di un ospite intermedio.

In ogni caso, i ricercatori sembrano piuttosto convinti che la pandemia di Covid sia partita in seguito a una zoonosi, evento che negli ultimi anni è avvenuto più volte, per altri virus, e con fin troppa facilità. L’animale x è stato individuato. Non c’è ancora la certezza matematica, ma tutti i riflettori sono puntati sul pipistrello, in particolare la specie denominata Rhinolophus affinis, portatrice di un coronavirus, il RaTg13, parente strettissimo del Sars-CoV-2. I due virus condividono un genoma identico per il 96.2%. Attenzione: anche se un valore del genere potrebbe suggerire una somiglianza pressoché assoluta tra i due patogeni, in realtà non è affatto così. Ci sono anni e anni di mutazioni di differenza, e questo solleva ulteriori dubbi in merito alle origini del “demone invisibile” rilevato ufficialmente per la prima volta a Wuhan nel dicembre 2019. Quando è avvenuta la prima trasmissione animale-uomo? Il dilemma del mercato di Huanan Più che sull’origine temporale – al momento un’utopia accertarla con esattezza – i ricercatori si stanno concentrando su quella spaziale. C’è un indizio che non ha convinto il team Oms spedito a indagare in quel di Wuhan. Per quale motivo il mercato ittico di Huanan, quello che fino a poco tempo fa si riteneva essere il ground zero della pandemia, ha assunto un ruolo così rilevante all’interno della vicenda? Risposta: perché i primi contagiati, o almeno un discreto numero di essi (venditori di animali, addetti o semplici clienti), aveva legami con questo luogo. Inizialmente era dunque apparso naturale connettere la pandemia al Seafood Market. In un secondo momento, la spiegazione si è arricchita di nuovi particolari. È altamente probabile che il mercato ittico di Huanan non sia stato il cosiddetto ground zero della pandemia, ma soltanto un sito all’interno del quale sarebbe avvenuto un “contagio di massa” per via di condizioni favorevoli (contatto uomo-animali/alimenti infetti, condizioni igieniche non proprio ottimali, affollamento di persone). Se, allora, il mercato ittico di Huanan potrebbe essere soltanto la punta dell’iceberg, dove e che cosa bisogna indagare? L’Oms è stata chiara: prendendo per buona l’ipotesi della zoonosi – al momento, come detto, la più probabile – è utile effettuare “studi di tracciamento dettagliati della catena di approvvigionamento del mercato di Huanan (e di altri mercati a Wuhan)”. Le prime analisi avrebbero già fornito alcuni indizi credibili da seguire. Secondo quanto riferito da National Public Radio, gli allevamenti di bestiame diffusi nel sud-est asiatico potrebbero essere collegati ai primi casi umani. Peter Daszak, ecologo che ha fatto parte del team investigativo dell’Oms inviato in Cina, ha osservato che le molte fattorie che avevano a che fare con la fauna selvatica erano solite rifornire i venditori presenti nel mercato di Wuhan e in altri siti simili. La Cina ha chiuso fattorie del genere nel febbraio 2020, poche settimane dopo lo scoppio della pandemia. Che il virus abbia raggiunto lo Hubei passando dai pipistrelli a qualche animale allevato in cattività (istrici, zibetti, pangolini), per poi essere finito in qualche banchetto del mercato ittico di Huanan? Nel frattempo, molte delle fattorie che allevano animali destinati a pellicce o medicina tradizionale, non sono ancora state chiuse.

 

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