Lug 22, 2021 05:08 Europe/Rome
  • Washington Post: Macron, Prodi e gli altri sono nella lista eccellente nella rete di Pegasus

NEW YORK (Pars Today Italian) - Nel giro di tre giorni, cioè da quando il Washington Post e altre 15 testate internazionali hanno rivelato sulle loro pagine il risultato di una indagine congiunta, la lista delle personalità politiche controllate dal software sionista  Pegasus è diventata lunghissima.

Dalla Francia all'Italia, passando dal Sudafrica e dal Pakistan fino al Messico, emerge un elenco di 50mila numeri di telefono attraverso il quale gli analisti e i giornalisti titolari dell'inchiesta sono potuti risalire all'identità di circa 180 reporter; e con il passare dei giorni si stanno aggiungendo nuovi nomi appartenenti anche ad attivisti, difensori per i diritti umani ma, soprattutto, appunto, capi di Stato e di governo. Macron, Prodi, il presidente del Sudafrica Cyril Ramaphosa, quello del Messico Obrador e  iracheno Baram Salih, i primi ministri di Pakistan, Egitto e Marocco e persino del re del Marocco, Muhammad IV: un lungo elenco che getta allarme a livello mondiale e riapre in modo dirompente la questione della cybersicurezza. Perlomeno, mette sul tavolo il problema dell'utilizzo che viene fatto di questi software, nati per combattere il terrorismo e proteggere gli stati dai cyber attacchi. Ed è su questo che oggi insiste il governo sionista. Pegasus è stato sviluppato dalla società sionista  Nso Group.

Secondo il Guardian (che fa parte delle testate internazionali che hanno condotto l'inchiesta), sarebbe stato il governo del Rwanda a far inserire nella lista il numero del presidente sudafricano Ramaphosa, ma questo fatto da solo non basta a confermare che lo smartphone sia stato hackerato, come gli analisti tengono a precisare. Bisognerebbe analizzare l'apparecchio per individuare la presenza dello spyware, che permette di estrarre numeri di telefono, messaggi privati, foto e video. 

Tra le personalità spiate, dicevamo, ci sarebbe anche Romano Prodi, come riporta il Washington Post. Il nome dell'ex premier italiano rientra nel gruppo degli oltre 10mila contatti che sarebbero stati usati per lo più dall'intelligence del Marocco contro avversari e contro la rivale Algeria. Tra essi anche l'attuale presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, Macron, il re del Marocco e persone dello staff del direttore generale dell'Organizzazione mondiale della sanità, Tedros Adhanom Ghebreyesus.

Uno scandalo. Che ricorda il caso 'Echelon', l'occhio che spiava ogni movimento, parola, pensiero. Era la fine degli anni '90, quando i giornali di tutto il mondo rivelarono una rete di spionaggio costruita in piena guerra fredda da Usa, Gran Bretagna, Australia, Canada e Nuova Zelanda; basi top secret in tre continenti in grado di intercettare tutte le conversazioni, i fax, le e-mail e i telex in tutto il mondo, Europa e Italia comprese; potentissimi computer che utilizzavano l'intelligenza artificiale per estrarre dai miliardi di parole "qualsiasi" quelle ritenute interessanti. 

Il "network di sorveglianza globale noto con il nome Echelon" conquistò i titoli dei giornali grazie a un "rapporto del Parlamento europeo" e il caso cominciò a montare. Esposti alla magistratura per sapere se la rete di intercettazioni avesse avuto un ruolo nel mistero di Ustica e nel caso Moro, indagini delle procure di Roma e Milano per capire se l'attività di spionaggio fosse legale, istruttoria del Comitato parlamentare sui servizi segreti, interessamento anche del garante della privacy, che allora era Stefano Rodotà. Soggetti istituzionali, che spiegavano di essere stati incitati a occuparsi di Echelon "per la gravità di quanto i mass media denunciano". L'ipotesi dei trattati bilaterali segreti era in realtà l'unica a poter spiegare il mistero per cui nessuno dei 15 Paesi dell'Unione europea, sapendo di essere spiato, abbia mai denunciato pubblicamente Echelon e chiesto spiegazioni agli Stati Uniti. La verità non è mai venuta fuori. Mai si è saputo con certezza se Echelon sia esistito (e ancora esista) o se sia stato una fantasia di scrittori, giornalisti e attivisti politici. "Su Echelon non ci sono mai state smentite, nemmeno ufficiose. Né da parte degli Stati Uniti né da parte della Gran Bretagna. Perché questi paesi non hanno mai smentito una notizia così grave?" disse l'allora presidente del Comitato sui servizi segreti, Franco Frattini. La 'non smentita', per lui, doveva già bastare come prova. Ma questa forse è un'altra storia. Che val la pena di ricordare. 

 

 

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