Apr 26, 2021 14:58 Europe/Rome

KIEV - Poco dopo l'una del mattino del 26 aprile 1986 il reattore numero quattro nella centrale di Chernobyl, in Ucraina, esplose.

L'incidente sprigiono' una potenza equivalente a 500 bombe atomiche, come quella sganciata su Hiroshima.

La nube tossica causo' la morte immediata di 31 persone e l'evacuazione di 400 mila persone dall'area, ma tutto il mondo fu terrorizzato. Negli anni la catastrofe ha causato migliaia di tumori, coinvolgendo circa 8,4 milioni di persone tra Ucraina, Bielorussia e Russia. Le cause dell'incidente, che l'Urss tento' di insabbiare, sono da attribuire a errori tecnici, cattiva gestione, problemi relativi all'impianto.

A 35 anni di distanza le conseguenze di quella catastrofe restano. Il materiale radioattivo non e' mai stato rimosso e le radiazioni, che continuano a disperdersi nell'ambiente, uccidono ancora oggi.

In occasione di questo anniversario, sarà inaugurata, di fronte all'edificio in cui si trovavano gli uffici amministrativi della centrale, una statua dedicata ad Oleksandr Lelechenko, vice responsabile dei sistemi elettrici dell'impianto dal 1979, che nella notte fra il 25 e il 26 aprile di 35 anni fa, subito dopo l'esplosione, intervenne per pompare fuori manualmente dalla turbina bloccata liquido contaminato, lavorando con l'acqua radioattiva alle ginocchia. Con la sua azione, ha impedito che l'incendio di estendesse ad altre unità.

L'intera Zona di esclusione che si estende per un raggio di trenta chilometri intorno alla centrale, a un centinaio di chilometri a nord di Kiev, dovrebbe essere inclusa, nelle intenzioni del governo, nel sito riconosciuto dall'Unesco. Insieme alla stazione radar costruita negli anni Settanta di Duga.

Con i suoi edifici vuoti, la città fantasma di Pripyat, dove un tempo vivevano in 50mila, la natura selvaggia che ha ripreso piede (quest'anno è stata segnalata la presenza anche di cavalli allo stato brado). Con le case di paesini di cui nessuno conosce il nome e che nessun turista visita, dove ogni anno gli ex abitanti, grazie a permessi speciali delle autorità ucraine, si recano per portare fiori sulle tombe dei loro parenti o ai piedi di monumenti eretti in epoca sovietica per gli eroi della grande guerra patriottica.

 

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