Set 28, 2021 07:18 Europe/Rome
  • Germania: fine di un'era

Berlino - Con le elezioni federali del fine settimana si è ufficialmente chiusa ...

in Germania la lunghissima era della cancelliera Merkel. Ciò che seguirà resta per il momento tutt’altro che chiaro, ma il dato che è emerso in base ai risultati non ancora definitivi è la tendenza alla disintegrazione anche a Berlino del sistema politico tradizionale, anche se, almeno per il momento, decisamente meno marcata rispetto ad altri paesi occidentali.

Le opzioni per la prossima coalizione di governo restano aperte, con i Socialdemocratici (SPD) in vantaggio sui Cristiano Democratici e sui Cristiano Sociali (CDU/CSU) che hanno fatto segnare la peggiore prestazione dal dopoguerra a oggi. I mesi precedenti il voto avevano registrato un’estrema volatilità, con la SPD che ancora prima dell’estate sembrava destinata a subire un’altra umiliazione dagli elettori.

In tre mesi circa c’è stato invece un recupero di dieci punti percentuali che ha permesso al principale partito di centro-sinistra tedesco di salire al 25,7%, che, pur essendo tutt’altro che entusiasmante in prospettiva storica, è di oltre cinque punti percentuali superiore al risultato del 2017. Il partito della Merkel e il gemello bavarese (CSU) sono invece scesi a poco più del 24%, pagando, tra l’altro, una leadership poco convincente come quella del premier del “Land” Renania Settentironale-Vestfalia, Armin Laschet, impegnato a tracciare una linea politica simile a quella della cancelliera ma totalmente privo di carisma e protagonista di ripetute gaffes durante la campagna elettorale.

Sull’esito del voto tedesco hanno agito svariati fattori, non da ultimo un certo logorio della soluzione della “Grosse Koalition” degli ultimi otto anni a guida cristiano-democratica. Una molto limitata inclinazione progressista ostentata dal candidato socialdemocratico alla cancelleria, il ministro delle Finanze Olaf Scholz, ha inoltre contribuito a dare una qualche spinta alla SPD. Un risultato, quello di quest’ultimo partito, che è appunto anche il prodotto di una ricerca di buona parte dell’elettorato di politiche di sinistra, confermato dalla migliore performance di sempre dei Verdi (14,8%). Allo stesso tempo, però, il Partito della Sinistra (“Die Linke”) rischia di non raggiungere nemmeno la soglia di sbarramento del 5%.

Il flop è da ricondurre in parte alla campagna di discredito a cui il partito è stato sottoposto in campagna elettorale, visto che rimaneva una lontana possibilità di un suo ingresso al governo con SPD e Verdi. Più ancora, “Die Linke” sembra avere scontato la partecipazione ad alcuni governi regionali dove negli ultimi anni sono state implementate politiche apertamente neo-liberiste.

Da segnalare c’è anche l’arretramento dell’estrema destra dell’Alternativa per la Germania (AfD), che, scesa a poco più del 10%, resta comunque una forza pericolosa con cui fare i conti. Oltre che dalle questioni di leadership o di programmi economici, i risultati del voto e i nuovi equilibri che ne usciranno dipendono in buona parte dal riassestamento delle posizioni della classe dirigente e del business tedesco in un frangente caratterizzato da un lato dall’uscita di scena della Merkel e dall’altro dalle scosse in atto a livello internazionale che richiedono un profondo ripensamento delle strategie e della posizione della Germania a livello globale.

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