May 12, 2021 18:48 Europe/Rome
  • Russia: Putin denuncia il Trattato sui Cieli Aperti

(Pars Today Italian) –– Il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, ha presentato alla Camera Bassa del Parlamento del Paese, l’11 maggio, un disegno di legge che denuncia il Trattato sui Cieli Aperti per via del ritiro unilaterale degli Stati Uniti.

Tuttavia, secondo quanto riportato dalla stampa russa, Mosca sarebbe pronta a tornare ad applicare le disposizioni del documento se l’amministrazione presidenziale di Joe Biden, presidente degli Stati Uniti, intende, a sua volta, rinnovare la sua partecipazione all’accordo.

 

Il primo vice-presidente della Commissione per la Difesa del Paese, Alexander Sherin, ha affermato, lo stesso giorno, di sostenere la decisione del presidente russo. Il Trattato riveste una grande importanza e svolge un ruolo chiave nella sicurezza globale solo se entrambi i Paesi, Russia e Stati Uniti, ne fanno parte, ha riferito Sherin. Quando Washington ha abbandonato l’accordo, il 22 novembre 2020, ha sovvertito gli equilibri internazionali, impedendo alla Russia di sorvolare il territorio statunitense per monitorare obbiettivi specificati all’interno del Trattato. Sherin ha proseguito chiarendo che, dato che Mosca non gode più di tale diritto, nemmeno Washington dovrebbe avere la possibilità di svolgere tali manovre.

 

Nonostante ciò, la denuncia russa al Trattato non è irreversibile perché, prima che entri ufficialmente in vigore, dovrà passare attraverso ulteriori fasi di lettura e approvazione. Inoltre, la Russia non ha fatto intendere di essere completamente irremovibile circa il suo ritiro dal Trattato. Nello specifico, il Cremlino ha chiarito che qualora l’amministrazione presidenziale di Biden decidesse di rientrare nel Trattato sui Cieli Aperti, Mosca annullerebbe la denuncia. Tuttavia, i deputati russi hanno chiarito che, in tal caso, sarà opportuno analizzare le prospettive del Trattato. È importante sottolineare che, in precedenza, il 5 maggio, il governo russo aveva concordato di presentare alla Duma di Stato, anche nota come Camera Bassa, la proposta di denuncia del suddetto Trattato.

 

La Casa Bianca, il 7 aprile, ha invitato la Russia a rispettare le disposizioni del Trattato, spiegando che non è ancora stata presa ufficialmente una decisione sulla futura partecipazione statunitense al patto. Tuttavia, gli USA hanno sottolineato che un team di esperti sta analizzando attivamente la questione per valutare l’eventuale rientro nel patto ma che “la continua inosservanza russa delle norme previste” è uno dei fattori che svolgerà un ruolo chiave sulla decisione finale. In precedenza, il 15 gennaio 2020, il Ministero degli Esteri russo aveva annunciato l’intenzione di ritirare il Paese dal Trattato, invitando Washington a chiarire quanto prima la propria posizione in merito al Trattato.

 

Gli Stati Uniti si sono ritirati dal Trattato sui Cieli Aperti il 22 novembre 2020 sotto l’amministrazione presidenziale dell’ex capo di Stato degli USA, Donald Trump. Tale decisione ha avuto concrete ripercussioni nel quadro della cooperazione militare internazionale e sugli equilibri mondiali, mettendo a rischio i due concetti alla base del documento, quali la fiducia e la sicurezza globale. L’intesa è stata sottoscritta, il 24 marzo 1992, a Helsinki ma è entrata in vigore 12 anni dopo, il primo gennaio 2002, quando è stato ratificato da tutte le parti. La maggior parte dei 34 Paesi che hanno aderito al documento sono europei, come la Francia, la Germania, l’Italia, ma anche il Canada. Le disposizioni del Trattato consentono ai Paesi membri di effettuare voli di ricognizione sui rispettivi territori con apparecchiature di osservazione certificate, come telecamere ottiche e infrarosse, ma anche radar a vista laterale. L’accordo, inoltre, impone un limite alla capacità hardware, ma nonostante sia inferiore alle attrezzature di intelligence militare e ai migliori satelliti spia, supera ancora ciò che può essere acquistato sul mercato commerciale aperto della fotografia satellitare.

 

Il vantaggio principale del Trattato sui Cieli Aperti è che tutti i voli sono condotti apertamente e servono a incrementare la fiducia tra le parti dell’accordo. A tal fine, è previsto che un ufficiale locale salga a bordo dell’aeromobile che arriva nel Paese in cui deve volare per garantire che l’intero processo di fotografia avvenga secondo un itinerario concordato e in conformità con le disposizioni del patto. Ogni Stato ha la propria quota di volo sui propri vicini. Ad esempio, la Russia, come gli Stati Uniti, ha diritto a 42 voli all’anno. Uno dei fattori che, a detta degli osservatori internazionali, avrebbe spinto Washington a ritirarsi dal Trattato sono le “violazioni delle disposizioni” da parte di Mosca. Nello specifico, in più occasioni gli Stati Uniti hanno contestato il fatto che la Russia applicasse in modo “selettivo” l’intesa. Dal canto suo, la Federazione si è resa disponibile per discutere delle preoccupazioni dei partner in una serie di formati di piccoli gruppi ai margini della commissione consultiva Open Skies, specificando, però, che tale format sarà possibile solo dopo che gli Stati Uniti avranno ufficialmente deciso di rientrare nel Trattato.

 

Infine, gli esperti russi hanno affermato che se Washington decide di annullare la decisione di Trump, potrebbe riscontrare una serie di difficoltà tecniche quando riprenderà l’attività di monitoraggio sia per l’età sia per la difficoltà a reperire regolarmente i ricambi per riparare i mezzi. Tali affermazioni sono giustificate dal fatto che gli Stati Uniti, da quasi 30 anni, hanno sempre utilizzato due velivoli OC-135B, ovvero la versione aggiornata dei Boeing C-135 Stratolifter. Nelle sue operazioni di ripresa e monitoraggio, la Russia impiega i Tu-214ON, aerei moderni e di ultima generazione. Sono dotati di attrezzature più avanzate sia rispetto ai Tu-154M-LK1 e An-30V, i modelli che il Paese ha impiegato fino al 2010, sia rispetto quelli statunitensi. Grazie alla tecnologia con cui sono stati sviluppati, le riprese avvengono anche a infrarossi.

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